La Calabria e il Festival di Sanremo: Dalida, la diva innamorata di Tenco

Sono nove i cantanti calabresi che hanno partecipato al Festival di Sanremo (69^ edizione dal 5 al 9 febbraio) e ognuno di loro ha legato alla kermesse le sue fortune artistiche. Loredana Bertè, calabrese di Bagnara, torna all’Ariston dopo sette anni dall’ultima volta e nel frattempo non ce n’erano stati più altri. Eravamo rimasti fermi al 2008 quando era in gara Sergio Cammariere da Crotone, già terzo nel 2003 come Lisa Panetta da Siderno, anche lei sul podio nel 1998. Prima di loro le sorelle Mimì e Loredana Bertè avevano scandito a lungo i tempi di Sanremo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta; poi il tragico addio di Mimì.

Negli anni Ottanta, oltre alle Berté, aveva bazzicato frequentemente l’Ariston anche una cantante cosentina, Flavia Fortunato, che aveva raccolto il testimone da Fabio Trioli, anche lui cosentino, catapultato giovanissimo a Sanremo nel 1971, nel periodo degli “urlatori”.

Ma non c’è dubbio che i veri pionieri della Calabria al Festival di Sanrermo siano stati Dalila e Mino Reitano. Come ormai in molti sanno, specie dopo le tante iniziative di ricordo della cantante per i 30 anni della sua tragica scomparsa, Dalida, classe 1933, era calabrese a tutti gli effetti, anche se formalmente era nata a Il Cairo e risiedeva a Parigi. Il suo vero nome è Iolanda Cristina Gigliotti. I suoi genitori, Pietro e Giuseppina, erano di Serrastretta, una cittadina in provincia di Catanzaro, di 3.247 abitanti. I suoi nonni avevano lasciato la loro terra, come milioni di migranti dopo di loro, nel 1893 portando con se la famiglia e una valigia carica di tradizioni, sapori, suoni e melodie dalla Calabria.

Dalida (all’inizio lo pseudonimo era Dalila ma poi fu francesizzato) ha partecipato ad un solo Festival ma si tratta di un’edizione che nessuno potrà mai dimenticare, quella del 1967. Fu il Sanremo funestato dalla morte di Luigi Tenco, che era legato sentimentalmente alla cantante, con la quale condivideva il brano Ciao amore, ciao.

Dalida non è una qualsiasi: allora era già una delle icone della musica internazionale. Un vero e proprio mito, la prima donna che ha vinto il disco di platino per aver venduto oltre 10 milioni di dischi. Ma ha vinto anche settanta dischi d’oro in sette lingue, un altro disco di platino e quello di diamante, creato appositamente per lei.
Il suo primo cavallo di battagiia è Bambino (traduzione della famosissima canzone napoletana Guaglione, portata al successo da Aurelio Fierro), che ha subito grande successo spopolando in Francia: prima in classifica per 39 settimane nel 1957, tant’è che Dalida viene soprannominata mademoiselle Bambino. Con Bambino Dalida vince il suo primo disco d’oro. Nel 1964, segue il Tour de France (vinto da Jacques Anquetil), cantando più di duemila canzoni lungo i 2900 km percorsi. Nel 1965 recita in Ménage all’italiana (con Ugo Tognazzi, Paola Borboni), e incide La danse de Zorba (La danza di Zorba), su una base di sirtaki. Il brano diventa un grosso successo anche in Italia. Partecipa a Scala Reale (Canzonissima), e incontra Luigi Tenco. Tra i due nasce un legame: Tenco fa parte della scuola dei cantautori genovesi, ha popolarità ma non è un big. Dalida e Luigi Tenco cantano insieme e incidono un bel successo che consolida anche il loro sentimento. La canzone si intitola Bang Bang e arriva fino al primo posto nella prima memorabile hit parade radiofonica condotta da Lelio Luttazzi. Ed è a questo punto che decidono di tentare Sanremo con Ciao amore, ciao.
Il resto fa parte degli annali della storia d’Italia, oltre che della musica. Questo è il racconto d’epoca de La Stampa.

