Fuga di notizie, verbali dei pentiti e quel dirigente della questura retrocesso

Advertising

Avete presente i famosi verbali dei pentiti cosentini che si trovano al supermercato tanto al chilo? Si, proprio quelli che vi abbiamo presentato nel corso di questi primi due anni di vita di Iacchite’: le cantate di Foggetti, di Lamanna, di Bruzzese, di Calabrese Violetta, di Edita, ecc.

Verbali in libertà che raccontano, oltre ai soliti giri di malavita, anche di commistione tra politica e malandrini. Verbali sulla cui “fuga” l’allora procuratore capo della DDA di Catanzaro il dottor Lombardi aveva annunciato una rigorosa inchiesta per scoprire “l’origine” della divulgazione.

Un’inchiesta, come sempre, solo annunciata e mai portata a termine. Indagare su questo aspetto significa, inevitabilmente, mettere sotto accusa tutti coloro i quali hanno avuto a che fare con carte ed interrogatori. Ovvero: la cosiddetta polizia giudiziaria. Quella che collabora con i magistrati nella gestione e negli interrogatori dei pentiti.

L’origine della fuga non può che essere questa. Servitori dello stato infedeli che si adoperano, per conto degli amici degli amici, a fornire a chi ne fa richiesta materiale segretato al sol fine di “incasinare” l’inchiesta e screditare i pentiti. E così come succede per i magistrati corrotti, quando vengono scoperti, anche per i poliziotti, carabinieri e finanzieri canterini, scatta la tutela “corporativa”: i panni sporchi si lavano in famiglia. Piuttosto che indagarli, al massimo, vengono allontanati dall’incarico, o pensionati. E’ così che finisce sempre, o quasi: ai tempi del dottor Pierpaolo Bruni, pm della DDA di Catanzaro ed oggi procuratore capo della Procura di Paola, qualcosa contro chi passava informazioni ai clan è stata fatta. Del resto, nei verbali dei pentiti sono tanti i nomi di carabinieri, poliziotti e guardie penitenziarie chiamati in “correità”. Ogni clan, dicono i pentiti, aveva i suoi referenti nelle forze dell’ordine. E a parte l’operazione “Ciciarello”, null’altro è stato fatto.

Scoprire chi ha sparso ai quattro venti verbali segretati sarebbe cosa facile se ci fosse una magistratura seria ed impegnata nella ricerca della verità. Perché se a girare sono, ad esempio, i verbali di Foggetti, è chiaro che la provenienza non può che essere l’ufficio investigativo della DDA di Catanzaro, oppure l’ufficio del magistrato. La scusa dell’errore tecnico – la banda elettronica con la quale erano stati coperti gli omissis sui politici nei verbali Di Foggetti, rimovibile con un semplice programmino – non è plausibile. Ma vi pare che dei professionisti, quali i carabinieri, nel disporre importanti verbali dove si fanno i nomi e cognomi dei politici, commettevano un errore grossolano di questo tipo? E’ solo un paravento per coprire la fuga dei verbali. Lo abbiamo detto: i reati commessi da carabinieri, poliziotti, magistrati vengono quasi sempre coperti. Ovviamente parliamo di Cosenza, perché nelle altre città non è così. Cosenza è isola felice per corrotti, speculatori, intrallazzini, e masso/mafiosi. E tale deve restare.

Da qualche giorno anche il Quotidiano della Calabria ha iniziato a pubblicare i verbali del pentito Roberto Calabrese Violetta, soggetto da noi già trattato e ritenuto, per quel che ci riguarda, un personaggio squallido senza né capo né coda. Un vigliacco che pur di non pagare tutto il male che ha fatto si è pentito, continuando a fare lo strozzino rovina famiglie, come sempre.

Questo squallido personaggio che in libertà si atteggiava a malandrino con la capizza e il rolex, racconta di valigette piene di denaro donate alla sua cosca da diversi politici: Evelina Catizone, Collice, Ennio Morrone, Compà Pinuzzu Gentile, Giacomo Mancini Jr, in cambio di voti.  E nella presentazione dei verbali il cronista dice che tali dichiarazioni poco hanno a che fare con l’inchiesta “sistema Cosenza”, come sarebbe naturale pensare, piuttosto sono da inquadrare in una indagine relativa alle talpe dentro le forze dell’ordine.

E a tal proposito mi sovviene una considerazione che conferma quello che ho appena scritto: per quanto qualcuno voglia diffondere la notizia che qualche magistrato si sta muovendo contro la corruzione e le mele marce, la situazione rimane sempre la stessa.

In quasi tutti i verbali dei pentiti che ho letto ricorre il nome di un dirigente della questura di Cosenza presente a diversi interrogatori di importanti collaboratori. Un dirigente di primo piano che ha ascoltato importanti dichiarazioni di pentiti sulla collusione tra malandrini e politici e che è stato il punto di riferimento della DDA di Catanzaro per quel che riguarda Cosenza, prima dell’avvento di Gratteri. Insieme ad altri suoi colleghi.

Ebbene, non appena insediato Gratteri questo dirigente, sarà un caso, è stato subito spostato ad altro incarico. Come se la sua presenza agli interrogatori dei pentiti non fosse più gradita. Ora le cose sono due: o questo spostamento è stato del tutto casuale, oppure come dice il cronista del Quotidiano, che scrive anche di antichi verbali della Digos che raccontano – come a voler confermare le parole del pentito Calabrese Violetta e il marcio nelle istituzioni – la commistione di quegli anni tra politica e malandrini, insabbiati e archiviati dal porto delle nebbie ed oggi “ripresi”, siamo alla vigilia di qualche azione giudiziaria contro i corrotti nelle forze di polizia.

Cosa a cui io ovviamente non credo e lo spostamento del dirigente rientra, qualora avvenuto per sue “mancanze”, nel più classico: i panni sporchi si lavano in famiglia. E la storia si chiude qui. Altro che inchiesta! Il che conferma ancora una volta che tutto si deve mettere a tacere.

Comunque la pensiate, non fatevi illusioni di vedere in qualche modo trionfare la Giustizia, nonostante l’evidente collusione tra stato e antistato.  Cosenza è come l’isola di Tortuga, un porto franco per pirati e bucanieri. Un luogo dove condurre affari sporchi senza la paura di essere scoperti. L’isola dove sversare tutto il marcio che in altri luoghi è impossibile “stoccare”. E di questo la Calabria ha bisogno. O meglio, la cupola ha bisogno di un porto franco. Perciò nessuno metterà mai in discussione il “modello Cosenza” dove se fai parte degli amici degli amici, trovi sempre un posto a tavola.

GdD