La bancarotta di Calabria Ora: il ruolo di Paese Sera e Pubbliora

Proseguiamo l’esame dei fatti che hanno portato la procura della Repubblica di Cosenza ad aprire e concludere un’inchiesta con l’accusa di bancarotta fraudolenta per le vicende legate al quotidiano Calabria Ora. Un’inchiesta che, sia pure dopo molto tempo (addirittura due anni!), sfocerà in un processo.

Gli indagati principali sono Pierino Citrigno e Fausto Aquino, i primi editori del tormentato quotidiano, fondato nel 2006, che ha chiuso le pubblicazioni nel mese di aprile dello scorso anno.

Pierino Citrigno
Pierino Citrigno

Nella ricostruzione storica degli eventi appare chiaro davvero a tutti che il quotidiano versava in condizioni finanziarie disperate (altra cosa è ovviamente la situazione patrimoniale complessiva di Citrigno e dei suoi affari). Lo sapevano gli editori ma lo sapevano anche i giornalisti, sia quelli che ci lavoravano ma soprattutto quelli che se ne sono andati o sono stati licenziati e hanno fatto vertenza.

L’ULTERIORE TRASFERIMENTO DELLA TESTATA DA PAESE SERA AL GRUPPO C&C

La Cooperativa Cec, ormai sul punto di fallire, cede tutto a Paese Sera ma si tratta di un’azione disperata, tant’è vero che, ben presto, anche questa società arriva al capolinea.

Di conseguenza, Paese Sera Editoriale, quando già la Cec era fallita e prima di essere dichiarata anch’essa fallita dal Tribunale di Cosenza in data 16 gennaio 2013, cedeva a sua volta, in data 16 marzo 2012, per un corrispettivo di 130mila euro, la testata Calabria Ora, editandola fino al 3 agosto 2013.

“Anche in questo caso – scrive la curatela fallimentare -, benché nel contratto di cessione si escluda espressamente che lo stesso riguardi rapporti o beni diversi dalla testata, al passaggio di titolarità di Calabria Ora ha fatto seguito il subentro di fatto del cessionario nella titolarità nel godimento dei beni aziendali originariamente utilizzati dalla Cooperativa Cec, nonché dei rapporti di lavoro e di fornitura a quest’ultima in origine facenti capo”.

Non è difficile per la curatela evidenziare le stesse “contaminazioni” (quando non anche vere e proprie sovrapposizioni) con le altre due società precedenti.

A partire dalla storia stessa della società.

“Sotto questo profilo – aggiunge la curatela – rilevano almeno due circostanze. La prima (quasi paradossale) è che Gruppo Editoriale C&C Srl nasce proprio come Paese Sera Srl, essendo stata costituita, con questa determinazione sociale, il 18 giugno 2003. La denominazione di Gruppo Editoriale C&C Srl è frutto di una modifica statutaria intervenuta il 3 aprile 2012, contestualmente al trasferimento della sede a Cosenza. Paese Sera Srl, in particolare, è stata acquisita con un’operazione, che ha avuto anche una certa eco sui media, da Pierino Citrigno e Fausto Aquino agli inizi del 2008, con l’intento di rilanciare la storica testata “Paese Sera”. Ciò fa emergere chiaramente che Gruppo Editoriale C&C Srl è riconducibile ai medesimi centri di interesse cui sono riconducibili Cec e Paese Sera”.

“La seconda circostanza rilevante è che la società è rimasta per lungo tempo inattiva, iniziando la propria attività dopo l’acquisto della testata Calabria Ora del marzo 2012”.

Fausto Aquino
Fausto Aquino

Anche il raffronto della compagine sociale avvalora tutte le certezze sulla contiguità tra le aziende… Ma al fine di una compiuta considerazione dei rapporti tra il Gruppo Editoriale C&C e la Cooperativa Cec va sottolineato che il contratto con il quale il Gruppo ha acquistato la testata di Calabria Ora è firmato da una dipendente e procuratore speciale della Cec e da un socio della stessa cooperativa.