27 GENNAIO 1967  – tratto da “La Stampa” –Il cantautore Luigi Tenco si è ucciso con un colpo di rivoltella, stanotte, dopo che la sua canzone «Ciao, amore, ciao» era stata eliminata al Festival di Sanremo. Il suicidio è avvenuto dopo le ore 2 in una camera dell’albergo Savoy. Luigi Tenco ha lasciato una lettera nella quale sarebbe scritto che egli ha sempre creduto nella sua canzone e che gli altri non l’hanno capito. Ha anche lasciato una dichiarazione in carta da bollo del regolare acquisto dell’arma, una Walker PPK calibro 7,65.
Tenco si era presentato ieri sera al pubblico del Casinò ed era stato visto da milioni di italiani. La sua canzone era triste, insisteva su quei due versi: «Sapere se domani si vive o si muore». Dalida l’aveva cantata dopo di lui riscuotendo successo. Ma il voto finale aveva relegato «Ciao, amore, ciao» negli ultimi posti.

Dopo la sconfitta, Tenco non ha voluto seguire gli amici a pranzo; è tornato subito nella sua camera di albergo. Qui ha chiesto il numero di telefono di un amico romano, che però non è riuscito a trovare.
Alle 2,20 la cantante francese Dalida, rientrata dal ristorante, dove aveva cenato con gli amici al termine dello spettacolo, ha bussato alla porta della camera di Tenco per dargli ancora un saluto. La luce era accesa. È entrata e ha trovato il cantautore disteso sul pavimento, già morto.Dalida ha gettato un urlo. È accorso Lucio Dalla che si trovava in una camera vicina. Si è diffuso l’allarme. L’atrio dell’albergo era affollato di cantanti e giornalisti che commentavano i risultati della serata: la notizia si è subito sparsa per tutta Sanremo. Preso dall’emozione, Dalla è crollato su una sedia, singhiozzando: «Tenco si è ucciso!».
Luigi Tenco aveva 28 anni. Era nato a Cassine, in provincia di Alessandria, il 21 marzo 1938. Dopo la maturità scientifica aveva frequentato la Facoltà di ingegneria all’Università di Genova, e qui aveva cominciato a comporre e a cantare canzoni con i gruppi goliardici. Si rese rapidamente noto con alcune canzoni «impegnate» del genere di «protesta» che oggi è tanto in voga. L’anno scorso aveva scritto e interpretato la canzone di apertura e di chiusura delle inchieste televisive del commissario Maigret. Recentemente aveva partecipato, nella squadra di Dalida, alla trasmissione di «Scala Reale»… Sulla tragica fine di Luigi Tenco sono aperte tante, forse troppe scuole di pensiero e tante, anche in questo caso troppe versioni che, con il tempo, si vanno mischiando alla leggenda. E in molte di queste si favoleggiava del rapporto tra Dalida e Luigi, di qualcosa che non è mai venuto fuori e altre cose del genere. Inevitabile che sia accaduto per una tragedia così grande. Dalida, comunque, dopo aver deposto davanti agli inquirenti, ritorna a Parigi, dove canta ancora Ciao amore, ciao. Il 26 febbraio 1967, neanche un mese dopo la morte di Luigi, Dalida tenta di togliersi la vita in un albergo a Parigi, dove aveva soggiornato con lo stesso Tenco prima di Sanremo; viene salvata dall’intervento di una cameriera.
Dalida si riprenderà da quella bruttissima storia, tornerà a cantare e a mietere successi in tutta Europa, anche in Italia all’alba degli anni Settanta ma non tornerà mai più a Sanremo. E morirà suicida, dopo una grave depressione, nel 1987, ad appena 54 anni.

