Il gran casino dell’Arpacal: rinviato a giudizio l’ingegnere Malomo

Il depuratore di Belvedere
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Vincenzo e Carmelo Malomo, amministratori della Emid, sono stati rinviati a giudizio dal gup di Paola per frode nella gestione dell’impianto di depurazione a Belvedere e gestione di rifiuti non autorizzata.

La Emid è una società incaricata di garantire una corretta depurazione delle acque reflue della cittadina tirrenica di Belvedere. I due manager tra il 2013 e il 2015 si sono succeduti alla guida dell’azienda Emid di Cassano allo Ionio.

In tutta questa vicenda emerge in maniera desolante il ruolo dell’Arpacal. Diciamo pure, come abbiamo già avuto modo di scrivere nei mesi scorsi, che questa vicenda dei Malomo è veramente al limite dell’assurdo.

L’ingegnere Vincenzo Malomo, fino a poco tempo fa era lavoratore Arpacal addetto al controllo del funzionamento dei depuratori e nel contempo era anche amministratore di una società. Parliamo proprio della Emid S.r.l. di Cassano allo Ionio (CS) che si occupa di gestione dei depuratori e che, stando alle notizie giornalistiche del periodo, non le gestiva certo in modo adeguato.

E’ il caso del depuratore di Belvedere. La società Emid, infatti, non solo gestiva l’impianto attraverso un lavoratore Arpacal (e già questo è indicativo del clima che esisteva nell’azienda) ma non smaltiva correttamente decine di tonnellate di fanghi provenienti dalla struttura.

Ecco cosa scrivevano i giornali non molto tempo fa.

Frode nella gestione dell’impianto di depurazione e gestione di rifiuti non autorizzata. Con queste accuse la Procura di Paola ha chiuso le indagini a carico di Vincenzo e Carmelo Malomo, amministratori della Emid, società incaricata di garantire una corretta depurazione delle acque reflue della cittadina tirrenica. Secondo le indagini – condotte dalla polizia provinciale di Cosenza nonché dal nucleo Ambiente della Procura paolana e coordinate dal procuratore capo Bruno Giordano –, la società di Cassano allo Jonio per due anni avrebbe omesso di smaltire gran parte dei fanghi prodotti dall’impianto di località Praie.

In particolare, attraverso una complessa attività d’indagine – che si è avvalsa anche dei tecnici della Provincia di Cosenza – gli investigatori avrebbero accertato che tra giugno del 2013 e giugno 2015 sarebbe svanite nel nulla decine di tonnellate di fanghi di depurazione. Stando a quanto avrebbero appurato attraverso l’esame dei registri in questo lasso di tempo risulterebbero, infatti, smaltiti solo 71,92 tonnellate a fronte di 745 tonnellate stimate. Una cifra consistente di quel materiale altamente inquinante, stando agli inquirenti, non sarebbe conseguentemente stato trattato. Nonostante la ditta avesse ottenuto circa 150mila euro l’anno dal Comune tirrenico per gestire l’impianto e dunque smaltire correttamente i fanghi. Da qui il reato di frode ipotizzato dagli inquirenti.

Tradotto in soldoni: l’ingegnere Malomo gestiva in maniera assurda il depuratore di Belvedere e non si preoccupava minimamente di mettersi a norma, tanto poi i controlli li faceva lui o i suoi amici. Avrebbe dovuto mettersi in aspettativa ma non lo ha fatto perché sapeva che in ogni caso la magistratura non sarebbe mai intervenuta, considerato che questi come altri gestori della depurazione della provincia di Cosenza hanno tra i loro familiari o amici degli amici magistrati in forza nel Tribunale di Cosenza, in quello di Paola e così via.

In questo caso, qualcosa non ha funzionato ma proprio perché il danno è stato grave.

Ora vedremo se questo processo sarà una cosa seria oppure se si tratta solo di uno specchietto per le allodole, considerato il solito reticolo inestricabile di relazioni e parentele.