Il gran casino dell’Arpacal: Pietro De Sensi e gli intrecci con Loiero e Scopelliti

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Da un paio di giorni stiamo conducendo un’inchiesta a 360 gradi per capire come mai la procura di Catanzaro “traccheggi” e stia cercando di far arrivare a prescrizione i reati della gestione dell’Arpacal, l’agenzia regionale di protezione per l’ambiente, affidata alla signora Sabrina Santagati e ad alcuni suoi compagni di merende.

La Santagati e i suoi scudieri, travolti dalle inchieste e dagli scandali, sono stati costretti alle dimissioni a novembre 2015 ma dalla procura non arrivano ancora notizie di processi incardinati e reali. Solo fuffa.

Tra le figure manageriale dell’Arpacal, dunque, troviamo Pietro De Sensi e Oscar Ielacqua, che hanno svolto rispettivamente le funzioni di direttore amministrativo e direttore scientifico

Diamo un’occhiata alle carte che la Procura di Salerno sta vagliando e per le quali la procura di Catanzaro avrebbe agito con lungaggini e omissioni che riporteremo per estratto e che, speriamo, possano interessare al dottore Gratteri, attuale procuratore capo di Catanzaro.

Oscar-Ielacqua-Francesco-Maria-Russo-e-Sabrina-Santagati“Con riferimento alla norma in oggetto (obbligo di collocazione in quiescenza “riforma Fornero successivamente modificata del decreto-legge n. 95 del 2012 “ e meglio esplicitata dal Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione con propria circolare, n. 4/2015 art. 4), il Direttore Generale non ha proceduto ad affidare l’incarico di Direttore Scientifico in forma gratuita, cosi come prescrive la norma richiamata ovvero non ha provveduto a porre in quiescenza lo stesso considerato che comunque avrebbe da più tempo raggiunto i limiti di età per continuare a lavorare questo sia se si considera come calcolo la norma Fornero che il decreto-legge n. 95 del 2012;

quindi l’incarico di direttore scientifico a titolo oneroso, avrebbe dovuto risolversi di diritto al suo compimento del 65° anno di età nel caso di applicazione della seconda normativa citata ovvero ai 66 anni e 3 mesi nel caso di applicazione della prima;

ovvero a far data dal 16/01/2014 oppure dal 16 aprile 2015 per come novellato dalle norme anzi citate.

E invece, a far data dal 16/01/2014, il Dott. Ielacqua, presumibilmente, in violazione delle norme, ha continuato a percepire lo stipendio procurando un danno all’Arpacal e quindi alla Regione per diverse centinaia di migliaia di euro.

Anche la Regione Calabria avrebbe dovuto procedere nella qualità di Ente vigilante ma, pur avendo avviato un procedimento di decadenza risalente a maggio 2015, ad oggi non lo ha concluso violando gli obblighi prescritti dalla legge 241/90 e smi e la Legge Regionale 19/2001 rendendosi di fatto complice del reato di “omissione da parte di un incaricato di pubbliche funzioni”.

I reati contestati negli atti al dott. Pietro De Sensi

  • appropriazione indebita, per la quale fu disposto il sequestro di somme per un valore di circa 500.000 € – processo ancora in corso che vede tra gli imputati anche l’ex Direttore Amministrativo e per il quale nel fascicolo aperto dalla procura di Salerno si segnala la imminente prescrizione; 
  • Aver svolto in contemporanea le funzioni di assessore all’Ambiente del comune di Lamezia Terme e di direttore amministrativo facente funzioni presso l’ente che deve controllare le attività sull’ambiente (Arpacal) anno 2011 in evidente violazione dell’art. 66 del d.lgs. 267/2000 TUEL, e della legge Regionale 20/99  oltre al parere più volte espresso dall’ANAC dalle quali è evidente l’incompatibilità  tra Direttore Amministrativo dell’Arpacal e incarichi di governo o amministrativi sul territorio della regione;
  • Aver presieduto la commissione di aggiudicazione della gara di appalto irregolare all’Agenzia per la protezione all’Ambiente relativa all’acquisto di un’immobile a Castrolibero.

arpaIn questo caso, il dirigente che conosce la normativa in materia di aggiudicazione e le norme che la regolano (nel curriculum si evidenzia che è avvocato) ha creato le condizioni affinché l’unico concorrente alla gara potesse far valere in giudizio l’intervenuta aggiudicazione definitiva già durante le fasi di gara.

