Il Cinghiale vuole entrare a tutti i costi nel PD con la “benedizione” di Minniti

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Il Cinghiale, al secolo Tonino Gentile, vuole entrare a tutti i costi nel Partito Democratico. Vuole un posto dove poter essere eletto perché NCD sta scomparendo.

Il sistema elettorale che sarà approvato molto probabilmente prevederà uno sbarramento che NCD non riuscirà a superare e allora il Cinghiale, che fiuta l’aria sempre con abbondante anticipo, è in pieno movimento.
Il sottosegretario alle Attività produttive ha le porte chiuse nel centrodestra.
Berlusconi non vuole gente che è nel Governo ed è disposto semmai a prendersi qualche deputato tipo Lupi che in Lombardia governa con Forza Italia. Ma non certo il Cinghiale, del quale sa benissimo che non si può fidare.
Il Cinghiale nel PD significherebbe avere diecimila voti in più ma cinquantamila in meno, oltre al danno che questo ingresso farebbe fuori dai confini regionali.
La base piddina non sopporterebbe l’ingresso di Tonino ‘O Milionario, cioè di colui che si dimise per la vicenda della rotativa e che ha piazzato il figlio all’Istituto Tumori, tanto per citare solo alcune delle sue ultime “prodezze”. E’ più impresentabile dei già impresentabili parlamentari del PD.
Tonino, peraltro, ha votato apertamente No al referendum di dicembre.
Ora si è messo d’accordo con Franco Iacucci per la vicepresidenza della Provincia.
Tenta di sopravvivere disperatamente ma allo stato è fuori.
L’unico che potrebbe dargli sponda è Marco Minniti, con il quale ha aperto un asse vero e proprio, che si materializza ogni giorno nelle “leccate” del giornale di riferimento del Ministro degli Interni. Basterà per traghettare l’animale dentro il PD?
Lo sapremo presto.