Il gran casino dell’Arpacal: anche Gratteri è un burattino senza fili

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Per ironia della sorte, l’ultima puntata della nostra inchiesta sull’Arpacal arriva nel giorno in cui la DDA di Catanzaro dà il via al suo “modestissimo” (dal nome del calciatore arrestato) blitz di “malandrini” lasciando a piede libero tutti i politici delinquenti che continuano a sguazzare su Cosenza. E a Catanzaro e in tutta la Regione è anche peggio.

Abbiamo raccontato una vicenda incredibile, nella quale l’Arpacal è coinvolta fino al collo per i mancati controlli o per controlli di comodo, con personale non qualificato che quindi in ultimo potrebbe rappresentare il non utilizzo delle indagini eseguite.

Una vicenda nella quale ha gravi responsabilità anche la Regione, che manovra le funzionalità dell’ente controllato e un tenente colonnello della Guardia di Finanza, tale Pietro Cutrupi, marito dell’ex direttore generale Arpacal Sabrina Santagati.

Pietro Cutrupi
Pietro Cutrupi

In realtà il Cutrupi si occupa di servizi segreti, è esperto di lingua araba ed insegna anche in una università del Libano oltre a quella di Reggio Calabria dove già insegnava quella “pisasale” della Roccisano, assessore regionale al “Lavoro” (si fa per dire).

Con l’aggravante di essere buon amico dei politici che contano. A partire da Minniti, che certo non infierisce sulla moglie e, al tempo in cui era potente, anche con Scopelliti.

La leggenda vuole che il buon Cutrupi avrebbe avuto un ruolo importante nel ritrovamento dell’ordigno nel bagno del comune di Reggio del quale le cronache dei media di regime hanno parlato e scritto a lungo.

Sempre Cutrupi lo “spione” ha prestato servizio anche a Vibo dove ha avuto modo di lavorare con il PM Bruni e servirsi dell’ufficio intercettazioni di Palmi dove a capo dell’ufficio prestava servizio Maria Francesca Gatto (attuale commissario abusivo dell”Arpacal senza titoli e sorella di Tonino Gatto, re dei Supermercati Despar e non solo).

gatto
La relazione tra i due è così importante e affiatata che la Gatto riesce a far approvare i bilanci previsionali dell’ente del 2013, 2014, 2015 anche se oramai è già il 2016 (di solito gli organi decadono per queste inadempienze ma non in Calabria). Lo fa perché lo “spione” conosce tutti gli scheletri nell’armadio della famiglia Gatto, salvo poi fare marcia indietro quando capisce la malaparata…

E c’è di più:  in questo ente lavora anche un certo Pietro De Sensi di Lamezia che riesce a vincere il concorso da dirigente quando governa Loiero, che poi lo promuoverà direttore generale dell’Asp di Catanzaro.

Scopelliti e Loiero
Scopelliti e Loiero

Poi nel governo Scopelliti iene nominato direttore amministrativo dell’Arpacal e in contemporanea assessore all’Ambiente del Comune di Lamezia Terme (uno di centrodestra e uno di centrosinistra con un incarico che è incompatibile perché il direttore amministrativo dell’Arpacal è uguale al direttore amministrativo della sanità: pensate un po’ che bella insalata riccia…).
E il bello è che il presidente Palla Palla ne chiede le dimissioni e addirittura fa aprire al dirigente Pallaria un procedimento di decadimento a maggio 2015  ma ancora oggi non si è concluso…

Domenico Maria Pallaria
Domenico Maria Pallaria

Uno si aspetterebbe come minimo che questo signore non sia inserito tra gli strateghi della gestione commissariale guidata dalla Gatto e invece lo ritroviamo alla guida del settore che assegna gli obiettivi dell’ente e ne valuta il raggiungimento e come se non bastasse lo incarica anche alla presidenza della commissione disciplinare.

Una barzelletta in piena regola, eppure nessuno interviene.

Davanti ad un quadro del genere (e questa è solo una sintesi essenziale di 16 lunghe puntate di questa inchiesta), quanto a fitte trame ed intrallazzi, siamo quasi al livello della procura di Cosenza ed è quanto dire.
Ed è l’ennesima riprova di quanto sia stata un bluff la nomina di Gratteri a capo della DDA. Da (presunto) eroe a burattino senza fili. Sì, proprio come quel fortunato album del cantante rock Edoardo Bennato.

i brani di Burattino senza fili sono quasi tutti centrati sulla reinterpretazione di singoli personaggi della storia in funzione del tema generale del dualismo normale/anormale o se preferite bene/male.

Il tema fondamentale dell’evoluzione di Pinocchio da burattino a bambino diventa, in questa chiave di lettura, la storia di una rinuncia alla propria natura e di abbandono totale alla passiva osservanza dei valori precodificati della cultura dominante. Che, per esempio, gli fanno condurre la “guerra” contro le canne ma non quella contro i politici…

Altro che uomo libero, senza macchia e senza paura!