I fratelli Gentile e la giustizia: dalla Carical a Calabria Ora

Il rapporto dei fratelli Gentile con la giustizia è sempre stato altamente produttivo, visti e considerati i loro variegati interessi.

Dai tempi del crac della Carical (Tonino fu arrestato ma poi ne uscì “pulito” come il volo del gabbiano a cui si ispira), i Gentile sono stati attenzionati più volte dalla magistratura ma non ne sono mai usciti scalfiti. E sono passati indenni da Twister, nonostante le prove raccolte da Facciolla, da Why Not e finanche dall’inchiesta sull’Aterp nella quale Pino Gentile parla apertamente di carte da aggiustare con Oscar Fuoco. In molti, poi, prevedono che si arriverà presto alla prescrizione per le vicende legate all’edilizia sociale, nelle quali compa’ Pinuzzu è impelagato fino al collo per l’annullamento del bando e la sua successiva riscrittura. Con uno spreco di fondi pubblici vergognoso. La procura di Catanzaro è arrivata quasi al limite del termine previsto per la prescrizione e, a quanto pare, tutto ancora tace. Niente da fare.

Si dice che il pentito Adolfo Foggetti parli anche di loro nei verbali della Dda ma è troppo poco ancora per ipotizzare clamorosi colpi di scena.

L’AFFARE CARICAL

L’unico passo falso, fino ad oggi, Tonino il gabbiano lo commise a metà degli anni ‘80 quando fu arrestato (ma poi prosciolto) per una storia legata alla Cassa di Risparmio della Calabria e della Lucania: il capo della Mobile di Cosenza era Nicola Calipari, il giudice istruttore si chiamava Nicola Gratteri.

Nel 1979 all’interno del Psi si consuma una crisi profonda tra i vari gruppi dirigenti. Del caos ne approfitta Tonino Gentile, abile a tessere accordi e alleanze, che diventa a 29 anni il più giovane segretario provinciale del Psi dei tempi d’oro. Un ruolo mica male che gli permette di estendere i suoi rapporti dalla città al territorio. Ma è solo il primo passo.

All’epoca delle lottizzazioni erano i partiti a indicare i membri del Cda degli istituti bancari e il Psi indica per la Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania appunto Tonino Gentile, c’è chi dice all’insaputa del gruppo dirigente. Qui si consuma il primo grosso strappo tra Mancini e Gentile che intanto, dalla postazione del Cda Carical, comincia a tessere nuovi rapporti, questa volta con il gruppo che fa capo a Riccardo Misasi e alla Dc cosentina, che nell’istituto di credito calabro-lucano ha un peso forte.

L’attuale senatore del Ncd si dedica quindi a fidi e mutui fino al crac della Carical.

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E’ il 1987 quando un giovane pm di Locri, Nicola Gratteri appunto, spicca un ordine di arresto per Tonino Gentile e gli altri vertici della banca.

L’ipotesi di reato è di appropriazione indebita aggravata. Alla Jonicagrumi di Caulonia, infatti, furono concessi fidi facili per 47 miliardi, che si tradussero in una perdita secca per l’ istituto di credito calabro-lucano.

Vengono rinviati a giudizio in quindici: Francesco Sapio, democristiano, uomo di fiducia del ministro Misasi, all’ epoca presidente della banca, i membri del comitato di gestione che avevano approvato le operazioni di fido, cioè i socialisti Luigi Bloise, ex senatore e vicepresidente e Antonio Gentile, e i democristiani Francesco Samengo e Mario Mancini. E ancora il direttore e il condirettore generale, Alvaro Jannuzzi e Vincenzo Serafini, il vicedirettore Raffaele Jacoe e alcuni funzionari (Francesco Lione, Corrado Plastina, Paolina Surace) che avevano istruito la pratica con parere favorevole, e i tre revisori dei conti: Angelo Albano, Salvatore De Simone (ex senatore comunista), Renato Scarnati, perché non avevano effettuato i dovuti controlli.

Dopo qualche mese, essendo intervenuta una sentenza della Cassazione secondo cui i banchieri pubblici non sono imputabili del reato di peculato aggravato, lo stesso magistrato sollecitava al giudice istruttore Marcello Rombolà di concludere l’ indagine con un non doversi procedere.

L’insabbiamento aveva avuto la meglio.

Si fece solo un processo-farsa che si concluse, come da copione, in una bolla di sapone.

Prima che cominciasse e prevedendone l’esito, Giacomo Mancini aveva interrogato il mininistro del Tesoro per sapere se la banca calabro-lucana aveva provveduto a tutelarsi in giudizio, perché, a suo avviso, c’ era un aperto tentativo di minimizzare le responsabilità politiche e personali del gravissimo dissesto bancario, con l’ occultamento organizzato delle azioni giudiziarie in corso. Dalla Carical ovviamente nessun commento.

Questo è stato il passo falso per il quale Tonino Gentile ha rischiato di più ma ce ne sono ancora altri di cui dar conto.

CALABRIA ORA E GLI INCARICHI A GAETANO

Tonino il gabbiano dice di essere uscito dall’ inchiesta sul blocco della rotativa di Calabria Ora. Ma è falso perché Umberto De Rose è stato rinviato a giudizio. E chi lo aveva bloccato il giornale? Non certo lo stampatore…

E sulla questione incarichi legali: è vero che la posizione del figlio Andrea è stata archiviata ma Gianfranco Scarpelli e l’avvocato Gaetano di Paola, che ha avuto 416 incarichi e che divideva tutto con i Gentile, sono stati rinviati a giudizio ed è in corso la causa. E non sono stati certo loro a farsi “incaricare”.

Riuscirà il loro santo in paradiso a fermare tutto ancora una volta?