Gigi, si è fermato il tuo cuore non la tua leggenda

La città si blocca e si unisce per acclamarti, bambini e adulti si uniscono nel pianto e nel ricordo, dal carcere i detenuti urlano il tuo nome. Sventola fiera la tua bandiera, unico e immortale capitano. “Si è fermato il tuo cuore non la tua leggenda. Ciao Gigi” (A80)

No, Gigi Marulla non era il re di Cosenza. Per il semplice motivo che la nostra città un re non lo ha mai avuto e affermare il contrario sarebbe un falso storico. Sia che si fosse chiamato Alarico, sia se si fosse chiamato Marulla. 
E’ vero: si potrebbe obiettare che Cosenza non ha neanche capi ma Piero Romeo è un’eccezione. Perchè quella canzoncina (“Piero Romeo è il capo degli ultrà”) gliela cantavamo sempre. A Gigi invece nessuno di noi cantava “Marulla sei il re di Cosenza”.

L’ULTIMO SALUTO DEI DETENUTI

Il flash che mi resterà per sempre negli occhi della giornata del funerale l’ho vissuto intorno alle 19, davanti al carcere. Gigi stava passando dopo aver calcato per l’ultima volta il campo della sua scuola calcio, il Marca. Dalle finestre si è sentito fortissimo il grido di tutti: Gigi Marulla-Gigi Marulla… accompagnato dal suono di bottiglie, cucchiai e tutto quello che avevano a portata di mano contro le sbarre,
Una scena di una bellezza incredibile. Sì, perchè Marulla ci andava almeno una volta all’anno a fare una partita là dentro. E diceva che il momento più brutto era sempre l’uscita. “Noi tornavamo nel mondo dei liberi, mentre i detenuti dopo quell’ora di “libertà” rientravano nelle celle e nel farlo mi acclamavano. Un contrasto forte e toccante che ti fa capire molte cose su ciò che siamo”.
Ebbene, i detenuti oggi lo hanno acclamato ancora una volta. Perchè Marulla non è stato mai un re ma un Uomo di grandissimo spessore.

IO E GIGI MARULLA

Sono stato undici anni di fila agli altoparlanti del San Vito e per otto campionati la maglia numero nove ce l’aveva sempre Marulla. Lui sognava che il suo nome lo urlassero in uno stadio di serie A e questo è stato l’unico cruccio di una carriera bellissima. A me resta la magra soddisfazione di avere annunciato il suo nome negli anni migliori della sua carriera ed è logico che si sia creato un rapporto di complicità tra il Bomber e lo speaker. Comunque un rapporto speciale, è successo a tutti i grandi Campioni. In un San Vito con 10-12 mila tifosi quell’adrenalina ti arriva e tu, mentre urli, la senti a pelle, ti sembra quasi di guardarlo in faccia il tuo Campione.

GIGI E LA SERIE A

Ultimamente quando Gigi parlava di ‘sta benedetta Serie A non le mandava a dire.
”L’affetto della gente gratifica, però se potessi tornare indietro non so se lo rifarei. Sono rimasto deluso dall’atteggiamento di alcuni dirigenti del tempo sì, molto. Non c’è riconoscenza per tutto quello che hai fatto. Nel momento in cui vai via, sembra che tu non abbia fatto nulla e questo dal punto di vista umano fa molto male”.
Si paragonava inevitabilmente a Totti ed era convinto che comunque chi decide di rimanere in una squadra lo fa a ragion veduta. 
“Totti ha dato tutto alla Roma e ha tutto il mio rispetto, però se potessi tornare indietro non rifarei la stessa scelta. Per il Cosenza ho rinunciato alla A. Per la gente lo rifarei subito, per il resto no. Quindi credo che Totti tra qualche anno si accorgerà dello sbaglio fatto nel non scegliere una carriera diversa”.
Chiaro e diretto Gigi Marulla. I destinatari dei suoi messaggi staranno pensando a quegli anni ma ormai è acqua passata.

GIGI E LE SIGARETTE

Gigi, Ciccio Marino, Edy Reja, Gigi De Rosa, Ugo Napolitano, Giacomo Zunico… Tra fumatori si stabilisce ancora un altro rapporto nel rapporto. Perché non vorrestii fumare e allora non compri le sigarette e finisci per andare a scrocco. Sono centinaia gli aneddoti delle fumate di sigarette nelle stanze d’albergo tra Reja e i suoi fedelissimi o semplicemente tra loro calciatori. Gigi fumava Marlboro e ce le aveva spesso, anzi quasi sempre. Non ci ha mai rinunciato, come tutti gli altri. Che però non le compravano proprio ogni giorno… E io e qualche altro cronista fumatore spesso ci siamo trovati in questi siparietti nei quali Gigi faceva la parte del leone e li sputtanava tutti con il sorriso sulle labbra. Per non parlare degli accendini che si volatilizzavano e poi spuntavano nelle tasche di qualcuno…

Marulla non era il capo dello spogliatoio, parlava solo quando era necessario e in ogni caso ci metteva la faccia. Sempre.

Ci ha messo un po’ di tempo a imparare il nostro dialetto ma negli ultimi anni dava soddisfazioni a tutti. Anche a Canaletta, che è riuscito pure a farlo recitare. Credo che mi abbia amato/odiato per aver avuto l’idea di lanciare Kevin da team manager. Amato perché gli brillavano gli occhi quando lo vedeva al lavoro. Odiato perché chiamarsi Marulla non è per niente facile e sono in tanti ad aver giocato sull’amore viscerale che aveva per Cosenza.

Ci rimane lo stadio Gigi Marulla. Non è poco ma questa Cosenza e questo Cosenza non sono più come in quegli anni. La speranza, però, come sempre, è l’ultima a morire.

Gabriele Carchidi