Hanno lasciato morire il piccolo Giancarlo: 8 ore di udienza in Tribunale

Otto ore di udienza per ascoltare sei testimonianze. Il processo per la morte del piccolo Giancarlo Esposito, annegato nella piscina comunale di Campagnano, entra sempre di più nel vivo. Sono imputati Carmine Manna, titolare dell’impianto e le educatrici Franca Manna, Luana Coscarello, Martina Gallo e Ilaria Bove. 

Il pm Mariafrancesca Cerchiara dovrà convincere il giudice Marco Bilotta che sono stati loro a causare la morte del piccolo Giancarlo per negligenza, imperizia e per il mancato rispetto di ogni elementare norma di sicurezza in un impianto sportivo.

Alla sbarra c’è un personaggio potente della società cosentina come Carmine Manna, imprenditore ed ex assessore così rispettato ed influente da non aver subito il sequestro della struttura neanche per un minuto. Per non parlare di tutti i ritardi nelle indagini.

Ma prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.

L’udienza di oggi ha stabilito che il primo a prestare soccorso al piccolo Giancarlo è stato Francesco Castellani. Era il responsabile dei giochi per i bambini a terra ovvero prima e dopo le esercitazioni di nuoto del programma“Kindergarden”, curato da Francesca Manna. Si trovava lì quella maledetta mattina del 2 luglio 2014 per posizionare i giochi e assicurare l’intrattenimento necessario ai tanti bambini presenti (una cinquantina).

Castellani aveva già deposto nell’ultima udienza. Il pm Cerchiara e gli avvocati Ugo Le Donne, Francesco Chiaia ed Ernesto d’Ippolito avevano cercato di capire dal teste se fossero stati predisposti i necessari accorgimenti per la sicurezza dei bambini.

“Non mi hanno mai parlato di sicurezza dei bambini – aveva affermato con estrema convinzione Castellani -. Né la proprietà ovvero Carmine Manna né tanto meno la responsabile del programma Francesca Manna”. 

piscina campagnanoCastellani aveva anche riferito di aver visto il bambino “quando era già morto”. Nel momento in cui il testimone si è accorto che stava accadendo qualcosa di molto grave, “ho visto – ha detto – che non si muoveva, aveva gli occhi aperti e non respirava già più”.

Successivamente, quando gli è stato chiesto se avesse parlato con qualcuna delle istruttrici, Castellani ha affermato che Martina Gallo (istruttrice di nuoto), Ilaria Bove e Luana Coscarello gli avrebbero riferito di essere “girate di spalle” quando Giancarlo è andato a fondo e di essere intervenute quando hanno visto il corpo del bambino in quella posizione.

Oggi il pm e gli avvocati hanno chiesto ad uno dei testi, Lorenzo Zicarelli, di precisare se effettivamente Castellani è stato il primo a prestare soccorso a Giancarlo e la risposta è stata dubitativa. Purtroppo Castellani non ha né il brevetto per istruttore di nuoto nè tantomeno quello di assistente bagnante e dunque non aveva neanche i requisiti per farlo. Ma tant’è.

L’unico assistente bagnante presente nella piscina quel maledetto giorno era Martina Gallo (stesso nome e cognome dell’istruttrice), che però non era addetta alla vigilanza dei bambini dell’età di Giancarlo. Oggi è stata chiamata a rispondere sugli elementi fondamentali della sua professione e l’aspetto paradossale che ne è venuto fuori, ha lasciato in molti con l’amaro in bocca.

Quando le è stata chiesta la differenza tra gli attrezzi “antiannegamento” come per esempio i giubbini di salvataggio e gli attrezzi “antiaffondamento” come i braccioli, Martina Gallo non è stata in grado di rispondere correttamente. Eppure stiamo parlando dell’unico assistente bagnante presente in piscina quel giorno.

gianca Come poteva salvarsi Giancarlo? 

Francesco Fasanella, istruttore di nuoto, era stato chiamato per dare manforte ai colleghi, dato l’afflusso massiccio di bambini. Ha cercato di spiegare in maniera razionale l’organizzazione di quel giorno e ha confermato che per Giancarlo e gli altri bambini, la responsabilità era di Martina Gallo (istruttrice), Ilaria Bove e Luana Coscarello. Ed è stato lui a chiamare il 118 affermando all’operatrice che il bambino aveva acqua nei polmoni.

Sono stati ascoltati anche due consulenti della procura, Luca Chianelli e Pierfrancesco Rocca. 

Chianelli è il consulente che si sta occupando di visualizzare le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza. Ha riferito di aver trovato uno sfasamento temporale di un’ora e di non saperne spiegare le motivazioni.

Rocca ha riferito invece che la struttura era fatiscente e senza nessun tipo di attrezzatura sanitaria, tanto che lo denunciò ai carabinieri del Nas, che stilarono un verbale.

Si ritorna in aula il 21 ottobre.