Il giudice Cozzolino, inchiodato dai messaggi sul telefonino

Il giudice Cozzolino: scarpe grosse cervello fino...
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Sono le 18,00 del giorno dell’interrogatorio del signor Bafaro in procura a Cosenza. Nel chiuso di una stanza si sta consumando da qualche minuto la perenne lotta tra il bene e il male. A rappresentare l’accusa del bene un tenace quanto determinato Cozzolino.

A rappresentare la difesa del male una silente quanto accondiscendente avvocatessa. Quel marlonbrando di un Cozzolino vuole vederci chiaro nella faccenda. L’accusa è grave: truffa allo stato. Oltre mezzo milioni di barbettoni è sparito nel nulla.

Quel trombone di un Cozzolino
Quel trombone di un Cozzolino

Il Bafaro, secondo quell’ alendelon di un Cozzolino, con la complicità degli altri soci dell’associazione Promoteo onlus, avrebbe messo in piedi una vera e propria associazione a delinquere dedita alla truffa di pubblico denaro. Un classico: i soliti quanto inutili corsi di formazione fantasma. La convocazione del Bafaro nel suo ufficio è ufficiale.
Ad attendere l’uscita del Bafaro, seduti alla pasticceria Siciliana, ci sono l’avvocato Lafranco, il signor Cafaro e la moglie.

Nel mentre attendono, il Lafranco, che non smette mai di spararsi le pose, racconta ai due sventurati aneddoti e ricordi legati alla sua amicizia con quel frugoletto di un Cozzolino. Lo scopo di questi racconti è quello di mettere in evidenza lo stretto legame che c’è tra lui e Pino. Due amiconi di vecchia data.

E’ talmente amico di Pino, che a lui non rifiuta niente. Può chiedergli qualunque cosa, anche quella di mitigare o coprire responsabilità penali di imputati nei suoi procedimenti. Come quello che sta facendo adesso per loro, sempre che, i coniugi Cafaro e Bafaro, continuino a fare quello che lui dice, e soprattutto che continuino a sganciare.

Lui e Pino sono come Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Condividono un grande segreto, ed è per questo che hanno deciso di diventare pirati. Racconta con enfasi ai due, che angosciati attendono l’uscita del cognato da ore nelle grinfie di quel torchiatore di un Cozzolino, delle avventure scolastiche sue e di Pino.

Lui e quel ragazzo della via Pal (o Paal) di un Cozzolino, ne hanno combinate tante insieme. Si sa, i bei tempi, in ogni racconto che si rispetti, sono sempre quelli legati agli spensierati anni dello studio. In altre parole la gioventù.

A detta del Lafranco, lui e quel ragazzo di via Panisperna di un Cozzolino, sono stati compagni di studio a Torre Annunziata. Ah, quante avventure insieme! Quel piccolo tamburino di un Cozzolino, se solo potesse, dice rammaricato il Lafranco ai due sempre più sconvolti, sai quante cose potrebbe raccontarvi! Nu catu e na sporta!
Il Cafaro e la moglie hanno ben altre cose per la testa che ascoltare le gesta di gioventù di Lafranco e Pino. Sono in ansia, vogliono sapere cosa sta succedendo dentro la stanza di quella piccola vedetta di un Cozzolino.

Non ce la fanno ad aspettare. E così, facendosi coraggio, chiedono a quel Gambadilegno di un Lafranco, che con i suoi racconti su quel ragazzo della via Gluck di un Cozzolino glieli ha fatti a llastica, se può chiamarlo, magari mandargli un sms, giusto per capire l’andazzo.

Del resto, a come ne parla, sono così amici che quel Garoffi di un Cozzolino non si infastidirà di certo, nonostante l’interrogatorio in corso, se a “disturbarlo” è quel Coraci (alias il calabrese) del suo amico Lafranco.
Per la prima volta i coniugi Cafaro chiedono una prova tangibile di tutte le vave fatte dall’avvocato Lafranco, in merito all’amicizia con il pm Cozzolino, nonché la conferma che lo stesso è dalla loro parte, visto quello che hanno pagato, e che ancora devono pagare. Il Lafranco se ha millantato, ora è messo alle strette.

Massimo Lafranco
Massimo Lafranco

Deve dimostrare di alzare il telefono e parlare con quel centralinista di un Cozzolino. Dice che chiamarlo può essere controproducente in quel frangente, proprio perché sta conducendo l’interrogatorio, e questo potrebbe creargli problemi. Così opta per un bel sms. Tira fuori il telefonino, mostrando ai due il testo del sms scritto e il numero del destinatario e schiaccia invio: “sbrigati che devo rientrare”. E a stretto giro arriva la risposta di Pino: “comprati una tenda canadese”. Il Lafranco, sempre tenendo il telefono bene in vista, invia un altro sms: “come sta andando?” E dopo qualche minuto arriva la risposta: “come sempre”.
Ora, pongo una semplice riflessione ai lettori, giusto per dire quanto facile è capire se ciò che il Lafranco dice sul Cozzolino corrisponde al vero, o no. Così come avviene per tutti gli altri cittadini sospettati di un qualcosa, magari in seguito ad una denuncia o a qualche spifferata di un “informatore”, o per averlo appreso da qualche giornale, la procura ha il dovere di indagare.

