Guarascio, il Cosenza Calcio e quella tifoseria portata finita

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La prima volta che ho visto Guarascio, a pochi mesi dall’ennesimo fallimento targato Peppuccio, non vi nascondo che mi ispirava simpatia, anche se tutti sapevano che Occhiuto gli aveva praticamente imposto di “prendersi” il Cosenza in cambio dell’appalto dei rifiuti.

Sapevamo che avremmo dovuto ripercorrere l’inferno della serie D ed eravamo preparati a tutto, con la consapevolezza di avere in area tecnica un tifoso, un appassionato come Stefano Fiore. Ma Guarascio non è un personaggio semplice, tutt’altro. Del resto, uno che ha creato il suo impero ha certamente un’intelligenza superiore e, con tutto il rispetto, del calcio non gliene può fregar de meno, anche se i suoi modi sono sempre stati educati e delicati. Con tutti: anche con chi l’ha attaccato e magari ancora l’attacca più o meno apertamente. E anche con chi faceva parte dell’originario gruppo societario: sono partiti addirittura in nove e, alla fine, è rimasto solo lui…

Anche Stefano Fiore si è accorto ben presto che con Guarascio non avrebbe legato a lungo e i loro tira e molla sono diventati talmente imbarazzanti che il Cosenza, in quella stagione, 2011-12, ha cominciato a perdere tanti, troppi colpi fino al punto di esonerare l’allenatore senza il parere dell’area tecnica. Una situazione da anarchia totale, che ha portato ugualmente alla vittoria dei playoff ma non all’auspicato ripescaggio con connesso ritorno in Serie C. Tutto rimandato, certo, ma con un’altra stagione allucinante passata a vedere Fiore e Guarascio “giocare” come fanno cane e gatto, con una variante: il patron aveva individuato un perfetto parafulmine, l’ad Domenico Quaglio, che si prendeva tutte le bestemmie e gli improperi lasciando intonso il numero uno. Un teatrino indecoroso, che ancora una volta impedirà al Cosenza di vincere il campionato ma che, almeno, si tradurrà nel ripescaggio a tavolino in Seconda Divisione, l’ultimo anno di questa categoria.

Rotto il rapporto con Fiore, non andrà certo meglio quello con Ciccio Marino e meno male che quell’anno, per centrare il passaggio alla Serie C unica, bastava classificarsi tra le prime otto. Un gioco da ragazzi, certo, ma un’altra annata andata avanti tra mille polemiche con un Centenario passato a chiedere: facciamo questo, facciamo quest’altro per poi non fare praticamente nulla… Evitando di far spendere denari al presidente. Sì, perché Guarascio, con tutto il rispetto e con tutta l’educazione, non è mai andato oltre la cifra prevista. Sempre quella: un milione. Una specie di signor Bonaventura di estrazione moderna. Niente voli pindarici, niente passione, solo pragmatismo, qui non si scherza, ci sono soldini in mezzo e per il patron, sempre con rispetto e con educazione, i soldi sono tutto.

Conquistata finalmente la Serie C, non ho mai pensato neanche per un attimo che Guarascio pensasse davvero di riportare il Cosenza in B, non gli passava e non gli passa per la testa neanche per fare uno scherzo. Siamo sempre al solito milione, nel frattempo abbiamo cambiato altri tre direttori sportivi (Meluso, Cerri e Valoti) e siamo arrivati anche prima alle soglie dei playoff e poi addirittura a giocarli ma senza mai neanche sfiorare il sogno. Finanche vincendo una Coppa Italia di Serie C ma anche quella senza passione, senza voli pindarici. Con una tifoseria sempre più disamorata e disaffezionata, come diciamo a Cosenza “portata finita”… E il problema è che questo qui, sempre rispettoso ed educato, ha vinto la gara per altri cinque anni e dovremo sopportarlo ancora per un bel po’.

Ora, io non sono e non sarà mai un estimatore dei Pagliuso ma se all’epoca della sua presidenza, durata dal 1994 al 2003 e quindi quasi 10 anni, la tifoseria gli ha fatto, con decenza parlando e anche con poca educazione, un mazzo così, per aver tenuto comunque il Cosenza dieci anni in Serie B con la parentesi di una retrocessione e di una immediata risalita, che cosa dovrebbe fare adesso a Guarascio? Ma, si sa, le cose cambiano, le tifoserie pure e anche gli imprenditori. Sempre con rispetto ed educazione, si capisce. (g. c.)