Il gran casino dell’Arpacal: la Regione continua a “salvare” la Santagati e i suoi complici

Sabrina Santagati
Advertising

Oltre ad occuparci di Arpacal, in questa puntata, siamo costretti ad occuparci del recente cambio di guardia alla guida del dipartimento Ambiente della Regione Calabria.

La giunta regionale ha dato enorme risalto mediatico al provvedimento di affidamento degli incarichi dirigenziali e alla rotazione degli stessi come se stesse facendo qualcosa di innovativo, qualcosa di unico. In realtà stava solo adempiendo, e neanche del tutto, a quanto viene prescritto dalla “normativa nazionale per la Pubblica Amministrazione in materia di anticorruzione” .

Dopo le necessarie precisazioni, possiamo formalmente informare il neo procuratore della Repubblica Nicola Gratteri (a volte sembra venire anche lui dall’iperuranio!) che gli “incogniti” burattinai hanno pensato proprio a tutto ed in particolare a creare le condizioni affinché la procura di Catanzaro, specie ora che è arrivato il magistrato di grido, anche se si volesse occupare dei reati ambientali, troverebbe ulteriori difficoltà a quelle già in essere.

Il groviglio o la matassa che la procura di Catanzaro si vedrebbe costretta a risolvere riguarda il rapporto di parentela della dottoressa Orsola Reillo (che a nostro avviso è persona perbene e che nulla c’entra con gli intrallazzi vari) nominata direttore del dipartimento Ambiente.

La signora Orsola infatti è sorella della dottoressa Gabriella Reillo (per la quale vale quanto già detto per la sorella) che è un magistrato in forza presso il tribunale di Catanzaro.

In questa vicenda ovviamente, e lo ribadiamo a scanso di equivoci, le due sorelle non hanno nessuna responsabilità, anzi  al contrario di quello che succede in genere in questa regione, pare che siano persone preparate e capaci per svolgere questi ruoli oltre ad avere i titoli per poterli svolgere, requisito quest’ultimo non consono a molti degli attori che andremmo trattare. Ma la presenza di una delle due al dipartimento Ambiente sembra essere stata prevista proprio per mettere un “tappo” al marciume che c’è. 

Altro fatto concretizzatosi qualche giorno fa, quindi non riportato tra le carte in mano alla Procura di Salerno, riguarda l’ultima riunione del Comitato d’Indirizzo dell’Arpacal così composto: presidente della giunta Regionale, assessore regionale alla Sanità (adesso sostituito dal Commissario), assessore regionale dell’Ambiente. Ai quali si aggiunge un rappresentante nominato dell’associazione delle province calabresi e un delegato dell’associazione dei comuni calabresi.

Durante la seduta ci sono stati due eventi che in un qualsiasi paese normale non sarebbero potuti capitare in un silenzio assolutamente assordante.

Francesco Caparello
Francesco Caparello

Il primo riguarda la presenza di Francesco Caparello in rappresentanza dell’associazione delle province calabresi. Caparello è un sindacalista della Uil che ha collezionato rinvii a giudizio passando anche per il seguestro cautelare di una somma pari a 300.00 €. Ma è stato anche dirigente del personale presso l’Arpacal mentre aveva incarichi sindacali e non poteva farlo perché violava il comma 1- bis dell’art. 53 del d.lgs 165/01 che recita:

“1-bis. Non possono essere conferiti incarichi di direzione di strutture deputate alla gestione del personale a soggetti che rivestano o abbiano rivestito negli ultimi due anni cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che abbiano avuto negli ultimi due anni rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con le predette organizzazioni”.  

Detto reato veniva consumato con la netta e tacita complicità dei dirigenti Arpacal, che pur conoscendo la vicenda e vedendo partecipare ai tavoli di contrattazione decentrata lo stesso Caparello, nulla hanno mai eccepito o denunciato alle competenti autorità.

Ebbene, il signor Caparello ancora (!!!) siede tranquillamente nei tavoli dedicati alla soluzione dei problemi dell’Arpacal. Vi pare possibile? E Gratteri che ci sta a fare? 

