Il mito di Natuzza funziona: figlia e nipote dirigenti alla Regione Calabria

In Calabria (ma non solo) sappiamo tutti chi era Natuzza Evolo da Paravati, comune di Mileto, provincia di Vibo Valentia.

Natuzza era la mistica del popolo, colei che aveva ricevuto, pare dalla Madonna, le stimmate e il dono della veggenza. Era analfabeta ma comunicava con i morti e, soprattutto, richiamava a Paravati migliaia e migliaia di persone che volevano conoscere il loro futuro e parlare con i loro morti. Insomma, una santa. “Sopportata” finanche dalla bacchettona chiesa ufficiale. Morta il 1° novembre di qualche anno fa a 85 anni d’età. “Morta già santa nel giorno dei santi” ricordano gli estimatori della mistica.

“Prima Lourdes, poi Fatima, ora Paravati” diceva Pasquale Barone, sacerdote colto e diffidente, in un raro momento di enfasi ad un giornalista di “Panorama” non proprio convinto della purezza del business.

natuzza-pA Paravati ci sono il Rifugio delle anime, una chiesa, a forma di cuore, capace di accogliere 3 mila persone al chiuso e 15 mila all’aperto. Ed ancora il centro congressi dal tetto in legno, la struttura per i malati terminali, la casa d’accoglienza per i diseredati, il percorso della Via Crucis. Tutti luoghi dai nomi gai e giocondi: Villa della gioia, Ospiti della speranza, Villaggio del conforto, Viale della misericordia, Viale della salvezza

Natuzza Evolo non c’è più ma non è finita, anzi, il brutto arriva proprio adesso: venerazione alle stelle, mega-chiesa luna park, miracoli ovunque del fantasma-deodorante, pellegrinaggio fiume di moribondi, appello alla beatificazione, valanghe di paccottiglia gadgettistica.

Natuzza è un marchio che tira, un brand. La tomba di Natuzza è in una spoglia cappella della casa natale, meta continua di lacrime e pellegrinaggi. Nei pressi, dopo essere partita da qualche oggettino per i credenti, la fondazione ha attrezzato un negozio di gadget prodotti “in casa”: dai libri all’olio, dagli anelli “Mezzo cristallo” ai braccialetti “Tutti i Santi”.

I prezzi: da 1 a 100 euro. E, periodicamente, provvede alla celebrazione di un concerto per raccogliere fondi, con star musicali e televisive, da Luisa Corna ad Albano a Gigi D’Alessio. Tutti molto kitsch.

“Ma cosa dovremmo fare?” replica don Pasquale, passato dalla diffidenza al disappunto nel confronto con il giornalista di “Panorama”. “Dobbiamo finire la chiesa, lo ha chiesto la Madonna, mica io. L’unica possibilità sono le donazioni”. E poi, aggiunge don Michele, “siamo pronti a sopportare tutte le critiche pur di finire il lavoro. Però ricordate, voi giornalisti, che se scrivete il falso ne pagherete le conseguenze con chi è sopra di noi”. Natuzza, ovviamente.

nanoIn effetti, di giornalisti che criticano gli affari di Natuzza ce ne sono pochini, quasi niente, specialmente in Calabria. Il più “gettonato” a diffondere il mito di Natuzza era senza dubbio Pino Nano, pittoresco ex caporedattore della Rai regionale, che l’avrà intervistata centinaia di volte, insieme a tutti gli altri del “cerchio magico” dell’Ordine calabrese che da Nicolò a Soluri è rimasto tale e quale. Soldi e affari solo per gli amici degli amici.

L’unico che si è azzardato a criticare il business Natuzza è un giornalista reggino, Danilo Chirico, uno con le palle, che non le ha mai mandate a dire. A nessuno.

“… Natuzza non si discute, specie a casa sua – ricordava Chirico -. Dagli antropologi ai giornalisti, dai politici alla gente comune nessuno ne mette in dubbio le doti. Chiunque subisce il fascino di una donna che sicuramente sarà proclamata santa in tempi brevissimi. Una figura incensata, specie dalla stampa locale. Nel giugno 2008 riceve dal “Sindacato dei giornalisti calabresi” il premio “Affabulatore d’oro”, riconoscimento originale per chi non sa né leggere né scrivere. “Ma è una comunicatrice di verità”, rispondono gli organizzatori. Affabulare vuol dire saper raccontare ed esporre in modo corretto e con la giusta modulazione…”.

E poiché TUTTI sono affascinati da questa donna, in Calabria succede anche che i suoi parenti più prossimi siano privilegiati, tanto per cambiare, da quella politica da quattro soldi che capisce bene da quali “famiglie” possa arrivare il consenso.

cittadella-regionale-calabria-604x270Angela Nicolace (figlia di Natuzza) è da una vita dirigente alla Regione Calabria del Dipartimento Tutela della salute e Politiche Sanitarie. Attualmente è in ferie perché sta per andare in pensione. E fin qui non ci sarebbe niente di male. Tutti possono avere un figlio dirigente alla Regione.

Ma è un po’ più difficile che si possa avere una figlia e un nipote entrambi dipendenti ed entrambi dirigenti della Regione Calabria. Se continuiamo di questo passo, Natuzza avrà una figlia, un nipote e prossimamente un pronipote o una pronipote dirigenti alla Regione Calabria? Non lo sappiamo, e probabilmente non arriveremo neanche a vederlo il terzo rampollo (o rampolla) di Natuzza scalare posizioni nella gerarchia dei burocrati regionali.

Intanto, vi presentiamo Fortunato Varone, questo mitico nipote di Natuzza, figlio della figlia, Angela Nicolace, che è dirigente alla Regione Calabria del Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria. E con Decreto del PGR n. 138 del 4 dicembre 2015 è stato nominato Commissario Straordinario di Azienda Calabria Lavoro e della fondazione FIELD. E ultimamente anche dirigente regionale reggente al Dipartimento Lavoro e Sviluppo economico. 

Una carriera rapidissima e… fortunatissima. Perché Natuzza altro non è che il diminuitivo di “Fortunata” e suo nipote, che ovviamente si chiama Fortunato, tutti lo chiamano “Natino” in attesa che nasca “Natuzza” (o magari c’è già, chissà!), già candidata a diventare la prima presidente donna della Regione Calabria. Altro che Palla Palla!!!

P.S.: Pazienza se, da lassù, la mistica verrà la notte a tirarmi per i piedi per le critiche che le ho fatto. Io a queste cose non ci ho mai creduto. Specie adesso che anche la chiesa “ufficiale” ha messo in dubbio la correttezza (per usare un eufemismo) dei suoi seguaci.

g. c.