Giustizia e veleni: le soffiate in carcere sul blitz di Facciolla

I magistrati Eugenio Facciolla e Vincenzo Luberto si sono fronteggiati a lungo all’alba degli anni Duemila. Si contendevano le inchieste e l’approdo alla DDA di Catanzaro, dove al comando c’era già Mario Spagnuolo, legato a doppio filo (manco a dirlo) a Luberto. Una guerra. Nella quale Luberto, avendo trovato gli uomini giusti nei posti giusti, ha fatto di tutto per scavalcare il collega-avversario.

Veleni che hanno indotto Facciolla a denunciare i fatti generando un’ispezione ministeriale che ha fatto aprire gli occhi a migliaia e migliaia di cosentini e che abbiamo contribuito a diffondere.

Ma torniamo alla guerra tra Luberto e Facciolla.

Il procuratore generale di Catanzaro Domenico Pudia, dovendo dare conto della ragione dell’applicazione di Luberto alla DDA, fa riferimento al fatto che “il magistrato della DDA designato per il circondario di Cosenza e Paola è attualmente impegnato, a tempo pieno, nella elaborazione di una complessa inchiesta nei confronti di inquisiti per reati commessi relativamente ai lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria”.

Il magistrato impegnato è ovviamente Facciolla e la circostanza è davvero incredibile perché Pudia ha rivelato praticamente urbi et orbi che stavano per essere spiccati mandati di cattura. Anche il magistrato ispettore Lupacchini fa pesare e non poco questa leggerezza.

“Francamente – si legge nel dossier – sorprende l’imprudenza del dottor Pudia, il quale, in un decreto di applicazione di un magistrato della DDA, riferisce elementi riservatissimi riguardanti un’indagine in corso da parte di un altro magistrato. L’imprudenza appare tanto più grave ove si consideri che le indagini del procedimento cosiddetto “Tamburo” sono particolarmente complesse e delicate in quanto riguardano illeciti rapporti di affari nell’ambito degli appalti per i lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio, che vedono coinvolti anche gruppi mafiosi e pubblici amministratori. L’esecuzione di una misura cautelare è un atto cosiddetto “a sorpresa”, preceduta da attività sulle quali è necessario mantenere la segretezza per impedire che gli interessati possano prevederlo e, se si tratta di misura coercitiva, darsi alla fuga e, ove possibile, inquinare in vario modo le prove. Detta segretezza viene violata se le notizie riservate sono riportate in un provvedimento, che, essendo estraneo al procedimento dal quale le notizie stesse sono tratte, viene necessariamente a conoscenza di persone diverse da quelle che sono impegnate nelle indagini ancora coperte dal segreto.

Non si capisce, quindi, per quale ragione il procuratore generale, che in casi analoghi si è limitato a giustificare le applicazioni facendo generici riferimenti al notevole carico di lavoro che gravava sui magistrati della DDA, abbia precisato nel caso in esame anche l’oggetto dell’indagine in corso da parte di Facciolla”.

Vincenzo Luberto
Vincenzo Luberto

Non solo. Luberto, evidentemente non contento della “pubblicità” data da Pudia all’inchiesta del collega Facciolla, ci mette il carico e contribuisce ad amplificare ancora di più la notizia.

“Facciolla, nella nota del 30 settembre 2002, ha informato della divulgazione suddetta il procuratore della Repubblica, precisando di averne avuto conoscenza il 24 settembre 2002, quando, durante una pausa di un’udienza dinanzi alla Corte d’Assise di Cosenza, alcuni difensori gli avevano chiesto espressamente a che punto fossero le indagini relative ai lavori dell’autostrada e per quando fosse prevista l’esecuzione della relativa operazione di polizia.

Gli stessi difensori avevano riferito al dottor Facciolla di aver appreso la notizia dell’imminente esecuzione delle misure cautelari dal contenuto del decreto di applicazione del dottor Luberto alla DDA, inserito tra gli atti del procedimento “Star Price”, trasmessi dallo stesso Luberto al Tribunale del Riesame.

Facciolla ha accertato la veridicità delle suddette affermazioni acquisendo la copia autentica della documentazione in questione presso la cancelleria del Tribunale per il Riesame”.

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La notizia degli arresti imminenti di Facciolla ci ha messo poco ad arrivare anche in carcere.

“Come rappresentato e documentato da Facciolla – si legge ancora nel dossier Lupacchini – la diffusione delle notizie coperte dal segreto istruttorio è stata tale da raggiungere anche persone detenute, come si desume dal contenuto di un colloquio intercettato presso il carcere, nel corso del quale il boss Carmine Chirillo riferisce ai propri familiari che “fra non molto c’è un blitz… da un giorno all’altro… il blitz”… “quello dell’autostrada”.

Gli interlocutori dichiarano di esserne a conoscenza e nella conversazione che segue si fanno riferimenti ad “assegni” e tali Massimino e Pinuzzo, che probabilmente potrebbero essere attinti dalla misura cautelare. Chirillo inoltre si raccomanda affinché i congiunti provvedano ad aggiustare le cose e i conti, anche con l’ausilio di tale Romano”.

Insomma, un disastro. E non è ancora finita.

2 – (continua)