Infatti nel verbale n. 9 delle procedure di gara la Commissione propone l’aggiudicazione provvisoria e si evidenzia che quando si arriva in questa fase della procedura il presidente deve  restituire la documentazione al RUP (Responsabile Unico del Procedimento) che provvede, se ne ha la competenza, ad aggiudicare, ovvero, la propone a chi ne ha le competenze nel caso in cui il regolamento dell’ente l’assegna ad altri.

Nella contestazione invece si legge che i verbali di gara non sono 9 ma sono 15, quindi dopo l’aggiudicazione il Presidente di Commissione di Gara ha riconvocato la Commissione per ben altre sei sedute facendo cristallizzare di fatto l’aggiudicazione della gara.

L’attenzione della Procura di Salerno si concentra sull’assenza del nominativo del dott. Pietro De Sensi tra gli indagati per il reato di abuso d’atti d’ufficio contestato dalla procura di Catanzaro nel caso di specie.

Ma chi è il dott. De Sensi? A chi risponde? Come fa a ricevere incarichi importanti?

Il dott. Pietro De Sensi nel 2007 risulta vincitore di un Concorso per Dirigente Amministrativo presso l’Arpacal.

Il neonato ente aveva bandito tre diversi concorsi per dirigente amministrativo per i servizi: gestione del personale, bilancio e ragioneria, organizzazione e comunicazione. I tre dirigenti risultati vincitori furono: il dott. Caparello, il dott. Giuliano e il dott. De Sensi, tutti, rinviati a giudizio per reati vari.

Antonio Scalzo
Antonio Scalzo

De Sensi è lametino e il dottore Antonio Scalzo, che nel 2010 verrà eletto consigliere regionale per la prima volta con oltre 11.000 preferenze, lo sponsorizza presso l’allora presidente della giunta regionale Agazio Loiero, che nel 2009 lo nomina a direttore generale dell’ASP di Catanzaro, anche se evidentemente non aveva i cinque anni di dirigente di struttura necessari ai sensi dell’art. 26 del d.lgs 165 per poter ricoprire detto incarico (non si computano a tal fine gli anni di servizio per i quali viene attribuita la funzione al funzionario dell’ente “incarico ricoperto presso l’Agenzia delle Entrate”);

Il dott. De Sensi, neo nominato direttore generale dell’ASP di Catanzaro, svolgerà le funzioni per quasi un anno, fino a quando il nuovo presidente regionale Scopelliti non ne chiede le dimissioni e nominerà il dott. Mancuso.

Gianni Speranza
Gianni Speranza

Dopo qualche mese dalla revoca di DG dell’ASP viene chiamato dal sindaco di centrosinistra Gianni Speranza ad occupare la poltrona di assessore all’ambiente del Comune di Lamezia Terme  Quasi contemporaneamente il commissario Arpacal, Dott.ssa Santagati, che non potrebbe nominare né il direttore amministrativo né il direttore scientifico, decide di affidargli lo stesso questo incarico modificando il nome e aggiungendo il termine di “facente funzione”. Va ricordato che la Santagati era stata nominata dalla giunta regionale di centrodestra guidata da Scopelliti.

Scopelliti e Loiero
Scopelliti e Loiero

Insomma, il Dott. De Sensi è un tecnico al quale sia la destra quanto la sinistra si rivolgono per le sue competenze anche se per farlo devono violare o forzare qualche legge.

Le competenze del tecnico fanno comodo anche ad altri soggetti che dalle materia affidate al De Sensi sono abituati a trarre beneficio.

In particolare, De Sensi,  che secondo le aspettative del sindaco Speranza, avrebbe dato una mano, affinché il comune di Lamezia attraverso la Multiservizi ottenesse le autorizzazioni per una nuova discarica ovvero una deroga ad utilizzare quella in essere, si è adoperato per non raggiungere quest’obiettivo, con la conseguenza che essendo giunta ad esaurimento la discarica di Lamezia, tutto il materiale viene conferito alla discarica di Pianopoli.

La discarica di Pianopoli che viene autorizzata in deroga non è certo esente da intrecci strani che l’hanno portata alla ribalta per arresti e collegamenti con la criminalità organizzata.

