Il tuffo del Corsera nella Cosenza corrotta

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Il Corriere della Sera ha mandato un inviato a Cosenza. Si chiama Goffredo Buccini e ha scritto un bel reportage che appare sul sito del giornale più importante d’Italia.

Cosenza ne esce a pezzi, Occhiuto, se possibile, ancora di più. Ma non se la cavano affatto anche i suoi competitor Guccione e Paolini con tutta quella banda di corrotti che li sostengono.

Un quadro a tinte fosche, che riportiamo integralmente. 

Nei bar attorno a Palazzo dei Bruzi si servono fiele e sospetti. A poco più d’una settimana dal voto, nessuno appare più sicuro di nulla: «Le elezioni? Bah. Non sappiamo nemmeno se da noi ci saranno davvero: ci aspettiamo un’altra botta dai giudici», sussurra una dirigente sbirciando truce il cubo bianco da cui è appena uscita, sede del Comune e vero oggetto del «laboratorio Cosenza». L’idea di sperimentare alchimie risale ai tempi in cui Giacomo Mancini senior (il nonno, il socialista, quello vero) vinse le elezioni accettando l’appoggio d’una lista di ex missini. «Un genio, un precursore», plaudono adesso i cosentini del Pd, bisognosi di nobilitare l’accurduni con Denis Verdini che, per un vezzo della Storia, ha proprio qui, tra i nuovi fedeli, Mancini nipote (Giacomo junior), ex Pdl di rito Scopelliti.

Palazzo dei Bruzi, Piazza dei Bruzi, 1959L’all-in alla ‘nduia

Lo chiamano «patto per la città»: è una specie di «All In» alla ‘nduja nel quale giocano tutte le grandi famiglie locali, una mezza dozzina. In realtà sono in corso in Calabria due esperimenti di segno familistico. Uno, politico, qui nella colta Cosenza. L’altro, mafioso, in quei paesi d’Aspromonte che stanno divorziando dallo Stato italiano. Storie assai diverse e, tuttavia, a tratti intrecciate pericolosamente. Le carte le dà la magistratura (su ipotesi di voto di scambio almeno cinque pentiti hanno riempito nell’ultimo anno faldoni di verbali al vaglio di Nicola Gratteri, nuovo procuratore della Dda di Catanzaro; e martedì prossimo anche l’Antimafia di Rosy Bindi dirà la sua, almeno sulle liste di Platì e San Luca). Molti big dormono male la notte, temendo di seguire il destino di Sandro Principe, mattatore Pd arrestato nella vicinissima Rende.

GRAZIE PER LA VIGNETTA AL BRAVISSIMO MITCH
GRAZIE PER LA VIGNETTA AL BRAVISSIMO MITCH

L’urbanista felpato

La dirigente di Palazzo dei Bruzi intanto mastica amaro perché ha già visto cadere sotto gli avvisi di garanzia, firmati stavolta dalla procura di Cosenza, i primi colleghi: il capogabinetto dell’ex sindaco forzista Mario Occhiuto e due tecnici. I pm pensano aggirassero le procedure spacchettando gli appalti e assegnandoli ai soliti noti (anche 61 «determine» in un colpo solo, record d’una notte d’agosto 2012). «Occhiuto scarica su di noi», mormorano i dipendenti. Può un sindaco non avvedersi di traffici noti a tutti? «Nulla sapevo e anzi ho ridotto di molto le determine rispetto all’amministrazione precedente, di sinistra», dice lui, esibendo circolari di ammonimento agli uffici. È un urbanista felpato che sogna grandi opere in città (ha sbloccato il ponte di Calatrava vagheggiato proprio da nonno Mancini) e s’è inventato come spot la caccia alla tomba nel Busento (con annesso… tesoro) di Alarico, re dei Goti.

Katya Gentile
Katya Gentile
«Un visionario»

I fan lo considerano un visionario, i nemici un pallista. «Spara cavolate, per parlare pulito», tuona Katia Gentile, che pure gli è stata vicesindaco fino allo scorso 6 febbraio in cui lei e Luca Morrone (presidente del consiglio comunale) hanno guidato il colpo che l’ha rovesciato: a quattro mesi dalle elezioni, uno sfregio, più che la proclamata «decisione di fermare l’illegalità». Katia e Luca sono rampolli di due delle più potenti famiglie della città (Katia è nipote di Tonino ‘U Nivuru, il sottosegretario che voleva assegnare a Berlusconi il Nobel per la pace e riuscì a bloccare per il buon nome di famiglia l’uscita di un quotidiano locale; ed è figlia di Pino, vicepresidente del consiglio regionale coi voti anche del Pd; Luca è figlio di Ennio, il più ascoltato proconsole verdinano).

