Il saccheggio dell’informatica: l’asse Madame Fifì-UDC

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Affari e informatica. Stiamo analizzando nei dettagli com’è stato possibile il saccheggio dell’informatica da parte delle forze politiche calabresi e di faccendieri senza scrupoli.

Un vorticoso giro di denaro giustificato da gare “pilotate” gestito dall’ormai celeberrima dirigente d’azienda (era questa la sua definizione preferita) Enza Bruno Bossio, per noi Madame Fifì. Con il beneplacito del potere politico, che lasciava fare e, anzi, si prodigava affinchè le gare avessero l’esito auspicato.

L’inchiesta Why Not ha svelato l’intricato intreccio e le sue particolari sfaccettature.

Per esempio, la gara per il Sistema informativo territoriale stravinta dalle società “scatole cinesi” della moglie di Nicola Adamo e quella vinta dalla società spagnola Endesa. In entrambi i casi, secondo la testimone Caterina Merante, direttore di Why Not e grande accusatrice della Bruno Bossio, si era verificato uno scambio di denaro.

Per non parlare di un “contratto fantasma” da 100 mila euro che sarebbe stato chiesto con insistenza dalla manager.

Ma lasciamo parlare quella che è stata definita la supertestimone. “Nel maggio 2005 – afferma Caterina Merante – Saladino (il deus ex machina di Why Not, ndr) ci comunica che la Bruno Bossio ha problemi di budget con la sua azienda (Cm sistemi, ndr) e che dobbiamo farle avere 100 mila euro. Poi lei troverà il modo per farceli recuperare. Il 1° giugno la dottoressa Gaudenzi, braccio destro di Enza, si presenta in azienda per firmare il contratto. La cosa viene totalmente dimenticata. Enza, dopo la perquisizione disposta al Consorzio Clic, tramite la Gaudenzi, ci chiede di poter fatturare, noi le chiediamo che cosa, visto che non è stato fatto nessun lavoro e non ci ritroviamo nemmeno il contratto, né tantomeno è stato inserito in contabilità. Lei ce lo manda per fax, noi non autorizziamo assolutamente la fatturazione, nonostante le sue insistenze (Cm Sistemi poi lo ha inserito in bilancio come ricavo)… Il 2 febbraio 2006 riceviamo la fattura, che abbiamo contestato formalmente. Per risolvere questa questione, per come mi ha riferito la Gaudenzi, è sceso due volte in Calabria Marcello Pacifico, capo di Cm Sistemi, ed è andato direttamente da Saladino per appianare la vicenda”.

Il pubblico ministero chiede alla teste se Saladino avesse specificato in che modo si sarebbe potuto ottenere il rimborso delle somme.

“Saladino mi disse – afferma la Merante -, non so se millantando, che quei soldi la Bruno Bossio ce li avrebbe fatti riavere con le gare vinte. Il giorno in cui è stato approvato il Sistema informativo territoriale a favore delle società Intersiel, Finsiel, Gore, Loading, Sirfin e Why Not, Saladino mi convoca e mi chiede dei soldi, dicendo che doveva avere del denaro anche lui a seguito di quella gara vinta grazie ai suoi buoni uffici, presentandomi anche uno “schemino” dei soldi che dovevo dare”.

Questi episodi avvengono dopo i “successi” (si fa per dire, visto che è stato un vero e proprio fallimento) del famigerato Consorzio Clic, nato con l’obiettivo di risanare la moribonda Tesi, ma che in realtà monopolizzava tutti i finanziamenti possibili e immaginabili.

E però la Bruno Bossio avrebbe voluto andare anche oltre… Una volta cambiata, per fortuna, la legislazione sulle gare di appalto, la moglie di Adamo avrebbe voluto lanciare un’altra creatura, la Svitec Calabria.