LA DISCARICA DI PIANOPOLI

pianoQuello che riportiamo è un comunicato del comitato contro la discarica di Pianopoli.

Nell’ambito dell’inchiesta “Black Smoke” sulle attività di mancata bonifica dell’ex Sisas di Pioltello Rodano (MI), vengono arrestate sei persone tra le quali Francesco Colucci, presidente del gruppo Unendo SpA, l’holding a capo della bonifica tramite la Daneco Impianti, e Bernardino Filipponi, amministratore unico di quest’ultima. La stessa Daneco che gestisce la discarica di Pianopoli e l’impianto di lavorazione e selezione situato nell’area industriale di Lamezia Terme.

L’indagine, durata più di due anni, ha evidenziato tra le tante cose, l’esistenza di un traffico e smaltimento illecito di rifiuti in siti di proprietà della Daneco, previa falsa declassificazione degli stessi da pericolosi a non pericolosi e collusioni a vario titolo con la criminalità in Lombardia, Calabria, Campania e Sicilia.

Questo, unito alle ordinanze in deroga del Presidente Scopelliti per lo sversamento tal quale dei rifiuti, ci fa sorgere forti dubbi su cosa sia stato realmente abbancato, in questi ultimi anni, nella discarica di Pianopoli.

Oggi, aldilà delle vicende giudiziarie, sembra che le ragioni e le lotte del comitato contro la discarica di Pianopoli e delle tante realtà ambientaliste che si sono affiancate in questi ultimi dieci anni nei cortei, presidi e blocchi stradali contro questo e i tanti altri scempi ambientali, abbiano avuto, se ce ne fosse ancora bisogno, una prima conferma.

Queste lotte oggi, dopo gli arresti della Daneco e della Sorical, non sembrano più roba da marziani o fisime dei “soliti ambientalisti” e le stesse diffide, pervenuteci nel 2011 dagli avvocati dei Colucci per aver pubblicato sui nostri blog un dossier riguardanti i loro loschi affari, ci fanno solo sorridere.

I fatti di cronaca, quindi, non possono che rafforzare i motivi del no di ieri alla realizzazione della discarica e del suo ampliamento oggi.

Pianopoli, insieme a Alli e alla costruenda Battaglina sono il chiaro esempio di come oggi in Calabria il ciclo dei rifiuti sia divenuto il “core business” dell’imprenditoria locale, multinazionale e della ‘ndrangheta foraggiati da pubbliche amministrazioni molto generose quando si tratta di far arricchire i propri accoliti.

DE SENSI E LA FINANZA

guardia-di-finanza-1Tra i familiari del dott. De Sensi troviamo un altro Tenente Colonnello della guardia di Finanza, parliamo del dott. Antonio Careri, che spesso, magari prima o durante l’ispezione della Ragioneria Generale dello Stato (VERIFICA AMMINISTRATIVO-CONTABILE  eseguita dall’11/04/2012 al 11/05/2012 presso l’ARPACAL nota del 5 aprile 2012, prot. 0028028 S.I. 2342/V)  fa visita al familiare.

Non ci stupiremmo se gli avesse dato qualche consiglio o suggerimento!

Ma il dott. De Sensi, oltre a tutte le violazioni di legge delle quali abbiamo già scritto, non manca di dedicarsi anche all’attribuzione degli incarichi di struttura complessa, che decide insieme al direttore generale di conferire senza bando e senza commissione di valutazione quindi in violazione della normativa per l’attribuzione di strutture complesse nella sanità.

Ma non finisce di stupire quando lo ritroviamo tra i dirigenti a cui anche l’attuale struttura commissariale decide di affidare la presidenza della commissione disciplinare e il servizio per la valutazione delle performance.

Evidentemente il dott. De Sensi, forse per l’appartenenza al movimento “OPUS DEI”, come del resto la dott.ssa Gatto, Pasquale Torquato, il signor Costanzo o il consigliere regionale Scalzo e tanti altri che via via si avvicendano in questa triste storia, dev’essere coperto.

Noi non vorremo contraddire il dott. Gratteri, ma purtroppo i documenti che i magistrati di Catanzaro non hanno valutato sono tanti e contengono tantissime ipotesi di reato per essere sottaciti.

4 – continua