Fuga di notizie alla cosentina: Facciolla, Badolati, la polizia e la Gazzetta del Sud

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I veleni della magistratura calabrese hanno conquistato spesso e volentieri la ribalta delle cronache nazionali. Nelle nostre procure le faide non sono mai mancate. Ce n’è una, però, che ha sempre trovato poco spazio sui media. Ed è quella che ha visto soccombere per molto tempo il magistrato cosentino Eugenio Facciolla.

Il magistrato ispettore Otello Lupacchini attinge al gergo militare per definire una “manovra a tenaglia” quella che veniva disposta contro Eugenio Facciolla dal coordinatore della DDA Gerardo Dominijanni, da Mariano Lombardi, da Mario Spagnuolo, da Vincenzo Luberto e, per ultimo (last but not least), anche dal procuratore generale di Catanzaro, il dottor Domenico Pudia.

La “manovra a tenaglia” provoca una serie di provvedimenti contro il malcapitato Facciolla, che viene alla fine trasferito alla procura di Paola, con funzioni di sostituto procuratore.

LA FUGA DI NOTIZIE: FACCIOLLA, BADOLATI E LA GAZZETTA DEL SUD

Nel 2007, quando la Provincia Cosentina pubblicò uno stralcio del dossier Lupacchini, la parte relativa alla fuga di notizie riguardante la sicurezza di Eugenio Facciolla non venne pubblicata. Il direttore editoriale della testata Raffaele Nigro, ex Caposervizi di Cosenza della Gazzetta del Sud, pose un veto perché nel dossier si parlava esplicitamente di un suo ex collega, Arcangelo Badolati, tra l’altro succeduto a lui stesso nel ruolo.

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Oggi, a distanza di parecchi anni, rendiamo giustizia anche di questo.

Eugenio Facciolla si era lamentato, e non poco, delle notizie riportate dal Badolati nella sua frenetica (e informatissima) attività giornalistica.

“Nel rassegnare a questo ufficio generale – scrive Otello Lupacchini – le dinamiche del procedimento penale numero 1277\02, in relazione alla tematica della “fuga di notizie” inerente delicate indagini della DDA (coperte da segreto istruttorio) seguite dal dottor Eugenio Facciolla. E parlando della situazione di pericolo per l’incolumità del medesimo, emerse nel dicembre 2001 \ gennaio 2002 a seguito della pubblicazione di un libro e di un articolo apparso il 31 gennaio 2002 sul quotidiano Gazzetta del Sud, che proponeva, del resto, una encomiastica esegesi dell’impegno di Facciolla e dei successi da lui conseguiti nella conduzione di alcune indagini su gravi episodi di criminalità organizzata, entrambi del giornalista Arcangelo Badolati, il dottor Domenico Pudia, procuratore generale di Catanzaro, scrive testualmente…”.

La polizia nel centro storico
La polizia nel centro storico

Il dottore Facciolla riferiva che la propalazione era certamente da addebitare alle forze dell’ ordine perché il giornalista riferiva notizie vere, che erano soltanto a conoscenza di lui e della polizia giudiziaria delegata alle indagini. Alla laconicità della risposta in ordine alla richiesta seguiva una articolatissima serie di considerazioni sulla sua sicurezza personale, argomento assolutamente estraneo al tema. Per la verità, il dottor Facciolla in ogni vicenda che lo coinvolge solleva il problema della sua sicurezza, spesso con grande clamore mediatico”.

Insomma, Pudia continua a vessare in ogni modo Facciolla, lasciando intendere che possa essere addirittura lui l’artefice delle “soffiate” al giornalista della Gazzetta del Sud. La stessa linea del dottor Dominijanni, altro personaggio della “manovra a tenaglia” nei confronti di Facciolla.

“Nell’ambito delle indagini relative al procedimento sulla “fuga di notizie” coperte da segreto istruttorio, il pm dottore Dominijanni ha disposto articolati accertamenti (acquisizioni di tutti i tabulati delle telefonate in entrata e uscita) sulle utenze telefoniche in uso al giornalista Arcangelo Badolati, autore dell’articolo apparso il 31 gennaio 2002 sulla Gazzetta del Sud con il titolo “Il giudice Facciolla nel mirino” (occhiello: “Intercettate le comunicazioni dei mafiosi: togliamocelo di torno”). Articolo che è all’origine dell’intera vicenda. Ai fini dell’analisi incrociata delle risultanze dei tabulati telefonici, il pm ha ordinato una consulenza tecnica, le cui risultanze attestano, come osserva Pudia, che “il giornalista aveva frequenti contatti telefonici, all’epoca dei fatti, con il dottor Facciolla, con il quale aveva avuto un colloquio lo stesso giorno della pubblicazione dell’articolo”.

Di qui, l’avvenuta trasmissione dell’intero incarto processuale al procuratore della Repubblica di Salerno.

In sostanza, i colleghi di Facciolla lo accusano apertamente di essere lui stesso il responsabile della “fuga di notizie” in concorso con il Badolati.

LA VERITA’ DI FACCIOLLA E L’INSABBIAMENTO DEL PROCEDIMENTO

Il magistrato ispettore Otello Lupacchini afferma invece che “gli elementi di conoscenza contraddicono quelle valutazioni, espresse sulla base di situazioni ritenute estesamente e organicamente offerte dal procuratore generale di Catanzaro e recepite come affidabili senza ascoltare l’altra parte interessata (inaudita altera parte)”.

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Il 2 febbraio 2002 il dottor Facciolla segnala al procuratore Lombardi – allegando documentazione – che un giornalista della Gazzetta del Sud ha pubblicato sul quotidiano del 31 gennaio 2002 e nel libro “I segreti dei boss” notizie riguardanti indagini in corso ancora coperte dal segreto istruttorio nonché vicende riservatissime relative alla sicurezza dello stesso Facciolla, il quale manifesta il sospetto che la fuga di notizie sia da addebitare a personale della polizia giudiziaria di Cosenza, giacché nelle pubblicazioni suddette sono stati riferiti dettagli dei quali solo gli operanti potevano essere a conoscenza.

A questo punto, inizia la solita tarantella per insabbiare il processo, vista la gravità delle accuse di Facciolla e la evidente coda di paglia di polizia giudiziaria e Gazzetta del Sud, notoriamente megafono ufficiale della procura di Cosenza.

Prima le indagini vengono delegate alla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri di Catanzaro, che avrebbe dovuto lavorare (pensate un po’) per “scoprire” quale dei loro colleghi cosentini avesse passato le notizie riservate al Badolati…

“Dopo che per ben due volte – osserva quasi sconsolato Lupacchini – era stato prorogato il termine per le indagini e, quindi, dopo oltre un ano, il procuratore generale, con nota del 25 aprile 2003, chiede notizie al procuratore Lombardi circa l’esito delle indagini scaturite dalla segnalazione di Facciolla e invita il procuratore a fornire una risposta chiara ed esauriente”.

Il 1° luglio 2013, con tutta la calma possibile, Lombardi trasmette il fascicolo alla polizia giudiziaria affinché vengano svolte non meglio specificate ulteriori verifiche… Poi la palla (pardon, le indagini) passa addirittura ai carabinieri del Ros…

E non è finita qui.

1 – continua