Il clan Lanzino e lo stato deviato: tutte le accuse dei carabinieri onesti a Ferace la talpa

Ferace
Advertising

Il processo di primo grado per fare chiarezza sulla vergognosa storia delle talpe del clan Lanzino all’interno dei carabinieri di Cosenza nell’epoca in cui comandavano quel pallone gonfiato del colonnello Ferace e quel manichino del capitano Franzese è pieno di testimonianze pesanti e compromettenti.

Ricordo a tutti, tra l’altro, che Ferace e Franzese sono denunciati direttamente da sette carabinieri che facevano presente, peraltro con grande imbarazzo, l’esistenza delle talpe, con tanto di intercettazioni, che spifferavano tutto alla famiglia del boss Lanzino, tranquillamente latitante.

Sin dal 2008 era stato istituito un gruppo di indagine per la ricerca di Lanzino, latitante a… Rende.

Atteso che non si riusciva a prenderlo (!!!), nel 2010 i carabinieri di Cosenza decidono di costituire un nucleo investigativo (altamente qualificato) con a capo il luogotenente De Cello e composto dal maresciallo Redavid, dal maresciallo Lupo, dal maresciallo Cerza, dal maresciallo Citino, dall’appuntato Greco e dal brigadiere Limongi.

Le indagini erano ad un punto di svolta, tanto che erano riusciti, secondo quanto dichiarato in aula dal maresciallo Lupo nel Tribunale di Cosenza sotto il muso del giudice Francesca De Vuono (che forse pensava alle bambole della Manzini), a mettere delle microspie, dette spore, addirittura dentro le scarpe e la borsa della compagna di Lanzino, la signora Stefania.  Per non parlare delle microcamere e dei microfoni, posizionati, proprio da Cerza, nell’abitazione della signora.

ettore-lanzino-586x487Improvvisamente, in  modo del tutto autonomo ed arbitrario, e badate bene, senza relazionare nulla al pm della DDA di Catanzaro Pierpaolo Bruni, titolare dell’inchiesta, il colonnello Ferace decide, nell’aprile del 2010, di istituire un gruppo parallelo di indagine, con compiti di indagine c.d. classici (appostamenti, pedinamenti, ecc), con a capo Cerza.

Dell’attività di questo gruppo autonomo, De Cello, che era il capo del nucleo investigativo effettivo, non sapeva nulla, poiché si relazionava solo con ferace.

Ora, prestate attenzione alle date:

Il 17.05.2011 viene acquisita una intercettazione a casa Lanzino, dove viene fuori il nome del maresciallo Cerza.

Il 18.05.2011 l’intercettazione viene ascoltata dal maresciallo Lupo, dal maresciallo Redavid e dall’appuntato Greco, che informano subito De Cello, che a sua volta avverte i capitani Lando (non quello dei fumetti e neanche Buzzanca, ma…. il carabiniere) e Franzese.

Questi ascoltano l’intercettazione, si rendono conto che effettivamente c’era l’indicazione del nome e la descrizione fisica e mandano il tutto al Racis di Messina per amplificare la traccia.

Il Racis fa il suo lavoro, e l’ intercettazione “pulita” ripropone lo stesso contenuto, che viene ascoltato da altri carabinieri per evitare suggestioni.

Anche questi carabinieri super partes confermano quanto emerso in precedenza.

A questo punto, tutto si ferma; nessuna indagine interna volta innanzitutto a tutelare il Cerza ed a chiarire e riscontrare quanto avvenuto, venne posta in essere.

Pierpaolo Bruni
Pierpaolo Bruni

Perché? Forse perche Ferace non voleva che si venisse a sapere che aveva formato un gruppo parallelo senza avvertire il pm Bruni e perché, combinazione, l’intercettazione riguardava chi aveva messo lui a capo di quel gruppo?

Anche perché al dottore Bruni, solo due giorni dopo relazionarono della interruzione della attività captativa, ma non dei motivi che l’avevano causata!

Per quasi un mese non fu possibile ai carabinieri che avevano trascritto l’intercettazione relazionarsi con lo stesso dottore Bruni.

Quindi, stanchi di questa situazione e mossi dalla voglia di tutelare anche il loro lavoro, il 13.06.2011 redigono ed inviano (il 14) una annotazione di servizio alla DDA e quindi a Bruni. In questa nota, chiaramente, c’era scritta, nero su bianco, la circostanza che Ferace avesse formato questo gruppo (senza relazionare al pm) e che proprio la persona che era stata messo a capo di questo gruppo era il “protagonista” (o la “talpa”) della intercettazione.

Apriti cielo!

Ferace e Franzese
Ferace e Franzese

Non solo questi carabinieri venivano convocati da Franzese, che gli chiedeva se fossero proprio sicuri di ciò che avevano scritto, per quanto (“combinazione”!!!) , dopo una settimana, solo e  soltanto i carabinieri firmatari di quella annotazione di servizio vennero trasferiti d’ufficio.

Vennero anche raggiunti da sanzioni disciplinari perché si erano rivolti ad un avvocato per tutelare le loro ragioni.

Formalmente nulla quaestio, ma nei fatti, con una vera e propria ritorsione, venne smantellato l’intero nucleo investigativo, con grandissimo danno per le indagini: e ricordiamoci tutti che, infatti, Ettore Lanzino successivamente enne arrestato dal ROS e non dai carabinieri che avevano questo pallone gonfiato di Ferace la talpa al comando.

Ai trasferimenti segui, ovviamente, anche l’interruzione delle indagini sul caso Bergamini, che erano affidate sempre allo stesso gruppo. Insomma, una via e due servizi.

Non solo: proprio il pm del processo voluto dallo stesso Ferace produsse in udienza la registrazione che fece il carabiniere Marano di un incontro avuto con Ferace nel parcheggio del Carrefour, dove chiaramente si legge, ed il tono è minaccioso per non parlare del linguaggio, come il buon Ferace gli dice che lui avrebbe fatto quello che voleva e che  i carabinieri  “li muoveva come pedine” (testuale).

In buona sostanza, Ferace la talpa per pararsi il culo si è giocato il maresciallo Cerza, sacrificandolo e senza avere le palle di porre in essere una seria indagine.

Cerza in sostanza ha preso ordini dal “talpone” principale e, se ha colpe, non è questa la sede adatta per stabilirla.

Qui c’è solo l’abuso di potere di un tenente colonnello dei carabinieri ovvero Ferace la talpa, che per pararsi il culo ha tentato di insabbiare la sua mancanza di professionalità.

Quindi: la notizia è fondata, i fatti sono documentati e c’è tutto l’interesse pubblico a che ciò venga conosciuto.

Ora attendiamo le motivazioni di un giudice che a sua volta ha eseguito altri ordini della “banda di Occhiuto e Sammarco” e poi si va all’Appello, a Catanzaro, dove si spera non ci siano altri componenti di questa vergognosa associazione a delinquere con pezzi deviati dello stato.

g. c.