Gratteri decida: o il PD o la magistratura

Gratteri è una persona perbene. Un magistrato serio ed integerrimo che ha speso tutta la sua esistenza lavorativa, e non solo, alla lotta alla ‘ndrangheta. Ha lavorato in tante procure, ma più di ogni altra in quella di Reggio. Dove si è fatto le ossa. Una vera e propria bestia nera per narcotrafficanti e ‘ndranghetisti.

Più volte condannato a morte da boss di primo piano, vive da quasi 30 anni sotto scorta. Ha lavorato e scritto molto Gratteri sulla ‘ndrangheta, tanto da diventare uno dei principali esperti in materia. Una dozzina di libri scritti a quattro mani assieme allo storico Antonio Nicasio. Io ne ho letti due: “Acqua santissima” e “Oro bianco”.

Tra le numerose inchieste seguite e condotte da Gratteri, le più conosciute sono quelle sulla faida di San Luca (iniziata il 10 febbraio del 1991, tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari, nel pieno dell’Aspromonte) e sulla strage di Duisburg, attraverso cui, peraltro, il magistrato ha potuto disegnare la mappa criminale della ‘ndrangheta. Oltre ovviamente ad importanti inchieste sul narcotraffico tra la Calabria e il Sud America.

diosburgGratteri conosce bene i meccanismi e l’evoluzione della ‘ndrangheta, ovvero il passaggio da una mafia rurale ad una holding economica/criminale mondiale, ma poco ha avuto a che fare con il cosiddetto terzo livello. Il livello politico/massonico.

Ha sempre e solo arrestato narcotrafficanti e ‘ndranghetisti. Mai politici e colletti bianchi. Detto questo, negli ultimi anni è chiaro a tutti che Gratteri lavora per diventare un politico.

Lo fa in buona fede: pensa che sia necessario passare dal potere giudiziario a quello legislativo. Gratteri ha in mente e ben chiare una serie di leggi per combattere la ‘ndrangheta. Vorrebbe lavorare su questo. E non lo nasconde. Del resto basta guardare le sue presenze a convegni, dibatti, seminari, incontri, tv, giornali, che superano di gran lunga le sue partecipazioni alle udienze, dove parla e si esprime da politico.

Dire che Gratteri non è sordo alle lusinghe della politica, non è, come pensa qualcuno, una offesa. Di magistrati passati in politica il parlamento e il senato sono pieni. E dire pure che questa operazione sta avvenendo all’interno del PD, non è né una bestemmia né una eresia. Sono i fatti che lo dicono. Non io che li analizzo solamente. Il PD e Gratteri vanno più che d’accordo. Vediamo.

Il 18 giugno 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta, nomina Gratteri componente della task force per l’elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità organizzata.

Gratteri_Napolitano_RenziNel febbraio 2014 per il nuovo Governo Renzi si fa con insistenza il suo nome per il ruolo di Ministro della giustizia, ma il niet di Napolitano sul suo nome favorisce Andrea Orlando, già Ministro dell’ambiente del Governo Letta.

Il 27 febbraio 2014 Rosy Bindi, in qualità di presidente della Commissione parlamentare antimafia, annuncia la nomina di Gratteri a consigliere della commissione.

Il 1° agosto 2014, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nomina Gratteri Presidente della commissione per l’elaborazione di proposte normative in tema di lotta alle mafie.

Come potete leggere, è innegabile il feeling. E poi tutti gli incarichi vanno nella direzione che piace a Gratteri: elaborare proposte normative in materia di lotta alla ‘ndrangheta.

Tutto legittimo e regolare se non fosse che questa sua dedizione potrebbe cozzare, o addirittura creare una sorta di “conflitto di interessi” con il suo attuale ruolo di procuratore antimafia. In occasione della nomina a consigliere della commissione antimafia, promossa da Rosy Bindi, intervenne il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, che oltre a ribadire la sua stima nei confronti di Gratteri, disse (qui habet aures audiendi, audiat): «I politici fanno i politici ed i magistrati fanno i magistrati. I migliori di noi devono continuare a fare i magistrati, poi ognuno è libero di fare le proprie scelte. Quando un magistrato entra in politica non può poi tornare a fare il magistrato».

Franco Roberti
Franco Roberti

Una polemica velata sul continuo andare dietro alla politica di Gratteri. Come a dire: caro Gratteri, se hai deciso di scendere in politica sei libero di farlo, ma devi dichiararti, non si può stare con un piede di qua e uno di là. E’ l’etica che lo impone. Fai la tua scelta, ma sappi che una volta fatta sarà irrevocabile.

Una considerazione che ritorna ancora oggi. Se Gratteri ha deciso di scendere in politica ha l’obbligo di dirlo. Perché ne va della credibilità dell’azione giudiziaria della procura che oggi dirige.

Chi ci garantisce che Gratteri quando trova l’intercettazione di Magorno che confessa di essere affiliato al clan Muto si comporta come Legge vuole? Chi ci garantisce che Gratteri di fronte alle tante chiamate in correità di Occhiuto in gravi reati, si comporta come Legge vuole? Porsi queste legittime domande è forse offendere il magistrato?

Non penso, altrimenti dovremmo pensare che i padri e le madri costituenti quando separarono i poteri lo fecero solo per offendere Gratteri. La Costituzione parla chiaro: o fai il magistrato o fai il politico. E la continua “commistione” con il PD pone Gratteri in un stato di ambiguità che la procura antimafia non si può permettere.

Lo so che Gratteri ci risponde sempre per interposta persona, ma questa volta sarebbe bello se rispondesse senza mezzi termini e direttamente a noi: quello che vogliamo chiedergli è se da qui a qualche dozzina di mesi ha intenzione di candidarsi a qualche carica politica.

Un suo si o un suo no rasserenerebbe gli animi dei tanti che con la sua venuta si aspettano una vera è propria rivoluzione giudiziaria. Se chiedere questo e dal suo eventuale silenzio ricavarne ipotesi che non piacciono a qualche altro giornale, significa essere dei criminali, allora vuol dire che mi faccio vanto di questo.

GdD