Il gran casino dell’Arpacal: la Finanza e i servizi “coprono” la Santagati. Il ruolo della famiglia Gatto

Sabrina Santagati
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Come vi avevamo anticipato nelle nostre precedenti puntate, passiamo ad occuparci delle ragioni che hanno portato la Commissaria abusiva Gatto ad attivare le procedure di approvazione dei bilanci di previsione degli anni 2013, 2014, 2015 nel 2016.

Nell’ultima riunione del Comitato d’Indirizzo dell’Arpacal composto dal presidente della giunta regionale, dall’assessore regionale alla Sanità (adesso sostituito dal Commissario) e dall’assessore regionale all’Ambiente, ai quali si aggiungono un rappresentante nominato dell’associazione delle Province Calabresi e un delegato dell’associazione dei Comuni Calabresi, ci sono stati due eventi che in un paese normale non sarebbero potuti capitare in un silenzio assolutamente assordante.

  • Il primo riguarda la presenza del Dott. Francesco Caparello che non ne aveva nessun titolo e aveva già provocato danni.
  • Francesco Caparello
    Francesco Caparello

    L’altro elemento strano riguarda una relazione presentata dall’attuale Commissario riguardante la gestione finanziaria dell’ente per il periodo di competenza dalla precedente gestione, ovvero Santagati, De Sensi e Ielacqua. In questo documento sarebbero “denunciate” molte violazioni.

Questa denuncia suona strana, se si considera che la Regione tramite il Direttore generale (Pallaria) a maggio 2015 dava avvio ad un procedimento di decadimento che si esplicitava per tutto l’iter ad eccezione della fase “conclusiva”, proposto ma non adottato dal presidente della giunta regionale Mario Oliverio.

Domenico Maria Pallaria
Domenico Maria Pallaria

In una delle prime puntate di questa nostra lunga inchiesta scrivevamo che era strano comprendere le ragioni che hanno portato il Commissario Gatto ad elaborare una relazione di questo tipo quando solo pochi giorni prima si era adoperata a far approvare tutti gli esercizi precedenti e a spingere in modo così forte che i vari organi non si sono preoccupati di violare quanto stabilito dall’art. 57 della legge regionale 8/02.

Insomma la Gatto prima fa approvare i bilanci e poi si pente, perché?

Per comprendere le ragioni bisogna ritornare agli ultimi che vanno a cavallo anni del vecchio secolo con il nuovo e al lavoro che la Gatto svolgeva.

IL PASSATO DI MARIA FRANCESCA GATTO

La Gatto all’epoca lavorava alla Procura della Repubblica di Palmi (RC) dove ricopriva i seguenti incarichi: Coordinamento delle Segreterie dei Pubblici Ministeri; Responsabile dell’ufficio intercettazioni; Responsabile Ufficio ricezioni atti, denunce ed esposti.

Prima di continuare va premesso che in quegli anni le intercettazioni venivano effettuate attraverso l’ascolto e la registrazione delle conversazioni oltre che agli appunti che l’operatore prendeva durante l’attività.

Ma in quegli anni il sistema dei servizi che non voleva apparire nelle inchieste era solito utilizzare negli uffici intercettazioni donne e uomini di fiducia, che appartenevano ufficialmente alle forze di polizia impegnate nelle attività e tra questi ovviamente c’erano anche esponenti della Guardia di Finanza.

Sempre in questo periodo troviamo a Palmi un ufficiale della Guardia di Finanza, che si chiama Pietro Cutrupi e che dal grado di tenente viene promosso a quello di capitano ed assegnato agli uffici del comando provinciale di Vibo Valentia.

Sua moglie è la signora Sabrina Maria Santagati, ex direttore generale dell’Arpacal. 

Pietro CUTRUPI, Tenente Colonnello nel corpo della Guardia di Finanza, vanta un curriculum eccellente e dal quale non è difficile desumere che è laureato anche in Scienze delle Lingue, Storia e Culture del Mediterraneo e dei Paesi Islamici presso l’Università “L’Orientale” di Napoli.

