I Cattolici e la Dc: don Carlo De Cardona e don Luigi Nicoletti

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Don Carlo De Cardona e don Luigi Nicoletti sono i principali pionieri e artefici dell’impegno politico dei cattolici cosentini.

De Cardona, nato a Morano Calabro nel 1871, viene ordinato sacerdote nella diocesi di Cassano nel 1895 e dopo tre anni viene chiamato dall’arcivescovo di Cosenza mons. Camillo Sorgente come suo segretario personale.

In questo periodo De Cardona comincia il lungo cammino pastorale che di lì a poco lo porterà a interessarsi alle problematiche sociali del territorio, come il totale asservimento delle fasce deboli del proletariato ai ricchi possidenti e la lotta contro l’usura che ne derivava.

Nel 1898 fonda la rivista “La Voce Cattolica”, nel 1901 la Lega del Lavoro e, al fine di concedere un servizio di efficiente credito bancario soprattutto agli agricoltori, fonda nel 1902 la Cassa Rurale Cattolica di Cosenza, prima di una lunga serie che verranno costituite fra le province di Cosenza e Catanzaro.

La massoneria cosentina si accorge della crescita delle organizzazioni cattoliche e inizia a occuparsi di don Carlo. Prima lo deride, ritenendo vani i suoi sforzi; quando poi si accorge dei risultati positivi del suo impegno, inizia contro di lui una lotta accanita ma senza riuscire a fermarlo.

De Cardona, attraverso la sua rivista, scende spesso in polemica anche con i socialisti e Pietro Mancini, a un certo punto, non gliele manda a dire.

“… Don Carlo De Cardona fa magnificamente il suo mestiere: quello di screditare, ad onore e gloria delle istituzioni clerico-massoniche che ci reggono, l’azione e l’opera socialista… Incominciò col leccarci le zampe e col far da soffione alle nostre prime audaci battaglie. Ed ora eccolo lì pronto a sputare dove prima aveva baciato. A questo prete permaloso che credeva aver definitivamente rinvilita l’anima della nostra classe operaia nel lezzo della menzogna chiesastica, la nostra virile e aspra affermazione del 1° Maggio ha messo addosso un timor livido e folle. Il pover’uomo ha fiutato che qualche cosa, a cui era attaccata la sorte della sua propaganda, incominciava a putrefarsi. E colla consueta ciurmeria ha qualificato di borghese la nostra manifestazione… Ma il nostro attaccamento alla classe operaia, contrariamente al suo, non ha nulla di mercantile…”.

(Pietro Mancini, “Il Partito Socialista Italiano nella provincia di Cosenza”)

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DON LUIGI NICOLETTI

Don Carlo insegna per vari anni nel seminario di Cosenza e riunisce intorno a se un nutrito gruppo di giovani sacerdoti, tra i quali emerge don Luigi Nicoletti.

Nicoletti, nato a San Giovanni in Fiore nel 1883, viene ordinato sacerdote a ventitré anni, nel 1906.

Durante i primi anni di permanenza a Cosenza, gli anni del Non Expedit, su don Luigi convergono i consensi e la stima dei cattolici vicini alla Lega del Lavoro, che trovavano voce ne “L’Unione”, foglio fondato da don Carlo De Cardona qualche anno prima. Nel 1910 don Luigi Nicoletti è eletto consigliere provinciale per il mandamento di San Giovanni in Fiore.

Nel 1914 viene chiamato al seguito di don Sturzo a far parte del Comitato per il Mezzogiorno dell’Unione Popolare dei Cattolici Italiani. Nel 1919 fonda a Cosenza insieme a don Luigi Nicoletti e Federico Sorbaro, il Partito Popolare Italiano in Calabria.

Il nascente regime fascista, approfittando della contrarietà di alcuni settori del clero locale che ne avversavano le ideologie, significa per De Cardona, già consigliere comunale e provinciale, un progressivo allontanamento dalla vita politica e sociale finché il governo lo pone al confino nel 1934.

Anche don Luigi Nicoletti è stato attivo antifascista, ponendosi alla guida dei Popolari cosentini nel contrasto al fascismo e durante il regime è incaricato per la diocesi come assistente di Azione Cattolica, della Fuci e dei Laureati Cattolici.

Nel 1921, dalle pagine del settimanale diocesano Parola di Vita, che dirigeva, inizia una dura opposizione al partito fascista e nell’ottobre del 1924, dopo l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, assieme ad altri consiglieri provinciali dei partiti di opposizione di Cosenza, firma un forte ordine del giorno di protesta, dichiarando la loro irriducibile opposizione verso il governo e il regime fascista.

Dal 1935 inizia a scrivere una serie di articoli contro l’invadenza della propaganda nazista contraria alla Chiesa. Fortemente ironici e durissimi i suoi interventi prima dell’avvento delle leggi razziali, sul settimanale cattolico da lui diretto, tra i pochi esempi di condanna esplicita dell’antisemitismo nel panorama giornalistico calabrese. L’imponente produzione di questi scritti non passa inosservata ai gerarchi del regime e don Nicoletti fu vittima di una feroce campagna stampa sul giornale Calabria fascista, fino ad essere allontanato dalla Calabria, con un trasferimento d’ufficio del reverendo professore dal liceo classico Telesio di Cosenza a quello di Galatina, in Puglia.

Anche don Carlo De Cardona è costretto a trovare riparo a Todi, dove vive fino al 1940 nella casa di suo fratello.

Alla caduta del fascismo e con la nascita della Democrazia Cristiana, nel 1943 don Luigi Nicoletti è stato fondatore del Comitato Esecutivo Provinciale del partito a Cosenza e viene eletto segretario provinciale. In quegli anni fonda e dirige il settimanale Democrazia Cristiana. Sempre nel 1943 prende parte al Comitato Provinciale di Liberazione, insieme a Pietro Mancini e Fausto Gullo.

Don Carlo De Cardona, ritornato a Cosenza, vi rimane fino al 1949, non venendo peraltro eletto ad incarichi politici anche per l’aggravarsi del suo stato di salute.