“La situazione si complica – dichiara Caterina Merante – in quanto il neoeletto presidente della giunta regionale Agazio Loiero non consente che Adamo e la Bruno Bossio gestiscano, da soli, tutto il settore dell’informatica”. E’ a questo punto che la moglie di Adamo si lega a Marinella De Grano, amministratore delegato della società Adepta, moglie di Pietro Macrì, titolare dell’azienda Met Sviluppo e sorella di Francesco, imprenditore della Compagnia delle Opere, molto vicino a Romano Prodi e ai Ds.

Adepta, in particolare, entra nel Consorzio Clic quando la Met viene posta in liquidazione. La Bruno Bossio si aspettava molto dalla famiglia De Grano soprattutto perché Francesco era un dirigente molto in vista della giunta Loiero con delega proprio ai fondi comunitari. Ma De Grano si lega a Loiero e “scarica” il Consorzio Clic ed è proprio per questo che si incrinano i rapporti tra Enza e Macrì.

Adamo-NicolaCi rimane da approfondire il ruolo di Nicola Adamo, il cui legame con Saladino, naturalmente, è molto stretto. Quest’ultimo compie un importante salto di qualità nel 2002, quando viene approvata la legge regionale numero 23 riguardante la stabilizzazione dei servizi svolti in precedenza dai lavoratori interinali. Tale legge gli consentiva di mantenere in servizio tutte le 490 persone (tutte raccomandate dai politici) che lavoravano presso l’agenzia “Obiettivo Lavoro”.

Il pm chiede a Caterina Merante se Nicola Adamo, all’epoca all’opposizione della giunta Chiaravalloti, abbia votato la legge. “La legge regionale – risponde la teste – era concordata anche con Nicola Adamo… persona scaltra… addirittura presentò un’interrogazione facendo apparire che fosse contrario alla legge, ma era solo una finzione, una messa in scena di apparente opposizione politica… In realtà era d’accordo e c’era la certezza che la legge sarebbe stata approvata. Del resto, erano tante le persone segnalate dallo stesso Adamo e quindi era forte il suo interesse all’approvazione della legge…”.

L’ASSE DS-UDC

E milioni di euro transitano anche lungo l’asse Ds-Udc. Anche qui parliamo di un vorticoso giro di soldi che conferma l’esistenza di un patto trasversale fondato sugli affari. Un patto accettato da tutte le forze politiche con l’Udc e i Ds a fare da capofila. La madre di tutte le operazioni milionarie è chiaramente la Loggia di San Marino, l’associazione massonica di cui alcuni hanno provato a dare una versione caricaturale.

E’ proprio San Marino il punto d’incontro degli esponenti di Quercia e Casa delle Libertà, impegnati nell’arraffare commesse e finanziamenti e nello spartirsi il “bottino”. Sempre con procedure legali, per carità. De Magistris capisce i “movimenti” che potrebbero avere i connotati di illegalità (perché qualcuno magari ci sarà stato…), avvia addirittura una rogatoria internazionale per capire cosa è effettivamente accaduto, ma viene fermato. A più riprese.

Lorenzo Cesa
Lorenzo Cesa

Se non fosse arrivato lo “stop” probabilmente avrebbe messo nei guai il punto di snodo di tutte le operazioni finanziarie ovvero la Global Media, il polmone finanziario dell’Udc, la creatura dello spregiudicato leader casiniano Lorenzo Cesa, praticamente intoccabile. Il “cassiere” Cesa non a caso ha scelto la Calabria come base delle sue attività illecite.

Moltissime le diramazioni della Global Media, anche qui quasi un gioco di “scatole cinesi”, nelle quali nascondere ardite operazioni finanziarie.

Cesa movimenta soldi anche con l’Intersiel di Enza Bruno Bossio. Dal decreto di perquisizione del pubblico ministero si apprende che il “movimento” ha toccato addirittura un milione e mezzo di euro.

