Fincalabra, Mannarino non molla e sono guai per Palla Palla e il partito unico del potere

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Con la Dama nera in galera, Mario Oliverio non ha certo più il problema di Galdino Accroglianò da sistemare e potrebbe lasciare in santa pace il Presidente di Fincalabra amico di Jole Santelli.

Ed invece no!

Il 24 novembre, sul sito de  “L’OraSiamoNoi”, alle due di notte e dopo (verso le dodici) sul sito ufficiale della Regione Calabria, compare un comunicato della Giunta nel quale si legge: “Su proposta del presidente Mario Oliverio, a seguito delle dimissioni del presidente di “Arpacal” è stata nominata commissaria la dirigente regionale Francesca Gatto”.

*è stato deliberato di nominare come componenti del CdA di “Fincalabra” tre dirigenti regionali interni.

La notizia desta preoccupazione e particolare interesse.

Oliverio persevera nella sua azione spodestatrice dell’occupante la poltrona di Fincalabra.

Luca Mannarino
Luca Mannarino

Non dice apertamente che il presidente è stato mandato via, ma dall’interpretazione dello Statuto della Banca Regionale che recita: “la Giunta Regionale nomina tre componenti del C.d.A., tra cui il Presidente”, si ha modo di capire che Palla Palla è riuscito nel suo intento: ha dato spazio agli ordini di Madame Fifì, Nicola&C.: via Mannarino da Fincalabra.

Ma se non c’è niente di sicuro, sono solo impressioni. La delibera annunciata infatti non è stata ancora pubblicata.

Ma è il 26 novembre che Oliverio esce completamente allo scoperto: invia una letterina  elementare a Mannarino e al resto del C.d.A. ancora in carica.

Con questo atto, tra l’altro pubblicato in prima pagina dal giornale de iGreco (una botta al cerchio e un’altra al timpagno), si informava il destinatario cha la carica di presidente del C.d.A. era cessata in forza dell’art. 16, comma 2 dello Statuto della “Fincalabra S.p.A.”, perché lo stesso  dispone che “Se nel corso dell’esercizio vengono a mancare uno o più Amministratori si provvede alla loro sostituzione ed i Consiglieri così nominati restano in carica quanto il consiglio di cui sono entrati a far parte”.

fin

Quindi, Oliverio ha proceduto a dichiarare cessato dall’incarico Mannarino sul presupposto che applicando lo Statuto con la scadenza naturale degli altri due consiglieri nominati quattro anni fa anche lui sarebbe scaduto. Si è dimenticato, però, che ragionando così, ad ogni decadenza di un consigliere di amministrazione, cadrebbe l’intero consiglio.

Così come si è scordato che Mannarino è stato nominato nel 2014 e, dunque, Corte Costituzionale permettendo, rimarrà fino all’approvazione del bilancio 2017, che tradotto vuol dire settembre 2018 (i bilanci delle spa si possono approvare con mesi di ritardo).

La perseveranza di Oliverio, che ha la forza di mettersi contro TAR a Consiglio di Stato, che gli ordinano di stare fermo, non ha eguali. Voglio quel posto per un amico. Punto e basta. Unn’adda passa’ a nottata!

Gaetano Pignanelli
Gaetano Pignanelli

Sarà solo frutto di una cattiva interpretazione della norma fatta dall’avvocato con l’hobby delle case di cura nelle abbazie e con l’intrufolamento negli affari milionari di Calabria Verde, il mitico Pignanelli o c’è dell’altro?

Riusciranno i nostri eroi a mandare a casa uno dei pochi responsabili di Aziende partecipate che è li fuori dal Partito unico del potere che governa la Calabria ormai da decenni?

Riuscirà Palla Palla a nominare un nuovo presidente del C.D.A. della Fincalabra, con la graduatoria bloccata dal T.A.R. e dal Consiglio di Stato, senza finire sotto processo?

Riuscirà a chiudere l’affaire Fincalabra senza incappare nel dottor Cantone, visto che l’ex procuratore certamente non avrà digerito la sospensiva del TAR Lazio che ha ridato a Oliverio il potere di fare nomine, per la vicenda ASP di Vibo?

Nella stessa letterina pubblicata ieri dal giornale dei iGreco (sempre una botta al cerchio e un’altra al timpagno), pare che la società sia da affidare al collegio sindacale….ma ne vogliamo parlare di questo collegio sindacale?

I signori sono: Domenico Lecce, Giuseppe Iurato e Barbara Brunetti e sembrano, anzi sono, gli stessi che all’epoca dello stampatore De Rose sulla poltrona di banchiere regionale, hanno asseverato di tutto: dagli incarichi ai piccoli cinghiali alle assunzioni sospette, ai finanziamenti a pioggia e alle aziende amiche e soprattutto ai tanti debiti.

E questi sarebbero i soggetti ai quali affidare la gestione di una società tanto importante?

E intanto, il nostro buon Mannarino che tiene stretta la poltrona (notizia di stamattina) ha diffidato il Raìs di Sangiuvanni in Fiore a ritirare la letterina che dichiara la cessazione del presidente in contrasto con le sentenze della magistratura, altrimenti sono guai.