Il fango logora chi ce l’ha

Il giornalismo calabrese è una brutta bestia. Ognuno, nonostante sia patrimonio collettivo che non esista una stampa libera, pensa di essere più bello, libero ed onesto degli altri.

Tutti sanno che l’unica fonte economica per mandare avanti un giornale è quella di accriccarsi con la politica. Il che non vuole necessariamente dire essere falsi. Ma va da se che qualcosa a chi ti finanzia la devi restituire. Questo “obbligo” ti rimane e lo devi in qualche modo assolvere. Nessuno sputa nel piatto in cui mangia.

L’unica Libertà di stampa che esiste da noi, è la Libertà di scegliere quale intrallazzino sostenere. A quale cordata politica legarsi. E sul connubio scelto, ognuno costruisce le proprie ragioni. Ciascuno si autoconvince e deve convincere anche gli altri che la sua è la scelta più giusta. Che il suo politico è l’unico possibile.

Il tutto avviene ovviamente all’interno di una sottesa logica del meno peggio, di cui tutti sono coscienti. Ma dirlo apertamente sarebbe imbarazzante. Come a dire: io difendo Nicola Adamo/Palla Palla/ Madame Fifì/Minniti perché sono meno imbroglioni di Occhiuto/Santelli/Scopelliti. O viceversa. La gente riderebbe per giorni.

E allora c’è chi per far passare il messaggio che il suo giornale è l’unico sincero, l’unico a scrivere verità, nonostante Madame Fifì o Occhiuto, si pone sul piedistallo di una presunta etica pontificando le sue e le altrui lodi, come a dire: io sono l’unico onesto e parlo a nome della parte buona della politica (quella che lo finanzia). E qui la cosa si complica, e mette in evidenza la bugia intrinseca a questo concetto.

Perché trovare una “parte buona” nella politica calabrese è cosa ardua. Non che non ci sia. C’è. Ma bisognosa considerare che la parte buona della politica non ha e non spende denaro per “ingraziarsi giornalisti e direttori”, anche perché qualora lo facesse non sarebbe più una “parte buona”. Sarebbe come “condizionare” le libere opinioni dei giornalisti: un valore etico e morale irrinunciabile per chi si differenzia dalla maggior parte dei politici collusi ed intrallazzini.

presta-magobrunoAl contrario, i politici intrallazzini, conoscono bene il valore dell’informazione, e sanno che manipolarla ed orientarla è cosa vitale per dare continuità alla loro azione truffaldina. Una stampa che non “sputtana” le loro magagne è quanto di più importante ci possa essere per un partito, per un politico: dare una immagine di se sempre ligio al dovere, onesto e a favore dei cittadini, è essenziale per chi vuole fare carriera nella mala politica. Se lo scopo è questo.

Salvo poi maneggiare, come tutti sappiamo, sottobanco affari loschi e clientele varie. Un classico dell’italico giornalismo: coprire gli affari loschi degli amici (che pagano) e sputtanare quelli degli altri.

++ INCHIESTA MORA: FEDE INDAGATO PER CONCORSO BANCAROTTA ++Cose che vediamo da sempre: chi non si ricorda il TG 4 di Emilio Fede, oppure i giornali di Sallusti, o Repubblica e tutta la carta stampata che circola. Dietro ogni giornale, Tv o sito che produce “informazione” c’è sempre un gruppo industriale che inevitabilmente è legato a qualche cordata politica da cui dipende per la concessione di questo o quell’appalto, oltre alla storia dei finanziamenti pubblici ai giornali. E si capisce che in questo quadro ogni testata ha qualcuno da difendere e qualcuno da attaccare.

E succede che se ad attaccare questo o quel rivale politico del tuo amichetto intrallazzino è il tuo giornale, sei uno che dice la verità, se ti attaccano gli altri tutto diventa fango. La famosa macchina del fango.

L’esternazione più facile e qualunquista che possa fare un giornalista, per darsi il giusto tono da perseguitato come Gesù Cristo, è questa: sono gli unici due al mondo, Gesù e il giornalista, a dire la verità.

Mantenere una redazione non è facile da un punto di vista economico e bene lo sa chi ha scelto e pratica questo mestiere in terra di Calabria. I giornali aprono e chiudono alla velocità della luce, solo e sempre in base agli interessi dei potentati politici/massonici/mafiosi.  A danno ovviamente di chi ci lavora: o non viene pagato oppure è super sfruttato.