DALIDA E SERRASTRETTA

Serrastretta ricorda Dalida a 30 anni dalla scomparsa

I nonni, i genitori e anche lei, come tutti gli italiani residenti all’estero, hanno mantenuto nel tempo un legame con le proprie radici, non solo affettivo, ma anche culturale e burocratico. Dalida, infatti, anche dopo il trasferimento in Francia, mantiene la cittadinanza italiana e diventa francese, con doppia cittadinanza, solo con il matrimonio con Lucien Morisse nel 1961. Il legame con le sue origini, dunque resta sempre molto forte. E proprio il matrimonio lo rende evidente.

Tutti gli atti ufficiali dell’anagrafe della sua famiglia, nascite, morti, matrimoni sono stati trasmessi al Comune di Serrastretta e il matrimonio di Iolanda, cittadina serrastrettese, con Lucien, non fa differenza.
“Il sindaco dell’epoca, Giuseppe Menotti – racconta l’attuale primo cittadino, Felice Molinaro – riceve una telefonata dalla segretaria di Dalida, che gli chiede di affrettare l’affissione delle pubblicazioni per accelerare le pratiche matrimoniali della cantante”. Per chi si domandasse “Cosa c’entra Dalida con la Calabria?”, dunque, la risposta è chiara: Dalida era calabrese sotto tutti i profili, anche legali.

Indimenticabile la visita a Serrastretta il 5 aprile del 1962, che l’accolse con un trionfo di popolo incredibile, riservandole un’accoglienza entusiastica e straordinaria, come ad un capo di stato, con le finestre addobbate con coperte e tappeti come quando passa la processione della Madonna.
La cantante decide di inserire una tappa catanzarese extra di beneficenza nel suo tour italiano, proprio per recarsi per la prima volta nel paese che aveva dato i natali ai suoi cari. Qui incontra i suoi cugini ed una prozia ancora in vita, suona il tamburello e abbraccia la squadra di calcio che porta il suo nome.

La tanto idolatrata Dalida, la prima donna a vincere il disco di platino e per la quale fu creato il disco di diamante, calca il palcoscenico del Teatro Comunale. Tutti i giornali ne parlano. E al momento della partenza da Sant’Eufemia, le lacrime alla stazione scorrono a fiumi, tanto che a pochi giorni dalla chiusura della tournée, Dalida scrive al sindaco. “Vorrei esprimervi nuovamente tutta la gioia che ho provato nel conoscere il paese della mia famiglia – afferma la cantante – e ringraziarvi per l’accoglienza così calorosa ed entusiastica che mi avete riservato. Mai dimenticherò l’emozione provata nel trovarmi in mezzo a tutti voi e vi prego di trasmettere, tanto ai miei cugini che a tutti gli abitanti di Serrastretta, i ringraziamenti che provengono dal profondo del mio cuore”.

Serrastretta ricorda Dalida a 30 anni dalla scomparsa

Serrastretta rappresenta quindi le radici del cuore, di sangue, di lingua e di cultura di Dalida. A 30 anni dalla sua scomparsa sarà costruito con il contributo della Regione anche un auditorium che porterà il suo nome in quel piccolo centro del Reventino che Dalida voleva tanto sostenere anche economicamente specie favorendo i giovani.

La Regione Calabria ha deciso di rendere omaggio a Dalida con una serata e uno speciale tv. Qualche mese prima una rappresentanza serrastrettese ha partecipato agli eventi commemorativi organizzati dal fan-club internazionale di Dalida, presso il cimitero di Montmartre. Il sindaco di Serrastretta Felice Maria Molinaro, in quell’occasione, ha deposto sulla tomba dell’artista un mazzo di rose bianche, i suoi fiori preferiti.
Dalida è sempre stata orgogliosa delle sue origini calabresi – sottolinea il primo cittadino – non perdendo occasione per ricordarle. Un esempio eclatante è la sua partecipazione, nel 1966, a ‘Johnny Sera’, programma serale di grande successo sulla Rai, condotto da Johnny Dorelli: durante un simpatico sketch tra i due, Dalida, che rivela di chiamarsi ‘Iolanda Gigliotti’, afferma di essere ‘calabrese, di Serrastretta’”.

1 – (continua)