L’altro elemento strano riguarda una relazione presentata dall’attuale Commissario riguardante la gestione finanziaria dell’Arpacal per il periodo di competenza dalla precedente gestione, ovvero Santagati-De Sensi-Ielacqua. In questo documento sarebbero  “denunciate” molte violazioni.

Domenico Maria Pallaria
Domenico Maria Pallaria

Questa denuncia suona molto strana, se si considera che la Regione tramite il Dirigente (Pallaria) a maggio 2015 aveva dato avvio ad un procedimento di decadimento che si esplicitava per tutto l’iter ad eccezione della fase “conclusiva”, proposta e mai adottata dal presidente della Regione.

Va ricordato che la conclusione del procedimento non rientra tra i poteri discrezionali del presidente della Regione ma è un atto “obbligatorio”, si deve concludere nei termini e con un provvedimento conforme alla proposta o, se sussistono condizioni difformi, con le motivazioni che hanno portato all’adozione di un provvedimento difforme a quello proposto.

Alla proposta del dirigente Pallaria, il presidente e la giunta regionale non hanno mai dato seguito per come imposto dalla legge, cosa che certamente avrebbe portato alla nomina di un commissario straordinario dotato dei poteri necessari a superare le criticità evidenziate nel provvedimento di Commissariamento stesso.

Ma il Commissario che oggi opera in Arpacal (la dottoressa Maria Francesca Gatto) non ha il potere di Commissario straordinario, infatti la nomina è conseguente presa d’atto delle dimissioni della dottoressa Santagati e non all’esercizio del potere ispettivo da parte del presidente della giunta, che con l’atto di nomina conferisce lo stesso tipo di potere al nominando Commissario.

Tuttavia, ritornando alle stranezze, non è facile comprendere le ragioni che hanno portato la dottoressa Gatto ad elaborare una relazione di questo tipo quando solo pochi giorni fa i dipartimenti Bilancio e Ambiente hanno illustrato prima alla giunta e poi al consiglio regionale i provvedimenti amministrativi di approvazione dei bilanci e dichiarato parere positivo affinché gli atti potessero essere approvati dal Consiglio. Giustificando la violazione dei termini prescritti dall’art. 57 della legge regionale 8/02 come conseguenti ad una serie di disguidi tecnici tra dipartimento e Arpacal.

Ovviamente, essendo in Calabria, nessuno si aspetti che almeno i consiglieri regionali di minoranza evidenzino che la spiegazione data poteva andare bene per il il bilancio di previsione 2016 (che doveva essere approvato entro il mese di novembre del 2015) ma non certo per i bilanci previsionali del 2015 e 2014.

Su questi documenti avrebbero dovuto avviare le procedure imposte dalla normativa avvero “dichiarare decaduti gli organi inadempienti”. La dichiarazione di decadenza avrebbe attivato “l’innominabilità” nella Pubblica Amministrazione dei dirigenti responsabili della violazione.

In sintesi la dottoressa Santagati, il dottor Pietro de Sensi e il dottor Ielacqua, oltre alle eventuali responsabilità del Dipartimento regionale Ambiente (per omessa vigilanza), dovevano essere dichiarati decaduti.

La Corte dei conti avrebbe dovuto procedere all’accertamento e condannare al risarcimento del danno disponendo il recupero delle somme illegittimamente spese nell’ente (trattasi sostanzialmente di tutte quelle che secondo la legge non sono obbligatorie e quindi iscritte nello specifico capitolo di bilancio).

Sia il provvedimento avviato dal Dirigente Pallaria che l’approvazione dei Bilanci da parte del Consiglio Regionale avrebbero dovuto portare, secondo quanto prescritto dalla legge, al medesimo risultato avvero alla decadenza dei tre manager, cosa che per le stranezze che rendono la materia ambientale “incognita” non è accaduta e non certo per caso.

Proprio per queste ragioni invitiamo ancora una volta il dottore Gratteri, quando avrà un po’ di tempo e non avrà un microfono sotto il naso, ad approfondire gli argomenti trattati e invitiamo anche la procura di Reggio Calabria a voler accertare eventuali ipotesi di reato consumate nella sede del Consiglio Regionale.

5 – (continua)