Ferrovie della Calabria, l’imbarazzante silenzio dei sindacati venduti al potere di Lo Feudo

Avete sentito una sola parola dai sindacati confederali (e non) calabresi sulla vergogna del concorso per autisti delle Ferrovie della Calabria? Il silenzio regna sovrano. Del resto, lo sanno tutti che i sindacati hanno già stretto patti d’acciaio con il potentissimo Lo Feudo in tutti questi anni di direzione del boiardo. Il problema è che queste diatribe (contro i sindacati) non finiscono mai sui media, ovviamente compiacenti, e rimangono soltanto in una piccola nicchia di dissenso che non trova mai voce e viene “silenziata” senza problemi. E’ arrivato allora il momento di scoperchiare il pentolone.

Il deus ex machina della Cgil nel carrozzone delle Ferrovie della Calabria è Pino Rota, storico segretario cosentino della Filt, arrivato finanche al livello regionale. I maligni dicono che la sua è una parentopoli all’interno delle vecchie Calabro-Lucane. In primis furono i cognati, Fabio Staine (anche lui sindacalista della Filt) e Gianluigi Allevato, capo stazione a Pedace (paese d’origine di don Pino, come lo chiamano tutti, alternandolo col nomignolo “Pino quaranta”), seguiti da un cognato, un certo Mele, da un cugino e – da supporto – da un nipote, Andrea Martire, autista al Consorzio Autolinee e dal figlio Giovanni, attualmente in forza alla Scura. Al di là dei facili moralismi, la domanda è una sola e molto semplice: ma come fa Pino Rota a tutelare i diritti dei lavoratori in questa condizione generale?

Quanto a Cisl e Uil, il loro potere è stato sempre storicamente inferiore al dilagare della Cgil ma è fin troppo chiaro che anche in questo campo le connivenze fioccano. La Cisl, in particolare, è il sindacato di provenienza di Pino Belcastro, attuale sindaco di San Giovanni in Fiore in quota Oliverio, che ha “pilotato” decine di “picciotti” presilani nei generosi ranghi delle ex Calabro-Lucane. Quanto alla Uil, il privilegiato è senza dubbio Mario Litrenta, che ha piazzato il figlio in azienda (fa biglietti alla funivia di Lorica) addirittura con chiamata diretta stravolgendo la legge 148, quella del “cambiazienda”.

In quest’ultima sfornata di “autisti”, non ci sono nomi e cognomi che risalgono direttamente ai sindacalisti, tuttavia il loro imbarazzante silenzio davanti ad una protesta dilagante dei candidati, è il chiaro segnale di una connivenza decennale. Non infieriamo contro il signor Mario Pescatore (e il figlio Daniele, che invece nella sfornata c’è eccome), ormai eliminati a calci nel sedere anche dall’Usb, perché non ci piace sparare sulla Croce Rossa. Ma è del tutto evidente che anche i sindacati autonomi non si scostano di una virgola dal canovaccio dei confederali: tutti venduti appassionatamente.