Gigi battezza Fiore e Lucarelli, poi la beffa di Padova

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Nel campionato 1993-94, lo scenario è diverso: dopo un brillante avvio, il Cosenza di Silipo è in piena difficoltà.

Gigi ha segnato solo tre reti: due al Ravenna (una in Romagna e una al San Vito su rigore) e una al Palermo.

Nel girone di ritorno il Cosenza becca tre sconfitte consecutive ed è a un passo dal baratro. Al San Vito arriva il Verona, che, manco a dirlo, lotta per la serie A.

“Era la peggiore partita che potesse capitarci – sorride Marulla -. La tensione si tagliava a fette, sul piano tecnico il divario era immenso. Serviva un episodio, dovevamo trovare il classico colpo di fortuna. A un certo punto, Pin e Luppi si impappinano e danno il pallone malissimo al portiere. Non mi sembrava vero: ho preso palla e ho fatto gol. L’incantesimo, finalmente, si era rotto”.

Nel finale di campionato, Gigi realizza altri due gol fondamentali per raggiungere una sofferta salvezza. Al San Vito sblocca il risultato contro il Brescia e dà il la al primo gol tra i professionisti di un ragazzo che si chiama Stefano Fiore.

Appena sette giorni dopo, a Cesena, Stefano gli ricambierà l’assist. Lancio perfetto da metà campo, scatto irresistibile del Capitano e palla in rete. Il Cosenza è salvo grazie alla sesta rete stagionale di Marulla.

marulla 92-93bis

La stagione 1994-95 sarà molto difficile per Marulla, tormentato da una serie di infortuni muscolari che gli faranno disputare alla fine solo una ventina di partite. E’ la stagione di Alberto Zaccheroni, dei nove punti di penalizzazione e dell’esplosione di Marco Negri, che segnerà 19 gol grazie anche alla “collaborazione” di Gigi, ormai ultratrentenne.

Proprio un micidiale uno-due firmato da Marulla e Negri vale una storica vittoria, tra l’altro in dieci, allo stadio di Via del Mare a Lecce. Poi tanta sfortuna e solo altre tre reti (a Salerno, a Vicenza e ad Acireale).

Nel 1995-96 il Capitano ha tantissima voglia di riscattarsi e giocherà una bellissima stagione nella quale lancerà un altro giovanotto di belle speranze, Cristiano Lucarelli, al quale darà tanti “consigli” ma soprattutto tanti assist per le sue 15 reti.

Dopo il brevissimo ritorno di Fausto Silipo (esonerato alla terza giornata) arriva Bortolo Mutti e al San Vito c’è subito una partita “terribile” contro la Reggiana di Carletto Ancelotti.

Il Cosenza giocherà una partita memorabile. In vantaggio con Buonocore, i Lupi vengono raggiunti dal russo Simutenkov ma ad un quarto d’ora dalla fine Gigi Marulla segna il gol del 2-1 prendendo palla al limite dell’area e scaricando una fucilata che si insacca all’incrocio dei pali e fa esplodere il San Vito.

E’ il preludio ad un’annata più che dignitosa, caratterizzata, oltre che dall’esplosione di Lucarelli, anche da una bella serie positiva di tredici giornate che aveva portato i Lupi a ridosso della zona promozione prima di un comprensibile calo finale.

Sette i gol segnati da Marulla. Dopo la “perla” alla Reggiana, un importante calcio di rigore per pareggiare nel finale a Pistoia, un bell’acuto al San Vito contro il Brescia (3-2 con la partecipazione di Alessio e Lucarelli), il gol della vittoria ad Avellino con una splendida rimonta, un altro bel gol al Foggia, umiliato con un rotondo 3-0 e un altro all’Andria (2-1 al San Vito).

Ma il gol che i tifosi ricordano con più passione è quello che incornicia un’altra giornata memorabile. E’ il 12 maggio 1996: al San Vito arriva il Venezia, che passa in vantaggio con Pellegrini.

Lucarelli pareggia e la partita sembra scivolare stancamente verso il pareggio quando a cinque minuti dalla fine Gigi Marulla piazza la zampata vincente e ribalta il risultato. Intanto in campo è entrato un giovane talento del vivaio rossoblu, Mario La Canna, il cui cognome si sposa a pennello con quello di Gigi per… motivi di Curva.

 

Al 90’ Marulla lo vede libero e gli offre un pallone che va solo spinto in rete. La Canna segna e dalla Curva Sud si alza per la prima volta un coro che diventerà storico e che tutt’ora fa sorridere e gioire.

Gigi Marulla avrebbe voluto lasciare il Cosenza, ormai sulla soglia dei 34 anni, col gol più bello, quello della salvezza a Padova, di testa, al minuto numero 90.

Ma qualcuno aveva deciso che non doveva andare così.