La bancarotta “politica” de iGreco diventa un caso nazionale: coinvolto anche Calenda

Cena di lavoro all'Ariha Hotel, l'albergo de iGreco. Si riconoscono, oltre ai fratelli Greco, Luca Lotti, Stefania Covello, Ernesto Magorno e il "solito" Aiello

Sono giornate frenetiche sul fronte della lotta al malaffare e alla corruzione nella procura di Castrovillari, dove si lavora alacremente per mettere a nudo la regia politica che ha consentito al gruppo iGreco di acquisire (al costo di un euro!!!) con il benestare del Ministero dello Sviluppo Economico, in Umbria le aziende del Gruppo Novelli.

Nel Centro Italia anche i grandi media hanno aperto i riflettori sulla vicenda, che coinvolge direttamente molti uomini chiacchierati del cosiddetto “renzismo”, a cominciare da quel ministro Calenda che oggi fa il “bello” con la tessera del Pd, per continuare con i rappresentanti dei sindacati venduti al potere attraverso i buoni uffici del sottosegretario Teresa Bellanova, altra pedina dell’ebetino di Firenze e per finire con i referenti calabresi, guidati da soggetti impresentabili come “Ciaone” Carbone, Ferdinando Aiello e Brunello Censore ovvero i politici che hanno consentito a iGreco di espandersi e proliferare.

Sarebbe ora che un magistrato controllasse i conti di queste aziende, Fattorie, Bioagricola e Cantine, oggi sequestrate e portate al fallimento da Renzi e dai suoi scagnozzi. Il 70% delle uova prodotte da queste aziende veniva commercializzata a marchio Coop ed altri marchi. Il 30% a marchio Ovito. E sono tante le domande che in queste ore si pongono al Centro Italia per aiutare anche noi calabresi a fare luce su quello che è stato messo in moto in questi anni. Il 30% portava guadagno, il 70% rimessa.

Un’azienda in concordato può lavorare per rimettere? Un’azienda in concordato andrebbe controllata ogni 2/3 mesi nella contabilità, nei bilanci. Veniva fatto? In 3 anni e mezzo da 62/63 milioni di debiti si è saliti a 125 milioni!!!. Dovevano essere restituiti 6 milioni e mezzo. Non è avvenuto. Chi doveva controllare il Consiglio d’amministrazione? Qualcuno del Consiglio d’amministrazione aveva a che fare qualcosa con la Coop?

Poniamoci un’altra domanda: il Consiglio d’amministrazione aveva un concordato da rispettare con un debito di 62/63 milioni. Più volte ci fu un’offerta, tenuta nascosta ai soci Novelli, di 23 milioni, per la “Cisterna” di Latina. È tutto scritto nella denuncia presentata al Tribunale di Terni. Il debito sarebbe sceso immediatamente a 40 milioni. Con i 6,5 che si sarebbero dovuti restituire tra il 2013 e il 2016, l’azienda al momento della cessione per 1 euro a iGreco, avrebbe dovuto avere 33,5 milioni di debito! E invece – come abbiamo appena accennato  ne aveva 125… La colpa, la responsabilità poteva essere di Enzo Novelli? E perché allora gli operai andavano a protestare sotto casa sua di notte accendendo lumi e lumini a forma di croce?

Il mangimificio, raddoppiato nelle dimensioni, da studi fatti e presentati, avrebbe dato, come minimo un guadagno, un utile netto almeno di 500.000 euro all’anno. Non è stato mai rimesso in funzione. Come mai? C’era un debito da pagare o da far crescere? La Cantina, al contrario, portava sempre il segno rosso al bilancio. Non sarebbe stato meglio cederla per ripianare i conti? No, non sarebbe stato meglio. Il finale di questo “giochino” poteva e doveva essere solo uno… L’unica speranza è quella di trovare un giudice in grado di spiattellare in faccia a questa gentaglia le loro porcherie. E non è detto che non lo si trovi.