Fenomenologia di Mario Occhiuto (di Pasquale Rossi): il sindaco onnisciente

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di Pasquale Rossi

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

La parabola del sindaco Occhiuto appartiene, a pieno titolo, a questa temperie culturale e politica nella quale ha vinto Trump e vincerà, tra poco, Grillo.

A Cosenza ha stravinto, da poco, proprio il miglior Masaniello calabrese che -pur facendo parte dell’establishment perché è stato un imprenditore e il presidente di un ordine professionale per più lustri- ha avuto l’abilità di farsi passare e percepire come “uno di noi”: una persona normale, oberata di debiti, una persona fuori dal sistema che mai si era occupata di politica.

Facendosi passare, per cinque lunghi anni, solo come “uno di noi”, un libero professionista prestato alla politica conquistando, pezzo per pezzo e clientela per clientela, un apparentemente piccolo, ma pervasivo, potere.

L’architetto Mario Occhiuto ha instaurato, ormai più di cinque anni or sono, un potere mediocre e modesto come la sua provenienza sociale, grigio come la sua confusa cultura, ma metastatico, che ha, subdolamente e pervicacemente, contagiato quasi tutte le cellule della città, anche quelle che avrebbero dovuto essere le più lontane, da un punto di vista politico e culturale.

Basti pensare all’arrendevolezza dimostrata nei confronti di questo morbo occhiutesco da parte di quei sedicenti, e sempiterni, antagonisti che, alla spicciolata, sono giunti alla sua corte per un tozzo di concerto, per qualche spicciolo di rappresentazione teatrale, per un assaggio di mostra con degustazione, per la presentazione di un libro o di un film.

TERZA ED ULTIMA PUNTATA

OCCHIUTO ONNISCIENTE:ALARICO, PIAZZETTA TOSCANO E IL CENTRO STORICO

Occhiuto, ora che ha vinto di nuovo, non solo si sente onnipotente, ma, addirittura, onnisciente: risponde, piccato, persino agli accademici che gli contestano la inconsistenza scientifica della ricerca del tesoro di Alarico.

Risponde loro non solo facendo sfoggio di una cultura di risulta, con citazioni di libri non letti ed espressa in un italiano incerto, ma risponde, addirittura, scendendo nel merito della scienza antichistica. Un delirio di onniscienza.

Delirio che deve, però, accompagnarsi, a causa dell’incalzare degli avvenimenti, a continui tentativi di manipolazione dell’opinione pubblica come nel caso più recente del sequestro del sito archeologico di Piazzetta Toscano.

toscano2L’area di Piazzetta Toscano, lasciata in gran parte libera dopo il crollo di un palazzo avvenuto a causa di un bombardamento del 1943 era piuttosto estesa, circa 1.500 mq. Alla fine degli anni ’90, a seguito di un intervento di recupero e riqualificazione voluto dal Comune di Cosenza, è stato effettuato uno scavo archeologico a causa delle numerose presenze di muri antichi a vista nell’area.

Quello che è emerso dallo scavo è che, oltre alle strutture medioevali e post-medioevali sovrapposte, la maggior parte delle strutture antiche portate alla luce sia pertinente ad una importante “domus” (casa romana) articolata in diversi ambienti, alcuni dei quali di rappresentanza e quindi mosaicati, ed altri utilizzati come vani di servizio, alcuni dei quali adibiti alla conservazione delle derrate alimentari depositate in grossi recipienti.

L’impianto della “domus” è databile intorno alla fine del I secolo a.C. e sembra durare in vita fino, almeno, al IV secolo d.C. Le strutture, gli ambienti, i mosaici, gli intonaci dipinti sopra citati sono stati coperti da un’imbarazzante costruzione che si è ritenuto di voler sovrapporre alle antiche rovine. L’intenzione manifestata dall’Ente attuatore era, ovviamente, quella di preservarle, ma il risultato è, invece, incontrovertibile: una colata di cemento, ferro e vetro sull’intera area con inevitabili, e purtroppo irreversibili, inserzioni di cemento armato e di putrelle nei muri antichi.

L’incredibile costruzione è stata realizzata senza rispettare, come del resto quella del Castello Svevo, la regola della reversibilità di ogni intervento compiuto su un monumento antico. La costruzione, come è evidente, impedisce non solo la visione d’insieme del monumento, ma anche, a causa della prevedibile opacizzazione dei cristalli adoperati, ostacola la possibilità di apprezzare i dettagli degli ambienti antichi portati alla luce dallo scavo archeologico.

erbacciaIl luogo, nel corso degli ultimi cinque anni (lo dimostrano le centinaia di foto che si trovano sul web e le molte riprese televisive, anche di testate nazionali), è diventato un ricettacolo di immondizia, tane per topi, ricovero per cani e gatti, e inevitabilmente vi cresce, alta, l’erba e i vetri sono costantemente in pezzi. È evidente a chicchessia che questa impropria superfetazione in stile “decostruttivista” impedisce la visione d’insieme del monumento antico e ne rende difficile la manutenzione al punto che andrebbe rimossa al più presto.

Ciò non esime l’attuale sindaco dal fare la manutenzione, con l’autorizzazione ed il supporto tecnico-scientifico adeguato, ma toccava al Comune, che è proprietario dell’area, avere cura del luogo e non farlo degradare fino al punto di essere sequestrato dall’autorità giudiziaria.

La manutenzione, come dimostrano le centinaia di fotografie sul web e le riprese televisive di questi ultimi cinque anni, Occhiuto non l’ha fatta, ma, come sempre, dice che la responsabilità è di qualcun altro, non sua. Si accorge solo ora, nonostante le decine di denunce giornalistiche e televisive, che quel sito costituisce un problema e scrive veline, che i giornali gli pubblicano come articoli giornalistici, nelle quali sostiene che ha, in settimana, telefonato al progettista di questo capolavoro per farsi aiutare a ripensarlo. Dopo cinque anni di sindacatura?

crolloIn questi cinque anni Occhiuto ha avuto il tempo di pensare alle luminarie, ad Alarico, all’ascensore-missile del Castello, alle piazze e piazzette, al continuo rifacimento e disfacimento di marciapiedi, ai gigantoni di plastica etc. etc., ma non è riuscito a dedicare un minuto alla testimonianza monumentale più importante di Consentia romana?

La vicenda, non ancora conclusasi perché c’è un denunciato, di Piazzetta Toscano non è che uno dei tanti esempi della visione “estetistica” della città: un importante monumento antico che è diventato, negli ultimi cinque anni, un’emergenza igienico-sanitaria permanente, altro che Amministrazione comunale dedita alla tutela ed alla valorizzazione del proprio patrimonio culturale, altro che Cosenza capitale della cultura!

Sono certo che -invece di spendere 100.000 euro per una statua “orripilante” (Sgarbi dixit), invece di prevedere di spendere 7 mln. di euro per un Museo di Alarico che non conterrebbe nulla, invece di prevedere di spendere decine di migliaia di euro per la ricerca di un tesoro che non esiste- sarebbe compito di un sindaco manutenere, progettare e investire nei beni culturali che sono già alla luce: quelli abbandonati di Piazzetta Toscano, il comunale “Museo dei Brettii e degli Enotri” senza finanziamenti e gli edifici pericolanti del centro storico nel loro storico e pluristratificato complesso.

3 – (fine)