I guai di Santiago Calatrava: 3 milioni di danni per il palazzo di Oviedo. E non è un caso isolato

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di Alessandro Oppes

Fonte: Repubblica

MADRID – Geniale ma inaffidabile. La cattiva fama continua a perseguitare Santiago Calatrava al punto da oscurare, sempre più spesso, il suo prestigio di star architect di livello planetario. L’ultimo incidente è la condanna, confermata dal Tribunale Supremo spagnolo, al pagamento di un indennizzo di quasi 3 milioni di euro a un promotore immobiliare di Oviedo per “negligenza” nei lavori di costruzione del palazzo dei congressi del capoluogo asturiano.

Un’opera nata male e cresciuta peggio, tra polemiche per l’ubicazione (sorge in mezzo a un orrendo quartiere di case popolari), incidenti di percorso come il crollo di una gradinata durante la realizzazione e la sostituzione in extremis della tettoia semovente con una fissa.

Un turbine di contestazioni che, per l’architetto originario di Valencia (da tre anni e mezzo con residenza fiscale a Zurigo) non è il primo e non sarà l’ultimo. Proprio nella sua città, dove ha lasciato un segno indelebile con la Ciutat de les Arts i les Ciències, è da tempo bersaglio di critiche feroci. Nell’epoca del gigantismo e della speculazione immobiliare, i governi locali del Partito Popolare gli assegnarono l’incarico di progettare il maxi-complesso culturale nell’area prosciugata dove un tempo scorreva il fiume Turia: vent’anni di lavori per un costo di 1 miliardo e 300 milioni di euro, oltre quattro volte il preventivo iniziale.

Per non parlare dei difetti di fabbricazione: umidità, infiltrazioni d’acqua, la copertura in ceramica del Palau de les Arts venuta giù pezzo per pezzo (Calatrava si è poi dovuto occupare di pagare la riparazione). Solo l’ultimo spreco è stato in parte evitato: tre grattacieli – uno sarebbe stato il più alto di Spagna – che dovevano completare la Ciutat. Il piano è stato scartato, ma l’architetto ha comunque incassato 15 milioni per il progetto.

Il sovrapprezzo è una costante delle opere di Calatrava. L’ultimo caso, non esente da polemiche, è quello del cosiddetto Oculus, l’imponente hub per i trasporti a forma di uccello preistorico appena inaugurato (ma non ancora completato) nell’area newyorkese di Ground Zero, all’ombra della fiammante Freedom Tower: quindici anni di lavori – più che per il grattacielo – e una spesa di 4 miliardi di dollari, il doppio rispetto alle previsioni iniziali.

A Malmoe, in Svezia, il sogno di una cooperativa socialdemocratica di poter veder nascere un complesso di appartamenti popolari d’autore si è trasformato in un incubo per i promotori. Il costo del celebre grattacielo Turning Torso è lievitato al punto da far finire nei guai il capo della cooperativa, processato per truffa. Per Calatrava nessun problema: la torre è stata trasformata in una residenza per milionari.

La difficoltà di far coincidere il prezzo finale con il preventivo è ben nota anche a Roma. La Città dello Sport (fantasma) di Tor Vergata, conosciuta anche come le “Vele di Calatrava”, mai completata per i Mondiali di nuoto del 2009, è già costata 200 milioni di euro. Ce ne vorranno almeno altri 400 se si deciderà di proseguire i lavori, nell’eventualità che la capitale ottenga l’organizzazione delle Olimpiadi 2024.

A Venezia, i grattacapi che da anni affrontano con il Ponte della Costituzione sono del tutto simili a quelli che turbano i sonni dei cittadini di Bilbao da quando è stato inaugurato il Zubizuri: due ponti, uno sul Canal Grande l’altro sul fiume Nervión, che hanno entrambi l’infelice caratteristica, per la loro struttura in vetro, di trasformarsi nelle giornate di pioggia o con le gelate invernali in trappole simili a scivolose piste di pattinaggio. I baschi si sono inventati una copertura “salvavita” tipo moquette, pare che sulla laguna pensino di copiare la soluzione.