Ferdinando Aiello: dal comunismo al puttanesimo

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L’unica esperienza politica positiva che i compagni ricordano di Ferdinando Aiello è quella degli anni di militanza dentro Rifondazione Comunista. Gli anni dell’impegno sociale e della politica nella piazze, nei cortei, dentro le assemblee. Da quando ha iniziato a scalare i vertici della politica ha dismesso completamente ogni residuo di comunismo che albergava in lui. Perché c’è stato un tempo in cui Ferdinando credeva nel comunismo e per la sua affermazione lottava.

Per tanti anni è stato, anche da assessore di Palla Palla alla Provincia, un punto di riferimento per movimenti e compagni. E la sua gestione delle politiche sociali in quegli anni, va detto, è stata incisiva. Ha fatto un buon lavoro. Ma la bramosia di potere e la sicurezza di avere un posto in paradiso ha fatto sì che Ferdinando vendesse l’anima politica a quelli che per tanti anni ha contestato. Si è arreso al nemico. Che gli ha imposto di tagliare tutti i fili con il passato, e principalmente di liberarsi di tutte quelle figure “equivoche” che gli giravano attorno: comunisti, piddrizzuni, morti di fame, migranti, operai, disoccupati ed ex detenuti.

Ripercorriamo in due puntate la sua ascesa politica, partendo dall’anno in cui ha deciso, dopo il già avvenuto passaggio da Rifondazione a SEL, di diventare altro da quello che era.

Tutto risale al 2010. Anno di congressi Cgil e SEL. In quell’anno Ferdinando stava già intrallazzando con altri marpioni di SEL per addivenire ad un controllo totale del partito in Calabria e specie a Cosenza. Ma non avendo riferimenti importanti in città, da un punto di vista politico/elettorale, decise di coinvolgere in questo suo progetto l’allora segretario della Cgil di Cosenza Giovanni Donato (deceduto il 30 marzo 2015) con il quale stipulò un patto politico, neanche tanto segreto, tant’è che ne parlò a lungo la stampa locale, per impossessarsi del partito di Vendola in Calabria.

L’accordo prevedeva l’aiuto della Cgil alla “presa” di SEL da parte di Aiello. In cambio Donato avrebbe fatto carriera in Cgil o in politica. In cosa consisteva l’aiuto? L’allora segretario si era impegnato a “dirigere” la Cgil cosentina verso SEL, facendo aderire in massa dirigenti ed iscritti del sindacato al partito di Aiello. Cosa che avvenne, ma non solo. I “nuovi” dirigenti fecero iscrivere in massa parenti e amici al partito di Vendola per meglio controllare i congressi. Fase cruciale per portare il partito dove volevano loro, ed affermare la loro leadership.

I risultati dei congressi furono bulgari, c’erano più elettori che iscritti a votare. Dello strano caso dei congressi tarocco di SEL con gli iscritti a votare che spuntavano da ogni parte, quella volta, se ne interessò non solo la stampa locale, ma anche la stampa nazionale.

Dopo i congressi locali fu la volta di quelli nazionali: Donato parlò all’allora congresso di SEL. E Aiello fu ospite al congresso della Cgil a Rimini. Si scambiavano gli inviti. Un invito, a detta di molti, quello di Aiello a Rimini, che lo stesso ripagò pagando svariate cene per una trentina di persone. Chissà se gli scontrini sono stati vagliati dai magistrati di Rimborsopoli…

Si narra che oltre a queste luculliane cene ci fu anche un invito al night che stava sotto il famosissimo hotel Excelsior, dove alloggiavano molti dei partecipanti al congresso della Cgil, ad “approfittare” delle prestazioni osé fornite da donnine dai facili costumi. In quella occasione, non durante “le avventure” con le donnine dai facili costumi, ci fu il famoso incontro tra Aiello, Donato e Vendola, e il patto di scalare i vertici del partito in Calabria, fu sancito.

Alla faccia dell’autonomia della Cgil cosentina! Con questa mossicina Aiello si garantì, almeno in quel momento, il controllo del partito a Cosenza, città dove la sua presenza politica era sempre stata assente. Ferdinando sa bene che quella mossa gli servirà come trampolino di lancio verso altri lidi politici. Purtroppo Donato non ebbe il tempo di scalare anche lui qualcosa.

C’è da dire che a quei tempi il legame tra Donato e Aiello era ben visto da Guccione e da Mario Oliverio. Che avallarono l’operazione in attesa della “soluzione finale”.

(1 -continua)