Pietro Cutrupi
Pietro Cutrupi

Fa il docente a contratto di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università per Stranieri “D.Alighieri” (Reggio C.) e fa parte del Gruppo di Ricerca “Geopolitica, Sicurezza e Intelligence nell’Area del Mediterraneo” presso il Centro di Ricerca MEDAlics e del Centro di Traduzioni Italiano-Arabo presso l’Università di Gafsa (Tunisia) e negli ultimi 10 anni ha frequentato numerosi corsi di formazione e di perfezionamento di Lingua e Cultura arabo-islamica in Siria, Egitto, Yemen, Giordania, Tunisia e Marocco, Palestina, Libano, Turchia, Iran.

Da una lettura attenta del curriculum e dall’incrocio con gli incarichi che il dott. Cutrupi ricopre non è difficile desumere che si occupa di servizi di intelligence e in particolare di attività svolte nei paesi orientali, paesi questi che hanno di recente interessato vari esponenti politici nazionali come ad esempio l’onorevole Amedeo Matacena.

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Va detto anche che Cutrupi, come del resto il sottosegretario ai servizi segreti Marco Minniti, anche per ragioni geografiche (sono ambedue di Reggio), certamente hanno buoni rapporti di “conoscenza”.

Per un personaggio come Cutrupi si può pensare, dunque, che non sia difficile ottenere dagli uffici giudiziari qualche “favorino” soprattutto se a rischiare è la moglie.

Il Cutrupi già si occupa di attività di intelligence e in particolare a questo punto “sarebbe” (il condizionale è d’obbligo) venuto a conoscenza direttamente dall’operatore di alcune stranezze che capitano all’Ufficio Intercettazioni della procura della Repubblica di Palmi.

Secondo la relazione risalente all’epoca 2001-2002  (Presidente del Consiglio è Amato con il suo secondo governo) di competenza dal gruppo di lavoro “ristretto” della Commissione Antimafia e specificatamente rivolta alle materie di ‘ndrangheta, esistono “intercettazioni tra esponenti dei Mancuso e dei Piromalli volte ad ottenere dal gruppo Gatto (diretto dal fratello di Maria Francesca!) interventi di riciclaggio di somme di denaro”.

In particolare, i Mancuso “chiedevano” ai Piromalli di attivarsi affinché “anche loro potessero fruire dello stesso tipo di collaborazione” del quale già le altre famiglie godevano sui territori di competenza. Ed in particolare il gruppo Gatto disponeva anche di grosse somme di liquidità immediatamente attivabili anche per le materia di partecipazione a gare pubbliche.

Inoltre, sembra che presso il Commissario per l’emergenza ambientale (che ha gestito diversi miliardi di euro) le gare venivano effettuate con garanzie provvisoria/definitiva prestata in contanti o tramite assegni circolari.

Quindi le ditte interessate alla partecipazione utilizzavano questo canale per partecipare alle varie gare e dietro tale attività i registi erano i clan del territorio che garantivano la “correttezza”, si fa per dire, di tutte le procedure, compresa le spartizione secondo le percentuali precedentemente concordate.

gattoIl gruppo Gatto altri non è che Antonio “Tonino” Gatto, re della Despar ma impegnato anche in tante altre attività, fratello di Maria Francesca (futuro Commissario dell’Arpacal), che all’epoca lavora (ma guarda un po’ com’è strana la vita!) nell’Ufficio Intercettazioni della procura di Palmi.

Ci sono ovviamente anche altri gruppi che gestivano la grande distribuzione che si vanno ad aggiungere a Gatto e troviamo così anche il gruppo Scardamaglia e il gruppo Perri oltre a tutti gli altri reggini.

Il ragionamento a questo punto ci potrebbe spiegare l’insolito comportamento della Gatto solo se pensiamo che il Cutrupi, marito della Santagati e preoccupato delle conseguenze che potrebbe subire, abbia utilizzato le notizie di cui era a conoscenza per forzare la mano sulla Gatto per ottenere l’approvazione dei bilanci, che come abbiamo più volte detto non erano sanabili in questi termini.

L’operato di approvazione avrebbe graziato anche altri soggetti come ad esempio Pietro De Sensi, per la soddisfazione del consigliere regionale Antonio Scalzo e dell’ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, che anche se in assenza di titoli l’aveva chiamato alla direzione generale dell’ASP di Catanzaro.

Quasi inutile aggiungere che il gruppo Gatto rimase fuori da questa vicenda e non compare nella relazione finale che la Commissione Antimafia presentò nel 2003.

E non finisce qui.

13 – (continua)