Il M5s e il processo del Cinghiale

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Il Movimento Cinquestelle torna a chiedere chiarimenti sull’iter giudiziario del celebre processo del Cinghiale, quello scaturito dal blocco delle rotative de L’Ora della Calabria per non pubblicare la notizia di un avviso di garanzia ad Andrea Gentile, il figlio del senatore Tonino.

E’ la storia di una lunghissima telefonata tra lo stampatore Umberto De Rose e l’editore Alfredo Citrigno. In una conversazione dai toni grotteschi, è De Rose che usa la metafora cinghialesca riferita al senatore Gentile.

Ma veniamo alle iniziative dei grillini.

«Al di là degli accertamenti giudiziari, è necessario l’intervento del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, rispetto agli insani ritardi nel processo contro Umberto De Rose». Lo dichiara la deputata M5s Dalila Nesci, che oggi ha presentato un’interrogazione sulle lungaggini giudiziarie rispetto all’“Oragate”, lo scandalo della mancata uscita del quotidiano “L’Ora della Calabria”, per cui il 20 ottobre c’è stato un nuovo, inspiegabile rinvio delprocesso in cui è imputato l’ex presidente di Fincalabra, Umberto De Rose, per violenza privata.

«È una buona notizia – continua la parlamentare – che, dopol’esposto di Aurelio Chizzoniti, la procura abbia aperto un fascicolo contro i carabinieri di Rende che si sarebbero rifiutati di notificare l’atto a De Rose. In ogni caso è opportuno che vi sia anche un approfondimento degli ispettori ministeriali, dato che il processo non è, di fatto, mai partito, nonostante le indagini siano state chiuse un anno e mezzo fa».

Conclude Nesci: «La mancanza di credibilità nella giustizia complica le cose in una realtà come quella calabrese, in cui c’è enorme sfiducia verso le istituzioni. Assicurare un processo corretto e rispettoso dei tempi è fondamentale per la giustizia e la libertà di stampa».