Francesca Chaouqui e quella lettera che fece arrabbiare tutti: “Cittu ca tu si fimmina”

Francesca Chaouqui
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Francesca Chaouqui, l’affascinante lobbista di San Sosti, unica donna e italiana a far parte di una Commissione referente della Santa Sede, è rimasta coinvolta insieme ad un prelato nella vicenda della fuga di notizie riservate dalla Santa Sede. Ed è certamente la donna del giorno.

Il suo rapporto con la Calabria non dev’essere mai stato particolarmente buono. Se è vero, com’è vero, che due anni fa proprio Francesca Chaouqui intervenne a modo suo nella vicenda di Fabiana Luzzi, la ragazza bruciata viva dal suo fidanzato Davide, che era geloso, a Corigliano. Francesca scrisse una lettera al Corriere della Sera per dire che lei da quella terra era scappata, mentre Fabiana ne è stata una vittima. E il Corsera le diede ampio spazio titolando il pezzo con un eloquente: “Fabiana cresciuta come noi: cittu ca tu si fimmina”

Ecco il testo di quella lettera.

“Dalle nostre parti si fa voto a San Francesco di Paola per avere un maschio, in Calabria tutte le donne vogliono un figlio maschio, ancora oggi. Se nasci femmina la tua stessa venuta al mondo disattende la volontà di chi dovrebbe amarti incondizionatamente ma nonostante questo la Calabria è una terra matriarcale, sono le madri a indirizzare le famiglie, a aiutare i figli nelle scelte e anzi spesso a decidere per loro. E ancora: Fabiana è cresciuta come tutte noi, sentendosi dire cittu ca tu si fimmina, non su così pi tia, fai silenzio, sei una donna non sono cose per te. Davide sarà cresciuto aspettando il suo battesimo del fuoco, la prima volta, quella che ti fa entrare al bar spavaldo a dire mo sugnu n’uomminu, ora sono un uomo, come se bastasse questo per essere cresciuto e aver trovato un ruolo in quella società. Il rapporto fra uomo e donna in Calabria si forma presto, un binomio di due mondi paralleli che non si trovano mai, molti crescono vedendo padri e nonni dare qualche sganassone alle compagne, vedono loro reagire senza reagire, accettare quei comportamenti come connaturati agli uomini per retaggio culturale e sovrastruttura sociale. Si incassa, si va avanti, ca non è c’ama fa ridi i genti, non dobbiamo far sogghignare la gente, un’espressione tipica per dire che i panni sporchi si lavano in famiglia. I ragazzi guardano, imparano che la violenza è virilità, che fa parte del gioco delle coppie, diventa spesso parte di loro. Alcuni la metabolizzano, altri no. Le donne in Calabria, sono poche quelle che restano, poche quelle che amano liberamente, poche quelle che hanno compagni che le considerano pari in ogni cosa”.

In Calabria ci fu una sorta di sollevazione per il tono e per i contenuti con cui l’autrice volle affrontare la dolorosissima vicenda. Sui social network le proteste lievitarono a dismisura. Il rimprovero più ricorrente fu quello di aver parlato di uno status territoriale, ambientale e antropologico a lei quasi ignoto. Pochissimi furono coloro che mostrarono di approvare i suoi argomenti.

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Il Quotidiano della Calabria, insieme all’Agenzia Efferre Comunication, aveva lanciato una campagna contro questa presa di posizione al grido di #cittacatusifimmina In Calabria la donna (non) vale zero alla quale avevano aderito moltissime donne facendosi anche fotografare sotto il logo ideato dall’agenzia.

E così si scoprì che era una lobbista, iscritta alla Ferpi, la Federazione relazioni pubbliche italiana. E non solo.

Faceva parte di “Vedrò”, il think net che fa capo alla famiglia di Gianni ed Enrico Letta e che, testuale dal sito, recitava: “è nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il Paese”.

La signora era anche bene introdotta nella Roma che conta. I rumors sostenevano fosse molto amica di un’influente nobildonna romana, la contessa Marisa Pinto Olori Del Poggio, ambasciatrice a disposizione della Repubblica di San Marino presso la Santa Sede. Da cosa nasceva questa nomina improvvisa a Città del Vaticano? Dalle sue entrature, non c’è dubbio. D’altra parte nei giorni precedenti alla nomina, l’interessata mordeva il freno attraverso un’ansia manifestata dai suoi post su facebook. Interpellata dal sito online L’Huffington post la Chaouqui aveva detto: “Non posso parlare, è tutto top secret, è tutto top secret. Da cristiana e italiana, è per me un grandissimo onore avere l’opportunità di aiutare il Santo Padre”.

Nessuno sapeva quale fosse il suo ruolo, da stamattina ne sappiamo qualcosa in più.