I dieci piccoli indiani di Mario Occhiuto

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Il sindaco Mario Occhiuto fa filtrare attraverso i suoi media di riferimento le sue scelte per il cosiddetto staff ovvero i suoi collaboratori più stretti, quelli di fiducia, che per un motivo o per un altro non ha potuto inserire tra gli assessori o tra i dirigenti.

Stamattina in città si vociferava che Occhiuto potrebbe chiamarne addirittura dieci.

Insomma, possiamo capire che il sindaco abbia bisogno del segretario, del capo gabinetto, del portavoce, diciamo pure di un altro paio di cervelli più o meno pensanti da mettere agli affari legali ed economici ma già arrivando a cinque unità ce ne sarebbero tanti e invece pare che si arrivi addirittura a dieci.

Da sinistra: Cannizzaro, il questore Anzalone, Occhiuto e Potestio
Da sinistra: Cannizzaro, il questore Anzalone, Occhiuto e Potestio

Tra questi, com’era facilmente prevedibile, spicca la riconferma del capo gabinetto Carmine Potestio, nonostante l’avviso di garanzia ricevuto per l’inchiesta sulle ditte amiche e sugli appalti spezzatino. E se Luciano Vigna ha una condanna in primo grado per la quale ha responsabilità molto relative, non si può certo dire che Potestio non c’entri niente con la grande abbuffata degli affidamenti diretti. Ovviamente per parare il culo ad Occhiuto.

E così il sindaco, pur di indennizzarlo, non solo non lo scarica ma mette il suo corpo a scudo del suo fedelissimo. Una bella dimostrazione d’affetto e anche di paraculismo, visto che se “canta” Potestio, Occhiuto sarebbe messo veramente male.

La Catizone
La Catizone

Leggendo il giornale di Occhiuto, abbiamo poi avuto conferma che Evelina la patatina, al secolo Eva Catizone, sarà posizionata vicino all’ufficio di Jole Santelli. Non si scrive che sarà la sua segretaria tuttofare ma ci manca poco con buona pace delle smentite senza senso del neo vicesindaco, che non avrebbe voluto la mortificazione della patatina, già sbertucciata a più non posso per le sue piroette politiche.

E poi ci sono fedelissimi come Giuseppe Cirò, Geppino De Rose, il vegliardo Lucio Sconza (che ha un contratto perpetuo col suo pupillo), l’ingegnere Marcello Falbo, la portavoce Iole Perito e, udite udite, addirittura Giuseppina Sabato, la donna del decoro urbano, che a quanto pare sarebbe in procinto di fare il grande passo.

Sono otto, come i lettori più attenti avranno notato, ma gli altri due o ci saranno sfuggiti o comunque verranno intruppati ugualmente e il pensiero, guardando il numero, vola ai “dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. Non per voler essere macabri a tutti i costi, ma uno che chiama dieci persone di staff, secondo voi, quale riferimento culturale può beccarsi se non questo qui?

Ed ecco il nostro omaggio: la traduzione della poesia che sintetizza il romanzo giallo scritto dalla Christie, e che ha ispirato versioni cinematografiche, televisive e teatrali del capolavoro di Agatha Christie. Il romanzo giallo fu pubblicato in Gran Bretagna nel 1939; in Italia uscì per la prima volta nell’agosto 1946 con il titolo …E poi non rimase nessuno. Con il suo sensazionale record di 110 milioni di copie, è il libro giallo più venduto in assoluto.

PS: la traduzione letterale di “ten little niggers” è “dieci poveri negretti”…

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