Fenomenologia di Mario Occhiuto (di Pasquale Rossi): il sindaco onnipotente

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di Pasquale Rossi

RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE

La parabola del sindaco Occhiuto appartiene, a pieno titolo, a questa temperie culturale e politica nella quale ha vinto Trump e vincerà, tra poco, Grillo.

A Cosenza ha stravinto, da poco, proprio il miglior Masaniello calabrese che -pur facendo parte dell’establishment perché è stato un imprenditore e il presidente di un ordine professionale per più lustri- ha avuto l’abilità di farsi passare e percepire come “uno di noi”: una persona normale, oberata di debiti, una persona fuori dal sistema che mai si era occupata di politica.

Facendosi passare, per cinque lunghi anni, solo come “uno di noi”, un libero professionista prestato alla politica conquistando, pezzo per pezzo e clientela per clientela, un apparentemente piccolo, ma pervasivo, potere.

SECONDA PUNTATA

OCCHIUTO ONNIPOTENTE E L’OPPOSIZIONE: ADDOMESTICATA O BASTONATA

Un potere che ha conquistato, anche, con un iniziale, e ingannevole, low profile, parlando di architettura e di bellezza, citando Dickens in articoli scritti da chissà chi, ma tessendo una sempre più fitta trama di potere.

L’architetto Mario Occhiuto ha instaurato, ormai più di cinque anni or sono, un potere mediocre e modesto come la sua provenienza sociale, grigio come la sua confusa cultura, ma metastatico, che ha, subdolamente e pervicacemente, contagiato quasi tutte le cellule della città, anche quelle che avrebbero dovuto essere le più lontane, da un punto di vista politico e culturale.

Basti pensare all’arrendevolezza dimostrata nei confronti di questo morbo occhiutesco da parte di quei sedicenti, e sempiterni, antagonisti che, alla spicciolata, sono giunti alla sua corte per un tozzo di concerto, per qualche spicciolo di rappresentazione teatrale, per un assaggio di mostra con degustazione, per la presentazione di un libro o di un film.

Per non parlare dei cosiddetti intellettuali che, se si escludono rarissime eccezioni, non hanno detto una sola parola a proposito delle nefandezze perpetrate dal nostro modesto uomo di potere.

casteNessuno che abbia mosso neanche una critica: tutti zitti, i sedicenti intellettuali di sinistra che sono in sonno da più di cinque anni tanto che non si è sentito nessuno di loro, ad esclusione di una o due persone, criticare l’orrendo, e tecnicamente sbagliato, restauro oltre che l’uso improprio, da discoteca, del Castello Svevo.

Nessuno che abbia detto che il progetto di Piazza Fera era inconcepibile da un punto di vista urbanistico, insostenibile da un punto di vista economico e inguardabile da un punto di vista estetico.

Nessuno che abbia avanzato un dubbio sul gusto delle cosiddette opere d’arte di cui Occhiuto ha disseminato la città. Nessuno che, in questi anni, abbia osato dire che la stagione teatrale del Rendano era di infimo livello, affidata, prima, ad una ex modella-velina, tale Isabel Russinova e, poi, ad una società privata.

Nessuno che abbia detto e scritto che la città, nelle mani di Occhiuto, si stava trasformando in una perenne e volgare discoteca con annesse griglierie e lounge bar per aperitivini. Non hanno detto nulla nei primi cinque lunghi anni, non hanno detto nulla neanche durante la campagna elettorale e, ora che ha stravinto, sono ancor di più afoni, egemonizzati e succubi della subcultura occhiutesca.

Occhiuto è stato capace di costruire un grigio potere che ha permeato e ammorbato tutta la società cosentina, ha involgarito gli animi, ha abbassato il livello politico e culturale della città: basti vedere e, soprattutto, sentir parlare lui e i suoi accoliti per cogliere la totale assenza di spessore culturale, umano e, persino, di art de vivre che li contraddistingue.

Un piccolo potere, pervasivo è vero, ma un potere piccolo e grigio che Occhiuto ha esercitato conformemente alla posizione da petit bourgeois finalmente conquistata. Come tutti i parvenus, in un primo tempo ha usato il potere con qualche timidezza, poi con sempre maggiore sicurezza, fino a farlo, negli ultimi anni, con volgare arroganza.

Ora che ha stravinto non sopporta più neanche le poche critiche che gli si rivolgono, al punto che grida al complotto ordito contro di lui dalla Rai regionale che si è permessa di intervistare un esperto che ha un’opinione diversa dalla sua e che ha mostrato, per mezzo di due servizi televisivi, le condizioni di sfacelo in cui si trova il centro storico della città della quale è sindaco.

Non sopporta nemmeno che una giornalista documenti, sul suo giornale, le condizioni di degrado e di abbandono che si registrano nella maggior parte dei quartieri. Un delirio di onnipotenza che gli deriva dalla convinzione di essere intoccabile, al di sopra di tutto e di tutti, perché è stato eletto, o meglio unto, con il 60% dei voti della ggente.

jollyVi ricorda qualcuno? Il delirio di onnipotenza arriva a fargli dire, in un’intervista pubblicata sabato mattina, che cambierebbe idea sulla Metropolitana leggera a patto che gli lascino costruire, al posto del ex Jolly, il suo amatissimo Museo di Alarico. Un ricatto vero e proprio ai danni della Regione che non solo è proprietaria dell’immobile in questione, ma dovrebbe essere anche l’eventuale finanziatrice del ridicolo progetto di erezione di un Museo ad un barbaro che non ha lasciato alcuna traccia materiale di sé: se mi finanzi il Museo, ti faccio fare la Metropolitana che non volevo farti costruire.

Cosa vorrebbe esporre Occhiuto all’interno di questo Museo? Sette milioni di euro per qualche ricostruzione in video 3d e qualche totem tecnologico sul mito del re dei Goti? Una vera e propria ossessione, questa di Alarico.

Se Grillo ha detto di sé stesso e della sua ggente che sono barbari, vien fatto di pensare che Occhiuto si sia immedesimato in Alarico, quel re barbaro che, ai margini dell’Impero, dopo aver premuto violentemente sui confini romani, finalmente conquista Roma saccheggiandola e mettendola a ferro e a fuoco con le sue orde, con la sua ggente.

L’architetto auspica per sé stesso, ne sono sicuro, un finale migliore di quello del barbaro invasore del 410 d.C.

2 – (continua)