Gli avvocati liberi e quei (tanti) cani pasciuti con il segno del collare sulla gola

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MI LASCI IN PACE, AVVOCATO

di Giuseppe Caravita

avvocato vero e libero
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Tutte le riforme, le votazioni, la richiesta di fiducia imposta per fare passare quest’ultima legge contro la quale si sta mobilitando la classe forense, tutto questo – dicevo – ha un nocciolo duro, inaspettatamente rivelato dalla deputata Donatella Ferranti in un suo post rivolto al Collega Cataldo Intrieri.
Alla fine delle sue considerazioni, la deputata così chiosa: Mi lasci in pace, avvocato.
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Ora, Cataldo Intrieri non ha certo bisogno di essere difeso da un avvocato da trincea come me. Ma a me viene da pensare che se un deputato della Repubblica Italiana riesce a dire a un Avvocato : “”mi lasci in pace, avvocato””, domani anche un Pubblico Ministero potrà dirlo a un altro Avvocato, o un avvocato potente di un indagato potente potrà dirlo a un giovane avvocato.
Perchè quel “Mi lasci in pace, Avvocato” equivale a “non rompete i coglioni”.
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E questo non sarà mai possibile, finché sarà vivo un avvocato vero. Quando gli avvocati veri non ci saranno più, allora farete come vi pare.
Ma noi, ciascuno di noi, ogni uno di noi duecentocinquantamila (troppi sicuramente ma sicuramente anche avvocati) siamo i rappresentanti della Avvocatura e siamo liberi: e più siamo poveri e più siamo liberi, e meno prebende abbiamo e più siamo liberi, e meno inciuci sappiamo fare e più siamo liberi, e più siamo liberi più rompiamo i coglioni.
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Lasciateci in pace voi a noi, signori belli. E ricordatevi che i cani pasciuti hanno il segno del collare sulla gola: lo raccontava un certo Esopo, circa 2500 anni fa. Noi siamo lupi, e siamo affamati di libertà.