I genitori del piccolo Giancarlo: “Vi diciamo noi chi è Carmine Manna”

Carmine Manna

Mimmo Esposito e Alessandra Gozzi sono i genitori del piccolo Giancarlo che, poco più di due anni fa, ha smesso di vivere nelle fredde acque della piscina di Campagnano per l’incuria e l’impreparazione (secondo le indagini fin qui qui condotte) di chi avrebbe dovuto vigilare e la strategia operativa (vedi utilizzo di vasche non idonee e la totale assenza di presidi di primo soccorso) messa in atto dal gestore dell’impianto, Carmine Manna.

Il signor Manna fino a qualche mese fa è stato anche assessore della vituperata (e perfettamente inutile) giunta Occhiuto e rappresenta uno dei potentati economici della città che vengono vergognosamente protetti dalla procura della Repubblica di Cosenza.

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Sì, perché Carmine Manna non è solo un ex assessore e consigliere comunale ma è anche presidente della CO.GE.I.S (Consorzio Cosentino Gestione Impianti Sportivi per la gestione della Piscina Comunale di Cosenza, di Lamezia Terme – fino al 2012- di Malito, Villapiana, Serra San Bruno), amministratore Delegato di “4BT srl” (For Building Trade –  società di partecipazione – capofila – per implementazione aziende estere  produzione di Travi Solai e Colonne Prefabbricate a Cosenza), amministratore delegato della società “Emirates Italian For Building Trade LLC” (con sede ad Abu Dhabi) e presidente di “T&GM srl” (Techonologies Global Management – Azienda di servizi)

Da qualche mese Mimmo e Alessandra hanno deciso di rivolgersi a Iacchite’ per aprire gli occhi a tutti i cosentini e per spiegare chi è veramente Carmine Manna.

Che rapporti avete con il signor Manna?

“All’epoca della tragedia, si è limitato ad inviarci le proprie condoglianze mediante raccomandata e, come allora, continua a sostenere la tesi del malore del nostro bambino, sebbene il triste rito dell’autopsia, abbia dimostrato la morte per asfissia meccanica da annegamento in acqua dolce. Il signor Manna, inoltre, ha ferito ulteriormente la nostra sensibilità, impedendoci, nel periodo di Natale, l’affissione di un cartellone 6×4 (commissionato ad apposita agenzia, responsabile, anche, della messa in opera) attraverso il  quale, il nostro Giancarlo, senza offendere o accusare alcuno, formulava gli auguri a tutte le mamme e i papà invitandoli a starci vicini, almeno col pensiero. Se aggiungiamo i lunghi tempi per l’inizio del processo, il nostro stato d’animo (seppur supportato da parenti e amici che ci vogliono bene) ha risentito, ogni giorno di più, della convinzione che chi ha il potere schiaccia, in qualche modo, la vittima indifesa. E, questo, purtroppo vale non solo per noi”.

Che cosa vi ha spinto a rivolgervi a Iacchite’?

“Aver visto l’inizio della campagna elettorale del signor Manna, con la quale si descrive addirittura come un eroe dei nostri tempi. Un vago sentimento intriso di conflitti interiori ci ha pervaso l’animo… ci sentiamo, infatti, quasi fuori posto nel tempo e nello spazio in cui proviamo a vivere. Si, perché, vedete, la  Società (quella con la “S” maiuscola, appunto) plaude alle varie “Ragion di Stato” e ossequia gli “eroi” che vanno difesi e tutelati, in base al principio del bene collettivo che prevale sull’interesse personale… Quindi è “normale” che una persona come l’illustrissimo (a giudicare dal suo palmarès) Carmine Manna abbia, quasi, il “dovere” di proporsi per un bagno di folla… E allora, quello che è successo al nostro piccolo Giancarlo, paradossalmente, diventa (sempre agli occhi di quella Società con la “Esse” maiuscola) quasi un fastidio, alla stregua di una deiezione di colombo su un candido doppiopetto. Il fatto che nostro figlio (secondo il parere del consulente della procura, che ha effettuato l’autopsia) sia affogato, perde di significato relativo, di fronte al troneggiare di “belle presenze” alla vetrina del Potere…

