‘Ndrangheta e appalti: Giorgio Ottavio Barbieri, l’ultimo bancarottiere

Giorgio Barbieri

Si chiama Giorgio Ottavio Barbieri il deus ex machina degli appalti pilotati grazie alla ‘ndrangheta e specificatamente al clan Muto (con l’assenso del boss Lanzino) a Cosenza e provincia e al clan Piromalli per Reggio e provincia.

Barbieri, dopo essere stato arrestato a gennaio dell’anno scorso e scarcerato qualche mese fa, è stato di nuovo fermato nel blitz di ieri contro il riciclaggio.

Il 24 gennaio dell’anno scorso era arrivata la notizia che tutti attendevano dopo il clamoroso arresto del 19 gennaio: Barbieri non era stato scarcerato dal Riesame e allora si era capito che l’impianto accusatorio concepito dalla DDA di Reggio Calabria (non certo da quella di Catanzaro…) ha retto alla grande con buona pace di qualche sprovveduto che, quasi quasi, considerava l’imprenditore una vittima perché sarebbe stato “portato” sull’orlo del fallimento. Poi, presumibilmente dopo aver collaborato, Barbieri ha avuto la concessione degli arresti domiciliari a marzo. E poi era stato scarcerato. Tuttavia, il suo nuovo fermo significa che – almeno per quanto riguarda la matassa di Reggio Calabria – non aveva ancora “spifferato” tutto. E a Reggio – così come a Cosenza – esisteva un vero e proprio “sistema” per vincere le gare e riciclare i soldi. A Reggio il sistema faceva capo ad un certo Scimone, a Cosenza proprio a Giorgio Barbieri.

Ritornando al blitz di ieri a Reggio, nel quale Barbieri è stato di nuovo arrestato, si fa specifico riferimento, in primis, all’appalto – gestito di fatto dai Bagalà e dal Morabito, sodali del clan Piromalli – relativo al “Centro Polisportivo a servizio della città – porto” (l’ambito portuale interessato ricadeva nel Comune di Rosarno che era l’ente appaltante). A tal riguardo, è stato accertato che la società formalmente aggiudicataria della gara pubblica (Barbieri Costruzioni Srl) aveva ottenuto un’anticipazione dal predetto ente per € 877.557,12. Tale somma, a sua volta, per circa 670 mila euro, era stata fatta confluire dai conti correnti della “Barbieri” sui rapporti finanziari delle società italiane riconducibili allo Scimone e, da qui, successivamente, su quelli delle imprese estere (le predette Nobilis Metallis Doo e B-Milijon). Infine, da tali conti esteri, sono stati disposti bonifici in favore di vari imprenditori coinvolti nel sistema (tra cui il Mordà ed il Canale) nonché prelevate somme in contanti dallo Scimone che sono state poi consegnate al Morabito.

Anche in relazione al secondo appalto, relativo al “Centro Polifunzionale – lato sud del lungomare di Gioia Tauro” (il Comune di Gioia Tauro era l’ente appaltante), è stato accertato che quest’ultimo ente pubblico aveva concesso alla società aggiudicataria dei lavori (“Cittadini Srl”, un’altra societò riconducibile a Barbieri e Morabito e quindi al clan Piromalli) un anticipo sull’importo del SAL per € 775.966,66 a fronte di fatture emesse, tra le altre, da imprese riconducibili allo stesso Scimone. Insomma, si riciclava danaro sporco come se piovesse e con Barbieri grande protagonista.

Ma chi è Giorgio Ottavio Barbieri? 

La verità è che Giorgio Ottavio Barbieri è un imprenditore megalomane, così “portato” politicamente che ha vinto appalti milionari come quelli di piazza Fera a Cosenza, della nuova funivia di Lorica e dell’aviosuperficie di Scalea per continuare con quelli appena citati di Reggio e provincia. Eppure, così tirchio (in fondo ha origini… genovesi!) da dichiarare concordato preventivo per non pagare i debiti.

Barbieri ha messo la sua sede legale a Sangineto, città dov’è nato la buonanima del padre Peppino e dove ha avuto le mani in pasta con icone della movida estiva come l’Hotel 5 Stelle e la discoteca “Il Castello” e quindi aveva chiesto (con la certezza di ottenerlo) il concordato al Tribunale di Paola. Ma adesso le cose sono cambiate radicalmente.
Il Tribunale di Paola, non avendo ricevuto un piano di concordato, ha dichiarato il fallimento della “Barbieri Costruzioni S. P. A.”, la società che aveva vinto un bel numero di appalti. 
Giorgio Barbieri, tanto per capirci, è stato un vero e proprio “mammasantissima” degli appalti pubblici in Calabria. Una corazzata del cemento che ha sguazzato senza soluzione di continuità e che ha “ammaccato” milioni come se fossero noccioline prima di finire in galera.
Il suo primo referente è il presidente della Regione Oliverio. Se l’è lavorato ai fianchi per gli affari di Lorica e di Scalea, due vergogne per come dimostra la mole di documenti che certifica l’impossibilità di costruire su quei due siti. Eppure è riuscito ad ottenere entrambi gli appalti.
Occhiuto con la scorta
e la “iorda” (solo per intenditori)

Ma Barbieri è anche un grande amico di Mario il cazzaro, che ha fatto di tutto, ma proprio di tutto, prima per fargli vincere l’appalto, inciuciando a Roma con il fido Clini, e poi per parargli il culo quando anche i bambini vedevano lo schifo che si consumava ogni giorno sul cantiere.

Che Giorgio Barbieri sia attaccato a Cosenza, poi, non è affatto un mistero e, vista la sua grande potenza economica e di persuasione ha addirittura candidato qualcuno, a giugno, per il suo amico Occhiuto. Il prescelto è stato Vincenzo Belmonte, per gli amici Cenzino, padre di Renata Belmonte in Barbieri. La moglie di Giorgio Barbieri.

Al mio paese, gente come Barbieri viene classificata come gente che vuole prendersi tutto: non solo piazza Fera, Lorica e Scalea ma addirittura le Terme Luigiane e pure il cimitero di Cosenza e magari anche il Cosenza Calcio se non l’avessero fermato. E se poi, a fronte di tutto questo, un imprenditore ha anche la faccia di bronzo di chiedere il concordato, come minimo è un bancarottiere. Cioé uno che ha sottratto beni all’azienda per non pagare.
E quindi anche un neofita avrebbe capito che c’era il dovere di aprire un’indagine su questo masnadiero.

Diciamo che abbiamo fatto appena in tempo prima che il malloppo sfuggisse. A Lorica è morto un operaio e Barbieri sta cercando di fregare e quindi di “vrusciare” come si dice a Cosenza decine e decine di operai.

Dietro alla pacchianata dell’inaugurazione di piazza Fera, si cela il dramma di numerose aziende (e di conseguenza famiglie) che non hanno ricevuto i compensi per i lavori svolti. L’arricchimento di pochi causa, come al solito, il dramma di molti e la complessa burocrazia italiana e la giustizia che punisce solo i deboli, contribuisce a rendere un’impresa quasi impossibile per i creditori recuperare il recuperabile.
E a paraculi come Barbieri di arricchirsi alla faccia della povera gente.
Ma la pacchia è finita. In attesa che finisca anche per tutti gli altri delinquenti cosentini con i quali ha “lavorato” e che sicuramente ha già sputtanato alla DDA. In attesa che Gratteri si svegli…