Fuscaldo: 200mila euro di lungomare buttati al vento

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In piena alta stagione, i villeggianti a Fuscaldo (Cosenza) aspettavano con le braccia conserte che il promesso lungomare finalmente fosse completato. Ma tra una pioggia e un festivo i lavori andavano a rilento. La colata di cemento, informe, a metà luglio mancava ancora di asfalto. I muretti tirati su (niente altro che cinquanta centimetri di calce a strapiombo su una scarpata di massi) erano legati da una croce di metallo. Niente più. Un passo falso e si era giù con la testa fracassata sui massi. Solo sette anni fa, la spiaggia di Fuscaldo opponeva ancora una strenua resistenza, con gli ultimi cinque metri di sabbia, ai frangiflutti montati senza rispetto di un piano e delle correnti, ma ora è spirata e se ti affacci da un palazzo qualunque da quelle parti sembra di stare in crociera in mare aperto. Luglio 2017.

Non c’è un granello di sabbia a pagarlo oro a Valle Santa Maria. Solo blocchi affastellati sul lato Sud, prima della rotonda. Le ruspe lavorano a giorni alterni per riaprire il tratto di strada interessato dall’intervento di fortuna. Di fortuna perché ancora, nonostante gli sforzi del comitato “Come può uno scoglio arginare il mare”, un piano della costa su quel tratto non è ancora previsto. Il proprietario del lido ha le mani nei capelli e l’aria rassegnata. Sono venuti in tanti, dice, a partecipare alle riunioni, ma il risultato è che anche quella pezza chiamata “intervento di ripristino” è ancora in alto mare. I primi di agosto la strada viene riaperta. L’asfalto non è piallato, non ci sono barriere di sicurezza. La ditta, dicono, non può fare rialzi ai pericolossimi muretti, ad altezza bimbo, perché niente del genere è previsto nel capitolato d’appalto. Come sia possibile aver dato il via libera a quel progetto pericolante è il terzo segreto di Fatima. Quel restyling non sopravvivrà all’autunno, lo sanno tutti. Alla prima mareggiata sarà spazzato via. Sembra non importare a chi ha stanziato 200mila euro per intervenire.

La gente del luogo, che combatte da anni per difendere le proprie case, dice che l’anno venturo ci saranno altri lavori, altri soldi da buttare, altri muretti da far sgretolare. Per un attimo sembrava che il problema potesse risolversi: c’era un piano di intervento per fare arretrare il mare ma non lì, non a Valle Santa Maria. Prima si inizia altrove. Così avevano detto. Intanto il comitato fa il bilancio degli incontri con i vari dirigenti. È chiaro che se non si interviene sul mare niente potrà risolversi che non sia uno spreco di tempo, case e denaro. Ma niente. Sul tavolo il dirigente regionale dice di avere tanti di quei casi di erosione costiera da valutare che non sa dove mettere le mani. Nel 2014 la vecchia amministrazione regionale aveva stanziato ben 40 milioni di euro per fronteggiare l’erosione costiera e Fuscaldo rientrava tra i siti della lista. Dove sono finiti questi soldi e come sono stati impiegati è un mistero anche perché oggi il mare che s’è insinuato nei cortili delle case è la dimostrazione che o il denaro è stato impiegato male o non è stato impiegato affatto.

La storia di Messinette, Fuscaldo, inizia con l’installazione dei famosi frangiflutti che hanno deviato le correnti fino a corrodere la lunghissima spiaggia e ridurla a una lingua e oggi a niente. Il comitato “Come può uno scoglio arginare il mare” aveva proposto a vari dirigenti regionali, ingegneri e progettisti, qualche consiglio per ripristinare lo status quo ante. Tra tutti, quello più economico ed ecosostenibile era quello dell’immersione di sfere di un materiale naturale, poroso, bucate in superficie in modo da non interferire con le correnti. Il sistema, molto conosciuto negli States, avrebbe potuto riportare la sabbia sulla costa. Anche quella idea è caduta nel vuoto. Settembre 2017: adesso il mare è arrivato alle case che ci galleggiano dentro come Super Santos abbandonati e l’inverno sta arrivando.