I giudici interrogano Patitucci: “Ero armato perchè qualcuno voleva uccidermi”

Francesco Patitucci

Si è svolta ieri davanti ai giudici di primo grado del Tribunale di Cosenza l’udienza a carico di Francesco Patitucci accusato di porto d’armi, ricettazione, e violazioni degli obblighi di sorveglianza speciale.

Patitucci era stato arrestato lo scorso 19 febbraio perché trovato alla guida, su viale Cosmai, di un auto senza patente ed armato di una pistola calibro 22. Un arresto che aveva destato qualche “sospetto” perché a segnalare la sua presenza lungo viale Cosmai fu una telefonata “anonima” giunta al 112.

Infatti i carabinieri giunti sul posto indicato dal telefonista anonimo trovarono Patitucci proprio dove era stato segnalato. E dopo una breve perquisizione lo trovarono in possesso della pistola. Portato in carcere, Patitucci rispose al Gip che in merito a quell’arma la sua intenzione era quella di sbarazzarsene. Non voleva più “detenerla” in casa per non mettere a rischio, in una eventuale perquisizione, i propri familiari.pistola

Ma nell’interrogatorio di ieri davanti al giudice di primo grado Patitucci cambia versione: dice che si era dotato dell’arma perché temeva un agguato in seguito ad una serie di misteriose sparatorie (di cui l’autorità giudiziaria non sa niente) avvenute in città che avrebbero coinvolto anche un parente del boss Franco Perna. E, visto il clima, girava armato.

Dunque Patitucci dichiara ai giudici che a Cosenza, da tempo, i nuovi boss emergenti erano sulle sue tracce per dargli una “lezione”, ma non spiega il perché. Lascia intuire una frattura sempre più profonda tra gli italiani e gli zingari. Ed è chiaro che la questione verte sul denaro. C’è chi parla di un forte ammanco di denaro nella “bacinella” comune di cui lui aveva la disponibilità.

L’interrogatorio di ieri di Patitucci assomiglia molto ad una confessione. Perché rivela di fatto circostanze che un boss “integerrimo” mai rivelerebbe ai giudici. Un boss che si rispetti non racconterebbe mai le proprie “rivalità” perché, oltre a significare implicitamente di essere impelagato in affari di mafia, sarebbe come indicare la pista da seguire agli inquirenti per risalire ai suoi rivali. Un boss di spessore tiene per se certe informazioni. Specie se riguardano fatti della “paranza”.

L’udienza, dopo le sue dichiarazioni, si è concentrata sulla “potenzialità” e le origini della pistola. Che, come abbiamo scritto, a tutto serve tranne che a difendersi. Una pistola che francamente si fa fatica a pensare come ad un’arma di difesa.

La prossima udienza è stata fissata per il prossimo 16 novembre e molto probabilmente, dopo la requisitoria dell’accusa, si arriverà alla sentenza.