Pino Gentile con Roberto Occhiuto
Pino Gentile con Roberto Occhiuto
Da solo contro tutti

Sicché ora che Occhiuto si ricandida, gli viene facile sostenere la parte delmaverick, «io solo contro tutti». A sua volta non è però proprio solo soletto, essendo il fratello minore, Roberto, deputato forzista assai vicino a Renato Brunetta. Il Pd lo accusa d’essere inguaiato di debiti fino al collo mettendo a rischio il Comune, lui replica con la dichiarazione dei redditi, «per sette anni tra le più alte in Calabria». Mostra un sondaggio che lo dà quasi al 60 per cento, giura che prima di lui «Cosenza era come Mafia Capitale». Le cooperative di tipo B, col loro carico di malacarne, sono storicamente un bel fardello e, probabilmente, un oggetto delle attenzioni del procuratore Gratteri.

La revoca del permesso

In verità a Cosenza hanno rovesciato un vecchio slogan: qui il politico è personale, nel senso che molto della politica cosentina è mossa da amori e odi, ritorsioni e riconciliazioni, corna e dispetti. Occhiuto, ad esempio, sostiene che dietro l’ira funesta di Katia ci fosse la propria decisione, «inevitabile per tutela del Comune», di revocare un permesso al compagno della vicesindaca (ma naturalmente i suoi nemici giurano che la revoca fu successiva al 6 febbraio e dunque poco meno d’una vendetta).

nicola carlettoLa staffetta

Nicola Adamo, stratega Pd di antica provenienza comunista, è stato triturato anni fa da private debolezze assurte a eventi pubblici. Ha un’aria danneggiata. Pure Rimborsopoli ha contribuito ad ammaccarlo. Sua moglie, Enza Bruno Bossio, è cresciuta nel Pd in misura inversamente proporzionale al ritiro nell’ombra del marito. Una staffetta? Adamo s’inalbera: «Ma quale staffetta? La politica è passione per me e lei, sin da ragazzi. È lei quella brava. Di me dicevano: la moglie gli scrive i discorsi». Dicono ci sia lui dietro il candidato che il Pd ha lanciato in corsa quando Lucio Presta s’è tirato indietro. Dicono che Carlo Guccione sia uomo suo, un factotum bravo ad acchiappare voti. «Guccione è di se stesso, ed è un amico coraggioso». Pescato a pochi giorni dalla chiusura delle liste, ha senza meno il coraggio di sostenere l’insostenibile: «Alleato io con Verdini? Manco sapevo che erano verdiniani!». La sua candidatura passa come favore al governatore calabrese Mario Oliverio, che l’aveva fatto fuori dalla giunta regionale (sempre perRimborsopoli) e lo pativa in consiglio come una spina nell’alluce. Solo i Gentile tra i big non lo appoggiano: hanno un loro candidato, Enzo Paolini, vogliono contarsi, per confluire e pesare in un eventuale ballottaggio.

Il «laboratorio Cosenza»

Tatticismi, familismi: il «laboratorio Cosenza» ha gli alambicchi che distillano passato. Viene da qui, dal Pd cosentino, il boicottaggio della giovane candidata che Renzi aveva immaginato per Platì, Anna Rita Leonardi, ritirata per l’impossibilità di formare una lista, e però testarda: «La politica comincia salvando il quartiere accanto a te. Prima o poi noi ragazzi calabresi ci riusciremo». Già. Intanto una ragazza calabrese si candida a Platì: Ilaria Mittiga, figlia del sindaco cui avevano sciolto il Comune per mafia. A Klaus Davi che per Gli Intoccabili le chiedeva se potesse escludere di avere in lista parenti di mafiosi, ha risposto: «Non me ne sono curata minimamente! Per me contano le persone! Io discendo da un brigante, non mi sarei dovuta candidare?».

Goffredo Buccini

Corriere della Sera