E’ questa la dimostrazione lampante dell’esistenza di un asse milionario tra Ds e Udc, che del resto anche De Magistris ritiene significativo da un punto di vista investigativo. Specialmente per contratti d’area e di programma. Questo non vuol dire che la signora Enza Bruno Bossio abbia commesso un reato. Ma si può dire che ha contribuito a sperperare il denaro pubblico? Anche se non ci dà il suo autorevole permesso, noi lo scriviamo lo stesso…

Ed è ancora Global Media che entra in gioco per un affare trasversale che si consuma in un capannone nel Cosentino…

Stiamo parlando dell’affare della Digitaleco Sbp Optical disk, una società che ha lucrato in modo illecito ingenti fondi dell’Unione Europea per produrre dvd e cd e che vede tra i soggetti che l’hanno fortemente voluta e costituita, tanto da rappresentarne i vertici societari, Fabio Schettini, segretario particolare dell’attuale ministro degli Esteri di Berlusconi, Franco Frattini e Giovambattista Papello, il faccendiere di Alleanza nazionale.

Oltre ai tre c’è anche la Global Media di Lorenzo Cesa, per cui l’operazione è inizialmente condotta da Udc, Alleanza nazionale, Forza Italia e Ds…

Quest’allegra brigata ottiene addirittura due milioni e mezzo di euro per mettere in funzione questo capannone, nel quale produrre dvd e cd, che si trova in Sila. I soldi, evidentemente, arrivano ma l’azienda non diventa mai operativa, non produce e, di conseguenza, rischia il fallimento. Tanto ormai a chi serve più?

Oggi la Digitaleco Sbp Optical disk ha ritrovato una sua dimensione.

L’imprenditore (non legato a nessun carro politico) che la manda avanti si chiama Augusto Pelliccia. Tre anni e mezzo fa dichiarava testualmente: “Ritengo che il solo fine per cui Schettini, Papello e Cesa, con l’appoggio dei Ds calabresi, avessero deciso di creare la società fosse quello di accedere alle sovvenzioni europee…”.

Peccato che né Pelliccia né, ormai, anche De Magistris possano indagare sulla “fine” ingloriosa che hanno fatto quei soldi… Oggi comunque lo stabilimento lavora e Pelliccia ha assunto 28 dipendenti.

Luigi De Magistris
Luigi De Magistris

Significativa la chiosa di Luigi De Magistris per sintetizzare lo scempio calabrese nella gestione dei fondi europei.

“Dall’analisi delle compagini societarie e dei flussi finanziari emerge uno scenario devastante circa la gestione del denaro pubblico… Colleganze affaristiche tra società riconducibili anche ad amministratori pubblici facenti parte di opposti schieramenti politici che delineano un controllo che si potrebbe definire blindato di fette rilevanti della spesa pubblica…”.

E inevitabilmente si ritorna a San Marino, il grande ombrello che protegge tutto e tutti. Qualche tempo fa Italo Canali, il Gran Maestro del Goi della Repubblica del Titano ha dichiarato: “Sono venuti qua per nascondere i loro soldi!”. Confermando l’esistenza di un asse privilegiato sulla via che collega la Calabria all’Emilia Romagna. Ed è l’asse della massoneria legata agli affari. Ma c’era anche una novità sostanziale che confermava, ancora una volta, la bontà delle indagini compiute da De Magistris. A San Marino la loggia coperta c’era davvero ma era stata fondata da “uomini e donne calabresi e napoletani”.

Come afferma ancora Italo Canali, il quale, giustamente, si chiama fuori dal “giro”.

“Noi non c’entriamo con le porcherie che emergono dalle inchieste perché siamo un gruppo di professionisti perbene, animato dalla logica ideale e dalla voglia di portare avanti i valori universali della massoneria”. Nonostante abbia parlato apertamente di uomini e donne calabresi che avrebbero costituito la loggia, Canali è stato tacitato. Così nessuno ha potuto interrogarlo…

E tutti i salmi finirono in gloria!

3 – (Fine; per il momento…)