Io, la Manzini e il GIP Branda

Advertising

Tra una permanente a Barbie, il riporto a Big Jim e una pettinata a Tanya, la dottoressa Manzini ha trovato il tempo di condurre una inchiesta sugli affidamenti diretti dati all’acqua i rosi da Occhiuto, attraverso i dirigenti Pecoraro e Cucunato, agli amici degli amici.

Una indagine pericolosa quella portata avanti dalla pettinatrice. Che si è dovuta destreggiare tra shampoo, pettini, caschi, bigodini e lacche. Una investigazione che l’ha impegnata come non mai.

Più volte ha mandato i finanzieri a pettinare gli impiegati del Comune.

Non si è risparmiata con le tinte. Ha usato tutte le lozioni a sua disposizione. Non ha lesinato spazzolate a nessuno. Ha preteso che tutti dessero il massimo nelle acconciature. Si è personalmente spesa nel formulare messe in pieghe e allisciature. E’ andata giù di phon come non mai.

Marisa-Manzini-2

Molti dirigenti comunali sono stati sottoposti a meches e colorazioni varie. Ogni pelo superfluo è stato tagliato. E alla fine l’acconciatura è stata servita. Ed è finita bella, linda e profumata sulla scrivania del dottor Branda. Gip del tribunale di Cosenza.

La voce vuole che tale fascicolo giaccia da più di 3 settimane sulla scrivania dello stesso. All’interno c’è scritto che otto malandrini, dirigenti comunali, titolari di ditte e l’ex capogabinetto dell’indebitato fino al collo di Occhiuto, in combutta tra di loro, al fine di ricavarne illecito guadagno, favorivano, attraverso l’utilizzo improprio dell’esercizio delle somme urgenze e degli affidamenti diretti, ditte amiche.

Tali incarichi – del tutto fittizi, spesso relativi ad interventi manutentivi della rete idrica e fognaria, nonché luminarie e alliccate di cemento varie – non solo non venivano effettuati, non esistono verbali che attestano l’esecuzione a norma dei lavori, ma venivano concessi sempre agli stessi e fuori dai requisiti previsti dalla Legge.

E per tutti questi ‘mbicci e ‘mbruagli, la parrucchiera Manzini ha chiesto per gli otto marpioni, al Gip Branda, l’applicazione di una misura cautelare. C’è scritto pure, dentro le carte, che i reati sono talmente evidenti che non c’è bisogno di pensarci su tanto per incastagnarli.

Ma nonostante ciò il Gip Branda, brava persona, e magistrato al di sopra di ogni sospetto, come la dottoressa Manzini, e lì a rimuginare. Sarà perché qualcosa non lo convince? Eppure noi, come la dottoressa Manzini, che non siamo certo degli specialisti in Legge come loro, non abbiamo avuto problemi a rilevare enormi mancanze (la dico così) amministrative.

Cosa sarà che fa tergiversare il Gip? Non so come spiegarmelo. Anche perché tutto il malloppo lo abbiamo fatto visionare ad uno che di Legge ne capisce, e la prima cosa che ha detto è stata questa: non c’è dubbio sulle irregolarità amministrative nell’iter di queste determine.

tribunale_aula-kuUG--1280x960@Web

Mi chiedo, allora, dove sta l’errore? Forse che la dottoressa Manzini si è dimenticata qualche cosa? Può essere, se è così non resta altro da fare al Gip che informare la dottoressa, che subito provvederà a riformulare. Altrimenti non si spiega tutto questo tempo che il Gip sta impiegando per valutare una “pratica” che tutto sommato si presenta ben fatta. Come una permanente, appunto.

Sarà per via della presenza di qualcuno che ostacola il libero svolgimento della Giustizia? Probabile. Potrebbe darsi che ci sia un capo cattivo che non vuole che si dia seguito giudiziario a tutto ciò che riguarda l’amministrazione Occhiuto. Molto probabile.

Insomma, la colpa di questo campa cavallo, potrebbe essere addebitata al capo che vuole che fin quando c’è lui niente si deve muovere. E solo quando questi verrà meno, lavorativamente parlando, si potrà agire.

A Cosenza una cosa così, è possibile. Io me lo spiego così. A tal proposito ne approfitto per scusarmi con la dottoressa Manzini per la metafora della parrucchiera e per l’immagine che di lei ne viene fuori: una pettina bambole.

Ma anche io, come voi, lei e il Gip Branda, sono sottoposto alle prepotenza del mio capo, il quale mi ha costretto ad usare questa formula che io non avrei mai voluto usare con lei. Siccome lui la pensa così nei suoi riguardi, anche io mi devo uniformare, altrimenti quella è la porta.

Anche io sono una vittima come voi: lei e il Gip Branda. E come voi, lei, il Gip Branda, anche io ho un capo che vuole sempre avere ragione. Non conviene mai con un capo come questo (il mio e il vostro) rivendicare ragione, perché si sa che nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione. Ed anche io, come voi, lei e il Gip Branda, ci tengo al mio lavoro.

GdD