#iostoconCiccio Modesto: i suoi bellissimi anni con il Cosenza Calcio

Ciccio Modesto con la maglia del Cosenza
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Il coinvolgimento di Ciccio Modesto nell’operazione della DDA di Catanzaro aveva lasciato di stucco la stragrande maggioranza dei cosentini. Qui a Cosenza il calciatore ha mosso i primi passi verso il calcio che conta e il ricordo che si ha di quel ragazzo è eccezionale.

Oggi finalmente gli viene restituita la libertà ma soprattutto la dignità di dire a testa alta che lui con questa vicenda non c’entra nulla.

Ciccio Modesto è nato a Crotone nel 1982 e il calcio ce l’ha avuto subito nel sangue. Proveniente da una famiglia umile ed operaia, già a 6 anni fa parte del settore giovanile dell’Unitaria guidata da Leo Megna e si vede subito che è di un altro pianeta.

A 12 anni, anno di grazia 1994, Ciccio Modesto arriva da Crotone per far parte del settore giovanile del Cosenza Calcio, riorganizzato sotto la supervisione del direttore generale Gianni Di Marzio e affidato a Ciccio Marino, che aveva da poco concluso la carriera di calciatore. Siamo appena entrati nell’era di Paolo Fabiano Pagliuso, che dopo aver lasciato il Cosenza all’alba degli anni Novanta acquisisce la società, definita all’epoca “patata bollente” e Dio solo sa quanti guai ha avuto anche l’ex presidente rossoblù, scagionato poi completamente dalle accuse di associazione mafiosa.

“Ho scelto Cosenza – ricordava Modesto in una intervista a “Il Crotonese” – perché era una squadra di Serie B dalla quale venivano lanciati parecchi giovani ma anche e soprattutto perché mia mamma mi voleva vicino casa. Io avrei voluto andare via dalla Calabria per crescere calcisticamente. Era una mia convinzione sbagliata perché è in Calabria che sono diventato un calciatore e Cosenza si è dimostrata la scelta giusta in ogni senso: a 12 anni ero vicino casa e stavo vivendo l’avventura della mia vita. Mi piaceva stare sul campo a fare il raccattapalle e vedere da vicino le partite e i calciatori di Serie B”.

Modesto, dopo aver giocato nei Giovanissimi e negli Allievi, entra nel giro della prima squadra allenata da Bortolo Mutti già nel 1999 quando non ha ancora 17 anni. E’ in questo periodo che entra in sintonia con la città e con la tifoseria rossoblù. Spesso va a mangiare all’Oasi di Padre Fedele e con gli ultrà si consolidano splendidi rapporti di amicizia.

Poi i successi con la Primavera rossoblù e nel 2001 il primo campionato “vero” tra i dilettanti in Serie D, con la Vibonese: 18 presenze da gennaio in poi e l’immediato ritorno alla casa madre.

Il Cosenza, dopo aver sfiorato la Serie A nella stagione 2000-2001, quando ha guidato la classifica per 9 settimane nel girone d’andata, ha deciso di dare spazio ai giovani. Del resto, la scelta di affidare la panchina a Gigi De Rosa andava proprio in quella direzione. E il primo giovane ad essere lanciato è proprio Ciccio Modesto, che sotto la guida di Ciccio Marino, ha bruciato le tappe ed è pronto per il grande salto.

Parte titolare, già dalla prima partita al San Vito contro il Cittadella e alla prima trasferta gioca addirittura a Marassi contro la Sampdoria. Modesto gioca da terzino sinistro, fluidificante come si diceva una volta. La velocità è il suo punto di forza: corre come un forsennato e su quella fascia “ci fa na singa” dicono subito i tifosi rossoblù. E aggiunge alla rapidità anche una buona tecnica: crossa bene e svolge al meglio anche la fase difensiva.

Il Cosenza 2001-02 In alto da sinistra: Paschetta, Di Sole, Apa, Strada, Lentini, Micillo. Accosciati: Modesto, Zaniolo, Moscardi, Giandebiaggi, Tatti
Il Cosenza 2001-02
In alto da sinistra: Paschetta, Di Sole, Apa, Strada, Lentini, Micillo. Accosciati: Modesto, Zaniolo, Moscardi, Giandebiaggi, Tatti

In quella squadra giocano talenti del calibro di Gigi Lentini e Pietro Strada, che erano arrivati l’anno prima ma anche i vari Giandebiaggi, Zaniolo, Apa, Parisi, Paschetta, Tatti, Giampaolo, Mendil. Insomma, una bella “squadretta”, che inizia col piede giusto collezionando la vittoria sul Cittadella (2-1: Zaniolo e Tatti su rigore), i pari con la Sampdoria (1-1: Zaniolo) e con la Ternana (2-2: doppietta di Zaniolo) e la vittoria di Pistoia (1-0: Strada). E Ciccio Modesto è titolare fisso e apprezzato, mette in mostra le sue qualità e non serve molto per pronosticargli un grande futuro.

Gioca così bene che si parla di un interessamento del Barcellona per lui. “Non so quanto fosse vero quell’interessamento – dirà tempo dopo Modesto – ma so di certo che per Cosenza-Ternana al San Vito c’erano osservatori della società spagnola”.

Subito dopo, però, il filotto svanisce, De Rosa viene esonerato e arriva Emiliano Mondonico, che conferma Modesto titolare e, anzi, lo spinge sempre di più verso la maturità e gli offre ancora tanti buoni consigli. La squadra, dopo una iniziale ripresa, che riporta i Lupi addirittura a ridosso della zona promozione, dopo le due vittorie esterne ad Ancona e proprio nella città di Ciccio, a Crotone (2-0, doppietta di Mendil), ripiomba nella crisi e si salverà solo all’ultima giornata vincendo ad Empoli e con Gigi De Rosa di nuovo in panchina.

Ed è proprio a Cosenza che conosce la sua futura moglie, Francesca Castiglia, figlia di Luisiano. 

Nel corso della stagione, Modesto si guadagna anche le prime convocazioni con l’Under 21 allora allenata da Claudio Gentile. “Stare in Nazionale è qualcosa di unico – ricorderà Modesto – come unico è il brivido quando si ascolta l’inno di Mameli. Per giunta, alla mia prima convocazione ero il più piccolo di tutti e la Domenica Sportiva mi dedicò un intero servizio”.

Da lì al grande calcio il passo è stato brevissimo e dal 2002 Ciccio Modesto ha vissuto intensamente la sua carriera, diventando una sorta di girovago del calcio che conta, indossando maglie prestigiose e giocando su tutti i palcoscenici più importanti.

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