Il colpo al clan Muto è un’operazione di serie B

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Sarà anche un brutto colpo inferto al clan Muto che da sempre gestisce ogni attività illecita sul Tirreno cosentino, ma non cominciamo a dire che il re del pesce ha messo in piedi tutto il suo impero contando solo sulla sua forza criminale.

L’operazione Frontiera di oggi, a parte quattro amministratori giudiziari (tra l’altro neanche arrestati a quanto pare) e un sibillino accenno all’omertà dei sindaci di Cetraro (e ci mancherebbe pure) non è andata oltre a questo livello, Insomma, è un’operazione di serie B.

Non perché lo spessore criminale degli indagati non sia rilevante, ma perché non ci crede più nessuno che la ‘ndrangheta sono loro. La vera ‘ndrangheta, come stiamo vedendo dalle inchieste di Reggio, è quella dei colletti bianchi. Non confondiamo le organizzazioni criminali con la massomafiapolitica. Sono loro il vero problema, perché, come vediamo, a prendere questi malandrini non ci vuole molto, e nonostante ciò il problema della corruzione, del ladrocinio continuo di denaro pubblico non cessa mai di esistere. E come si è alimentato finora il clan di Franco Muto? Come ha macinato miliardi su miliardi dal 1980? E’ lo stesso meccanismo se è vero, com’è vero, che figura tra i dieci boss più potenti della ‘ndrangheta. Peraltro con più che una indiscrezione per i crimini che il re del pesce ha perpetrato insieme ai pezzi deviati dello stato che ne hanno consentito l’ascesa e il monopolio.

Come si spiega questo? Ben, si capisce che queste operazioni servono solo per  affrancare un po’ di commercianti, imprenditori strozzati, che non è poco, ma non risolvono il problema della cupola politica/massonica/mafiosa che inquina l’economia di un intero territorio quale quello della provincia di Cosenza.

Infatti questi criminali stanno ancora a spacciare e a chiedere tangenti, attività che per carità portano un certo guadagno, ma ci sono molti rischi. E come vediamo o prima o poi la trappola per il topolino, anche quello che si crede furbo, scatta.

Vuoi mettere i politici mafiosi protetti da magistrati mafiosi quanto loro e dagli apparati infedeli dello stato? Gestiscono milioni e milioni di fondi strutturali, appalti e grandi opere, dove si guadagna di più e si rischia di meno. E che saranno mai tangenti e bustine?

Evidentemente, se a 75 anni ancora spacci vuol dire che c’è qualcuno più mafioso di te che non ti permette di arrivare a quel livello. Magari qualche briciola ci scappa, qualche subappaltino, gli affidamenti diretti, qualche concessione, disbrigo urgente di burocrazia, ma non possono aspirare di partecipare alle decisioni e al tavolo principale della spartizione.

Le organizzazioni criminali, e di questo si tratta per la retata di stamattina, sono funzionali ai veri ‘ndranghetisti invisibili, che li strumentalizzano demandando a loro il compito di distribuire lavoro per tornaconto elettorale.

Ecco, questa mattina il dottor Luberto ha acchiappato una banda criminale, utilizzando anche vecchie inchieste da cui ha estrapolato solo gli aspetti criminali, omettendo di “raccontare” il coinvolgimento dei colletti bianchi se non in maniera marginale. Con i quattro amministratori giudiziari e l’accenno ai sindaci di Cetraro.

Questa storia di chiamare ‘ndrangheta una banda di delinquenti non paga più. Chiamare lotta alla ‘ndrangheta l’arresto di volgari taglieggiatori, è roba che non vale più neanche nei convegni di Libera.

Siamo ad un bivio, e bisogna scegliere da che parte stare. Le soluzioni parziali non vanno più bene: o si affronta veramente il discorso della corruzione e della cupola politica/mafiosa che gestisce tutti gli affari toccando il vero livello criminale dei colletti bianchi, come dice Gratteri, oppure anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti. E in questo caso anche complici.

GdD