Il racconto di Adolfo Foggetti: perchè Luca doveva morire

Adolfo Foggetti, pentito di ‘ndrangheta, spiega lo scenario all’indomani della sparizione di Luca Bruni.

Quando si sparse la notizia della collaborazione di mio cugino Ernesto Foggetti, io Lamanna e Rango esternammo preoccupazione in quanto avevamo saputo che Ernesto Foggetti aveva accompagnato, il giorno dell’omicidio, all’appuntamento presso il bar Luca Bruni.

Intendo precisare che quando io e Lamanna incontrammo Luca Bruni innanzi al bar, lo stesso Luca Bruni era solo. Il giorno dopo l’omicidio, invece, il nipote di Luca Bruni  mi venne a prendere a casa insieme ad un ragazzo. I due erano a bordo di una Ford di colore nero, a bordo della quale salivo.

I due mi dissero che i familiari di Bruni sapevano che lo stesso Luca aveva avuto, il giorno della scomparsa, un appuntamento con me e Lamanna e ci diceva che a quell’appuntamento era stato accompagnato da Ernesto Foggetti. Io, per come avevo concordato con Lamanna e Rango, confermavo che, effettivamente, il giorno della scomparsa, insieme a Lamanna, avevo incontrato Luca Bruni, in quanto avremmo dovuto accompagnarlo ad una riunione cui avrebbero partecipato Rango, Franco Bruzzese, Ettore Lanzino, ed altri.

Sempre per quanto concordato con Lamanna, aggiungevo che l’incontro con Luca Bruni era durato pochi minuti perché la programmata riunione non si era tenuta. Lo stesso Lamanna mi riferiva che, nei giorni successivi all’omicidio, era stato avvicinato da Ernesto Foggetti che gli chiedeva spiegazioni circa la scomparsa di Luca Bruni, Lamanna si limitava a dirmi che aveva consigliato ad Ernesto Foggetti di non fare troppe domande altrimenti sarebbe stato meglio avesse abbandonato Cosenza.

L’omicidio Bruni è stata una vicenda gestita esclusivamente all’interno della cosca Zingari, Bruzzese Franco determinava me e Lamanna ad eseguire questo omicidio in quanto temeva che Luca volesse prendere il comando del nostro gruppo, subentrando al fratello Michele.

In particolare Bruzzese temeva che, ove fossimo stati arrestati, Luca avrebbe assunto un ruolo di egemonia senza riconoscerci neanche tutti i proventi delle attività criminali. L’ulteriore argomento della prospettata collaborazione dei fratelli Bruni, si vociferava che sia Michele che Luca avevano intenzione di pentirsi, è valso a convincerci, ulteriormente della necessità di ammazzare Luca Bruni. Sebbene potessimo eseguire l’omicidio autonomamente, abbiamo ritenuto opportuno avvertire coloro i quali si riconoscevano nel gruppo Lanzino.

Ricordo di una prima riunione, avvenuta nell’estate precedente all’omicidio, in concomitanza ad un permesso fruito dal Bruzzese, svoltasi presso la sua abitazione, cui partecipammo io, Rango, Patitucci, Lamanna non c’era perché era detenuto. In quell’occasione esponemmo a Patitucci il nostro proposito, senza dare molte spiegazioni né tantomeno lo stesso ne chiedeva perché gli esponenti del clan Lanzino avevano ragione di odiare tutti gli esponenti del clan Bruni.

Nell’autunno dello stesso anno, quando Bruzzese tornava libero, a casa di Rango si teneva una seconda riunione cui partecipavamo oltre a me: Francesco Patitucci, Rango Maurizio, Bruzzese Franco, il quale voleva vedere le pagine concernenti gli atti del processo Telesis da cui emergeva il proposito collaborativo dei fratelli Bruni. Ricordo che pretendevano di avere le copie di questi atti che, evidentemente, dovevano mostrare ai latitanti Presta e Lanzino, io stesso facevo le fotocopie in una vicina copisteria.

Voglio precisare che la copia di cui sto parlando veniva richiesta a me direttamente da Francesco Patitucci. Anche quando si è sparsa la voce della collaborazione di Mattia Pulicanò, abbiamo avuto paura di essere arrestati per l’omicidio Bruni in quanto Rango ci aveva confidato di avere, a sua volta, confidato allo stesso Pulicanò di essere stato l’assassino di Luca Bruni. Secondo quanto ci disse, Rango si era limitato a dire a Pulicanò: “siamo stati noi”. Conosco Pulicanò quale responsabile delle forniture di cocaina agli spacciatori per le zone di Settimo di Montalto e di Lattarico. Evidentemente, chiedevo spiegazioni a Rango del fatto che se si fosse vantato dell’omicidio consumato con Pulicanò, Rango mi rispondeva che, avendo verificato che Pulicanò era un uomo di fiducia: mai avrebbe immaginato avesse intrapreso la strada della collaborazione.