Il cardinale Burke e la talpa della diocesi: ci scrive la Santa Sede

Il cardinale Burke a Scigliano (foto WDI)
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Nella giornata di ieri, quasi non credendo ai nostri occhi, abbiamo ricevuto questa comunicazione nientepopodimenoche dalla Santa Sede…

Egregio Sig. Direttore Carchidi,

Le scrivo a nome del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, P. Federico Lombardi, S.I.

La notizia da voi pubblicata nel giorno 11 novembre 2015 a proposito del Card. Bertello, è del tutto infondata.
Il Cardinale non è mai stato a Cosenza per informazioni su un caso di molestie su minori.

La invito a rettificare questa notizia assolutamente falsa.

Cordiali saluti,
Cristina Ravenda
Sala Stampa della Santa Sede

Gentile signora Ravenda, non abbiamo nessun problema a smentire la notizia relativa alla missione del cardinale Bertello a Cosenza. Si è trattato in effetti di un quiproquo rispetto all’identità del cardinale che nel passato weekend è stato a Cosenza.

scigliano

Si tratta di Raymond Leo Burke, cardinale americano diacono di Sant’Agata dei Goti e patrono del Sovrano Ordine Ospedaliero di Malta.

In realtà il cardinale ha partecipato ai 30 anni dell’istituzione della parrocchia unica di Scigliano, detto il paese delle 23 chiese.

Burke non è proprio un fedelissimo di Papa Bergoglio, è vero, ma è un prelato intransigente su tematiche come omosessualità e pedofilia.

Ovviamente non sappiamo e non possiamo sapere chi ha incontrato il cardinale Burke in questa sua toccata e fuga cosentina. Nè possiamo ipotizzare se abbia discusso con qualcuno del caso del prete indagato per molestie a Cosenza.

Ma possiamo immaginare chi ha imbeccato la notizia relativa al nostro quiproquo tra cardinali (che per noi, parliamoci chiaro, sono tutti uguali…) alla Santa Sede.

A questa persona voglio far sapere che a Cosenza tutti sanno chi è il prete indagato per molestie e la scuola nella quale insegna. Tutti sanno che la chiesa cosentina lo copre, in collaborazione con procura e forze dell’ordine. Non sarebbe certo uno scandalo se dal Vaticano ne volessero sapere di più. Le magagne della chiesa cosentina sono tante e gravi. Ha dilapidato un patrimonio come l’Istituto Papa Giovanni di Serra d’Aiello, diventato un lager degli orrori sotto la guida di uno dei monsignori più importanti della diocesi di Cosenza.

Ha coperto e in alcuni casi copre ancora nefandezze della peggiore specie. Ha condannato alla morte sociale un missionario, Padre Fedele Bisceglia, ritenuto troppo pericoloso per gli equilibri della diocesi. Ha saccheggiato il santuario di San Francesco di Paola.

Papa Francesco deve sapere che anche a Cosenza si mormorano da tempo nomi di preti e monsignori che abitano in canoniche e appartamenti apparentemente umili, ma solo finchè non si riesce ad accedere al loro interno.
Che Curia Diocesana e Istituti religiosi, maschili e femminili, amministrano milioni e milioni di proprietà immobiliari, spesso disabitate e non impiegate per l’emergenza casa o rifugio per tanti (troppi) cristi, costretti a vivere all’addiaccio, come richiesto più volte dal Papa Francesco: “Chiesa povera, per i poveri!”
Che associazioni e fondazioni religiose, destinatarie di cospicui fondi statali, utilizzano per i beneficiari finali circa un terzo di essi, mentre altri vengono deviati per ristrutturazioni di conventi e canoniche e altri ancora per beneficio personale di addetti ai lavori.
Che la stragrande maggioranza di preti, frati e suore sono intestatari di conti bancari e/o postali personali, cospicui gruzzoletti in barba a qualunque voto di povertà.
Che si mormora e rimormora di appartamenti di lusso, in zone vip della Città, in possesso di qualche monsignore.

Papa Francesco deve sapere che anche da noi ci sono preti e religiosi che praticano la pedofilia e altri si avvalgono di “servizi” di una o più donne, moderne “perpetue”.

Prima o poi qualcosa arriverà anche da quelle parti.

A presto.

Gabriele Carchidi