I soci della C&C, in sostanza, sono la Pieffe Holding, che detiene l’80% delle quote sociali e (questo sì che è un nuovo ingresso) la Pubbliora, società concessionaria di pubblicità della testata, con il 20%. Il “movimento” lo fa la titolare di Pubbliora, che è la signora Simona Gallo, il cui marito Carmine Greco, detto Ivan, entra in gerenza come consigliere della C&C. Non si capisce se mettendoci soldi veri oppure facendoseli anticipare da “don Pierino” (come lo chiama tuttora in maniera reverenziale Carmine Greco detto Ivan).

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La Pieffe Holding a sua volta è posseduta per il 15% delle quote da Alfredo Citrigno e per l’85% da un’altra Srl, la Meridiana.

I soci di quest’ultima società, come abbiamo già visto, sono tutti i familiari di don Pierino: la moglie Giuliana Scala (20%), il figlio Alfredo stesso (40%) e le due figlie Simona e Filomena, entrambe detentrici del 20%.

Manca soltanto Pierino Citrigno… Che però, in compenso, ha trovato Ivan Greco e Simona Gallo come soci provvidenziali per “salvargli la faccia”, almeno fino a un certo punto.

LE TRATTATIVE PER UN ACCORDO TRANSATTIVO

La curatela ha subito contestato l’efficacia della cessione e successivamente ha ricevuto una proposta di transazione dal Gruppo Editoriale C&C per la stabilizzazione dell’acquisto della testata offrendo una somma di denaro, prima di 30mila euro e poi di 100mila euro, dichiarando poi la propria disponibilità anche ad aderire alle più onerose condizioni (130mila euro) richieste dalla curatela su parere del Comitato dei creditori. Tuttavia, atteso che Gruppo Editoriale C&C aveva subordinato la conclusione dell’accordo transattivo al consenso del sopravvenuto fallimento di Paese Sera Editoriale, la trattativa si arenava per effetto della contrarietà a detta transazione della curatela di quest’ultimo.

“Naufragata l’ipotesi transattiva – prosegue la ricostruzione – la curatela preannunciava l’avvio dell’azione giudiziale sulla base delle originarie contestazioni e per tutta risposta il Gruppo Editoriale C&C preannunciava l’intenzione di restituire la testata Calabria Ora a Paese Sera Editoriale interrompendo le pubblicazioni. La curatela ha ovviamente diffidato la società a mettere in atto l’intenzione”.

NASCE L’ORA DELLA CALABRIA

A dispetto di tale diffida, senza peraltro procedere alla restituzione della testata, Gruppo Editoriale C&C, lasciando inutilizzata la testata Calabria Ora, proseguiva a editare il quotidiano avvalendosi della testata “L’Ora della Calabria”. Tutto questo accade il 4 agosto 2013.

Si è trattato, com’è fin troppo evidente, di uno stratagemma per evitare di accordarsi con la curatela. “Anche il cambio della testata, al pari delle cessioni della testata, è caratterizzato dalla piena continuità aziendale. In altri termini, il quotidiano che veniva contraddistinto dalla testata e dal marchio “L’Ora della Calabria” non solo è il medesimo quotidiano precedentemente editato con la testata e il marchio Calabria Ora ma è anche editato utilizzando la medesima azienda che precedentemente è servita all’esercizio dell’impresa editoriale da parte della Cooperativa Cec prima e di Paese Sera Editoriale poi”.

La curatela ha lottato a lungo per ottenere l’inibitoria all’utilizzo della testata “L’Ora della Calabria” e il sequestro giudiziario del ramo aziendale strumentale alla pubblicazione della testata. Nominando custode giudiziario la medesima società Gruppo Editoriale C&C. L’azione giudiziaria non ha avuto successo e gli eventi, come sappiamo, hanno preso una piega disastrosa per il giornale, che neanche un anno dopo ha chiuso i battenti.

Citrigno aveva incaricato Carmine Greco detto Ivan per provare un disperato tentativo di recupero della testata facendo da ponte anche con lo stampatore Umberto De Rose, che sarebbe stato anche d’accordo ma senza esito. Greco successivamente, con la sua Pubbliora, ha editato per qualche mese il quotidiano “La Provincia di Cosenza” prima di cederlo al gruppo iGreco.

2 – (Fine)