Ci vogliono i soldini per produrre “informazione”. Soldini che arrivano sottobanco o nella migliore delle ipotesi sotto forma di pubblicità fittizia. Sono i politici intrallazzini che si pongono da intermediari tra i direttori responsabili e gli apparati economici/finanziari. Chi nega questo è solo un buffone.

Noi abbiamo puntato sulla Libertà totale da questi vincoli. Ed oggi siamo l’unica realtà in Calabria a produrre informazione senza ricevere finanziamenti o bustarelle. Lavoriamo per una multinazionale che si chiama Google Adsense. Che per noi che le multinazionali le abbiamo combattute non è il massimo: faccio mea culpa anche io sull’ uso, al pari d’altri, della logica del meno peggio.

Tra Google e i servizi segreti deviati, abbiamo scelto Google. Che ogni mese, come da tabella pubblicata (non abbiamo problemi a mostrare i nostri guadagni), bonifica i nostri sempre in crescita click. Nel mese di settembre abbiamo guadagnato con Google 1850 euro, più altri 300 provenienti da (una) pubblicità che gestiamo direttamente noi e fanno 2150 euro + l’Iva che normalmente paghiamo. Tutto certificato.

In redazione (un bel locale ampio e spazioso posto al centro della città che tutti conoscono) siamo in due, oltre ad avere decine di “cronisti di strada” che ogni giorno ci segnalano fatti e notizie e, tolte le spese che si aggirano sui 600 euro mensili, come abbiamo sempre detto, riusciamo a portarci a casa uno stipendio più che decente per queste latitudini: 7/800 euro mensili. Più chiari di così.soldi

Questo ci permette, per noi che ci accontentiamo e non abbiamo velleità di ville, vacanza ai tropici e macchinoni, di poter scrivere ciò che più ci pare e ciò che ci sembra giusto. Anche criticare magistrati osannati e riveriti, non si capisce a che proposito, da tutti.

La nostra linea editoriale è chiara limpida e trasparente, solo gli intrallazzati dicono il contrario, ed è quella di “dagli al ladrone”. Sempre e comunque. E se critichiamo i magistrati non è certo per impedire loro di lavorare. Tutt’altro, vorremmo che facessero il loro lavoro, ma qui non succede mai. Tutti parlano di corruzione, anche i giornali intrallazzati (lo fanno in  termini generici perché non possono approfondire) ma quando si tratta di capire chi sono i corrotti, dando loro un nome e un cognome, nessuno sa niente, magistrati compresi.

E’ questa la nostra critica ai magistrati: se vai in giro per il mondo a dire che la Calabria è la regione più corrotta del mondo, che c’è la ‘ndrangheta politica, che ci sono i colletti bianchi più pericolosi della mafia, poi qualche fatto lo devi anche fare. Non può essere tutto solo e sempre argomento di convegni e seminari. E nemmeno tutto si può ridurre sempre con l’arresto dei soliti malandrini malavitosi. Che per carità non è poco e ci mancherebbe. Ma si sa benissimo che dietro di loro c’è la politica corrotta.

eccolQuella che a Cosenza, come in altri luoghi della Calabria, riesce sempre a farla franca. Non sarà certo colpa mia se i corrotti a Cosenza non vengono mai inquisiti. Converrete con me che la colpa è di chi è preposto ad indagare, nonostante le denunce, e non lo fa.

Potrà sembrare strano a molti, ma noi siamo abituati a dire quello che pensiamo. Siamo abituati a formulare le nostre tesi seguendo il filo di un nostro ragionamento. Che può piacere o no, ma senza offesa per nessuno è e resta un pensiero libero.

Noi siamo e saremo sempre al fianco di chi si batte contro il malaffare e le nostre pagine di denuncia lo dimostrano con i fatti, che non sono chiacchiere da comizio, pagando sempre in prima persona. E il riscontro lo abbiamo. Per noi parlano i numeri. 

Non ci serve ingraziarci nessuno. Tantomeno magistrati. Con i quali vogliamo avere, come per i politici, un rapporto alla pari. Non sono intoccabili. Non sono dei feticci da idolatrare. Non sono degli altari su cui pregare. Ma sono dei lavoratori dello stato al servizio del cittadino e quando questo non avviene, beh, ne abbiamo anche per loro.

Si sa: il fango logora chi ce l’ha.

GdD