Gioia Tauro, le mani dei Piromalli sul centro commerciale dello svincolo A3

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C’è ancora grande fermento alla procura di Reggio Calabria. Ad una settimana di distanza dal blitz congiunto con la DDA di Catanzaro per ‘ndrangheta e appalti, il procuratore De Raho ha messo a segno un altro “colpo” contro il clan Piromalli. Sono stati eseguiti 33 fermi.

Tutti sono indagati per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio, tentato omicidio e altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Al centro delle indagini del Ros, le diramazioni del clan in Lombardia e negli Stati Uniti, dove l’Fbi sta svolgendo i necessari approfondimenti investigativi. E la penetrazione della cosca nel tessuto economico della piana di Gioia Tauro e la sua capacità di esercitare un radicale controllo sugli apparati imprenditoriali, nei settori immobiliare e agroalimentare, con riferimento anche al mercato ortofrutticolo di Milano.

Sul fronte patrimoniale è stato documentato il reimpiego delle risorse di provenienza illecita in società di abbigliamento, collegate a noti marchi francesi, e in imprese operanti nell’edilizia e nella gestione di strutture alberghiere

E’ emersa, infine, la partecipazione della cosca Piromalli nel progetto di realizzazione di un centro commerciale a Gioia Tauro, all’altezza dello svincolo autostradale della Salerno-Reggio Calabria.

Già anni fa erano state attenzionate le conversazioni dell’imprenditore Alfonso Annunziata con gli esponenti del clan, attraverso una lunghissima serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, fino a ricostruire il sistema di connivenze che nel giro di trent’anni avevano trasformato un venditore ambulante arrivato da San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, in una sorta di dominus delle attività commerciali nell’area di Gioia Tauro. ”Garante della sicurezza ambientale” lo definivano gli inquirenti. Al culmine della sua escalation commerciale Annunziata garantiva anche per gli altri e spiegava agli altri imprenditori come dovevano comportarsi con gli uomini del clan egemone sul territorio.