Ha l’obbligo di mettere in moto la macchina investigativa della polizia giudiziaria, con i seguenti ordini: spiare, intercettare, guardare i tabulati. Fornire al magistrato onesto che ne ha fatto richiesta un quadro completo dell’individuo in “esame”. Scavare nella sua vita insomma. E ne noi della redazione di Iacchite’ ne sappiamo qualcosa.

Ecco, se la legge è uguale per tutti, aprendo subito un fascicolo, la procura di Cosenza potrebbe fare lo stesso con quel marpione di un Lafranco. Dopo quello che vi abbiamo raccontato e mostrato, di materiale per indagare su questa strana figura dell’avvocato Lafranco ce n’è.

C’è tutto: giorno, mese, anno e ora dell’interrogatorio. Ci sono gli incarichi fittizi firmati dal nuovo presidente avvocato Virginia Cerchia, agli amici degli amici. Ci sono date, luoghi, circostanze. Assegni, contratti, e ogni tipo di documentazione fittizia. Ci sono testimoni oculari e uditivi.

E poi su tutte, c’è una notizia criminis grande quanto il monte Bianco: una bella mazzetta filmata. Scusate se è poco. A che titolo l’avvocato Lafranco, in compagnia del Bafaro, maneggia quel denaro?

La prima domanda che gli farebbe un finanziere potrebbe essere questa: come mai ha tutti quei contanti? E ancora: a che titolo il signor Cafaro (magari chiediamolo a lui) versa quel malloppo al Lafranco? Domande che una qualsiasi procura normale con un procuratore normale, porrebbero subito al dottor Cozzolino, giusto per fugare dubbi sul suo operato, vista la delicata funzione che svolge.

Una procura normale, dopo questo nostro racconto, aprirebbe un’inchiesta, acquisendo subito i tabulati dell’avvocato Lafranco, per capire a chi chiamava quella sera. E se tra lui e Cozzolino, nei periodi indicati nei fatti, intercorrevano telefonate, e con quale frequenza tra i due. Questo ovviamente in una città normale con una procura normale. Ma cane non mangia cane. E dobbiamo pensare che quel c’era un ragazzo che come me di un Cozzolino ce l’ha più sopra degli altri.

Lui può intercettare e spiare gli altri e chi gli pare, anche su semplici supposizioni, ma nessuno può chiedere, anche quando i dubbi sono enormi, niente a lui. Forse che si dà per scontato che chi indossa una toga è per “natura” lindo e pinto? Lo chiedo a voi tutti, giudici compresi.
Ore otto, il Bafaro esce accompagnato dal suo avvocato, e subito si dirige verso la pasticceria Siciliana. Abbraccia calorosamente Lafranco. Che subito gli chiede: come si è comportato? E il Bafaro risponde: ringrazialo è stato davvero un signore. E il Lafranco ancora: ha gridato? Bafaro: si, ha anche minacciato che mi avrebbe fatto arrestare. E il Lafranco a chiudere questo siparietto, alla presenza di tre testimoni dice: lo so, fa sempre così, tutta scena.
La prova che Cozzolino è dalla sua parte è stata data. Le cose procedono bene, la prescrizione si avvicina. Il piano escogitato da quel Napoleone di un Cozzolino, a detta del Lafranco, sta funzionando. Il processo in corso ha cambiato pure il giudice. La Promoteo continua tranquillamente a dirsi onlus e a lucrare indisturbata, sotto la guida di un avvocato di Torre Annunziata. Anche qui, qual è la necessità di far venire questa qui da Torre Annunziata? Come se qui non ci fossero altri avvocati o persone in grado di guidare una semplice associazione.
Gli elementi, semmai qualche onesto investigatore volesse intervenire, ci sono tutti. Esiste una precisa cronologia e documentazione che questa redazione intende fornire alle autorità competenti, qualora ne facessero richiesta. Del resto i diretti interessati, non vedono l’ora di essere ascoltati, in merito a questo racconto, dal signor procuratore. Speriamo per una volta che ogni pregiudizio su chi scrive, da parte della procura, sia messo da parte in nome e per conto della Giustizia, che se c’è, a Cosenza, questa è la volta buona per farsi vedere.
Fine
GdD