Tutto questo ci ha fatto consapevolizzare un’altra realtà: chi subisce, come noi, viene un po’ alla volta dimenticato (così come, l’evento stesso, viene inserito in una sorta di scontata normalità) mentre chi sta ai piani alti del Paradiso, continua, acclamato (?!?) la sua corsa… Ecco, quando abbiamo visto questa ulteriore dimostrazione di strafottenza e oseremmo dire di onnipotenza, ci siamo decisi a rivolgerci a voi di Iacchite’. Il nostro non vuole essere un urlo vendicativo ma, semmai, una spinta a riflettere sull’assurdità della vita”.

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Immagino che tutto l’evolversi dell’inchiesta da parte di una procura che sta lì solo per servire i potenti e i loro affari sia stato e continui ad essere una farsa. 

“Dalle perizie effettuate da periti della Federazione Italiana Nuoto, è risultato che le piscine utilizzate il giorno in cui nostro figlio ha esalato l’ultimo respiro nelle acque della struttura sportiva gestita dalla COGEIS, non fossero idonee ad accogliere bambini. E’ un fatto gravissimo eppure per la procura e per i potentati di questa città, diventa un dettaglio da poco, al pari della scoperta che il personale non fosse qualificato e che non fosse presente materiale idoneo per il soccorso…

piscina campagnano

Ed inoltre, noi immaginiamo che, di fronte a legittime domande del tipo: “Ma scusate, come mai, la Piscina di Campagnano non è stata sequestrata neanche un minuto, dopo il tragico incidente? E, di grazia, si potrebbe conoscere il motivo per cui i filmati delle telecamere a circuito chiuso che inquadravano la vasca incriminata, sono stati sequestrati solo molti giorni dopo l’avvenuto incidente?” la probabile risposta potrebbe ricordare quello che molti hanno ascoltato dalla declamazione della Divina Commedia e che, più o meno, risuonerebbe così: “Vuolsi così, colà dove si puote… e più non dimandar!”.

famiglia granieri

Spiegateci a che punto è arrivato il processo, spiegateci con quali vergognosi espedienti quel buffone del procuratore Granieri e quegli invertebrati dei suoi sostituti hanno preso in giro voi e tutta la città di Cosenza.

“Soltanto nei mesi scorsi, in coincidenza con la messa in quiescenza (pensione) dell’ormai ex procuratore Granieri, abbiamo potuto assistere alle prime “vere” udienze del processo che vede coinvolto, fra gli altri, COME IMPUTATO, anche il “nostro eroe” (sempre a giudicare dalla sua presentazione) Carmine Manna.  E ci troviamo a concludere che il turbinio degli eventi quotidiani che coinvolgono anche le donne e gli uomini di buona volontà, mettono la sordina alle nostre lacrime versate, alle notti insonni e ai giorni vuoti, (spesi alla ricerca di un perché capace di vincere la voglia di morire, anche noi, con lui!) e amplificano, di fatto, i (dis)valori e le gesta di chi si presenta lindo e pinto, senza avere mai sentito il bisogno, non diciamo di chiederci scusa, pubblicamente, per ciò che è accaduto ma, almeno, di spiegare il perché (per esempio) non abbia deciso di autosospendersi, cautelativamente, dalla gestione della piscina in cui nostro figlio ha perso la vita per un evento oggetto di giudizio penale che, come già detto, lo vede IMPUTATO!”.

Vi sentite figli di un dio minore?

“Ecco, questo è quello che siamo e che, cari amici, scoprireste di essere anche voi, se (e speriamo proprio di no!) doveste trovarvi in circostanze simili anche solo lontanamente a quelle che ci hanno visto coinvolti”.

Gabriele Carchidi