Il solito teatrino dell’emergenza (di Carlo Cuccomarino)

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di Carlo Cuccomarino

Il Meridione italiano ha vissuto uno sviluppo irrispettoso di ogni ordine e soprattutto una vita amministrativa e politica incapace di dare soluzione ai problemi di fondo.

Dominato da una innumerevole schiera di piccoli mediatori politici, appartenenti ad ogni partito, il Meridione, le popolazioni meridionali, i calabresi tutti, hanno visto il ceto politico dominante interessato solo ad imprimere carattere clientelare a tutti i rapporti che nascono, compresi quelli della prevenzione sociale.

Sono di questi giorni, in cui tutti noi siamo profondamente colpiti dal disastro del terremoto del centro Italia, che dalle nostre parti emergono idee, progetti e linee di credito esigibili dalla nostra classe politica, abituata a cavalcare da più tempo le tragedie con le quali la popolazione calabrese da più tempo convive.

Sto parlando delle priorità dell’assessore Sgarbi per evitare che Cosenza non diventi una seconda Amatrice, del depositato progetto di legge Montagna-Solidale del consigliere regionale del PD Bevacqua e dell’annuncio (l’ennesimo in questa estate nel mese di agosto) di 130 milioni per l’emergenza sismica.

La classe politica attualmente in sella al governo nelle istituzioni calabresi, per ogni ordine e grado, dopo il grave evento sismico, sembra avere scoperto il problema della messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati nelle nostre città, lo spopolamento delle aree montane e quindi il coinvolgimento della gran parte dei comuni calabresi interamente montani.

Il Presidente della Regione Calabria, in piena fibrillazione, prende atto, dopo la tragedia, della messa in sicurezza degli edifici e richiede un impegno straordinario nazionale, finalizzato ad un importante investimento di risorse che possa avviare una messa in sicurezza dei fabbricati.

Nella piena consapevolezza che la nostra regione è ad altissimo rischio sismico (meglio tardi che mai per questi smemorati!!!) il nostro ceto politico si appresterebbe dunque a varare misure e risorse necessarie.

Siamo al solito teatrino dell’emergenza dentro il quale siamo quasi costretti a vivere?

Direi di sì, ma se riuscissimo ad aprire, una volta per tutte, una discussione pubblica sulla necessità di un new welfare, di cui l’attuale classe politica in maniera schizofrenica, per non dire altro, con una mano ha contribuito ad azzerare (vedi scuola, sanità, ambiente eccetera) e con l’altra, come vediamo, in maniera cialtronesca, continua ad evocare lasciando poi il campo a ricette di politica economica semplicistiche.

Il “nostro” ceto politico, dunque, in un atteggiamento di subalternità totale a quello nazionale, non è stato capace di produrre un salto culturale e politico che ci aiutasse ad affrontare i problemi nati o resi meri postulati dalla grande crisi economica nella quale siamo immersi da quasi un decennio.

I calabresi devono prendere atto delle degenerazioni di questo ceto politico e della composizione della crisi.

Sono realmente persuaso che l’unico processo che questi signori, perennemente in sella ai posti di comando, sono riusciti a perseguire è quello di rendere tutti noi veri ostaggi del clientelismo.

La risorsa alternativa,alla quale dobbiamo contribuire a realizzare è lo sviluppo di un welfare dal basso, un welfare del comune, un new welfare dunque, che abbia come obiettivo immediato la perdizione dell’attuale ceto politico e una valorizzazione della nostra cultura meridionale e della nostra stessa vita.