La casa di riposo nell’Abbazia Florense: la longa manus di Nino De Gaetano

Oliverio e De Gaetano
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“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera.

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La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati.

Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche”.

Enrico Berlinguer in una intervista ad Eugenio Scalfari, 28 luglio 1981

Lo scandalo di San Giovanni in Fiore è ritornato a galla grazie all’intervento di alcuni parlamentari del Movimento Cinquestelle, che hanno deciso di scrivere anche al vescovo e al Papa, dopo aver informato tutte le autorità giudiziarie competenti.

A San Giovanni in Fiore è accaduto che l’avvocato Gaetano Pignanelli, il braccio destro del presidente della Regione Mario Oliverio, è stato pescato con le mani nella marmellata per la vicenda di un parere legale falso che ha dato il via libera a una casa di cura all’interno di un monumento storico come l’Abbazia Florense.

Questa vicenda, come tante altre che vi stiamo raccontando attraverso Iacchite’, riflette in pieno il clima di “questione morale” richiamato da Berlinguer addirittura 34 anni fa e che, purtroppo, è tragicamente d’attualità. In Italia, ma soprattutto in Calabria, tutto è rimasto come allora. E per fortuna c’è chi, come il Movimento Cinquestelle, prova lodevolmente ad aggredire la questione morale andando alle sue cause politiche.

Ma torniamo a San Giovanni in Fiore. Quello che ha fatto Pignanelli, in combutta con i suoi clienti e padrini politici, è di una gravità inaudita. E’ come se mettessero una palestra nel Duomo di Milano e una falegnameria nella chiesa di Santa Croce a Firenze. E’ una vicenda incredibile, che è un caso politico in piena regola e coinvolge di diritto anche Mario Oliverio. Semplicemente perché San Giovanni in Fiore è la sua città. E lui non può far finta di non sapere come sta facendo.

Palla Palla e Pignanelli: la coppia più bella del mondo
Palla Palla e Pignanelli: la coppia più bella del mondo

C’era un patto tra l’allora presidente della Provincia Mario Oliverio e il dirigente dell’ufficio legale del Comune di San Giovanni in Fiore Gaetano Pignanelli per far passare, magari con qualche forzatura, il sistema di accreditamento di una casa di cura privata? E proprio in forza di questo patto, Pignanelli è diventato uno dei collaboratori più fedeli di Oliverio dal 2007 ad oggi, passando dall’ufficio legale della Provincia al ruolo di capo di gabinetto della Regione?

Per inquadrare storicamente la vicenda, ricordiamo a chi ci legge (perché Pignanelli e Oliverio lo sanno benissimo) che a quell’epoca (2006) l’assessorato regionale che decideva gli accreditamenti per le cliniche, le case di cura e le Rsa era quello del Lavoro e delle Politiche sociali.

E allora, dopo un rimpasto della Giunta Loiero, andò ad Antonino De Gaetano. Vale a dire, uno degli assessori della prima Giunta Oliverio (prima che esplodesse lo scandalo Rimborsopoli). Uno degli uomini politici più chiacchierati in Calabria per la sua vicinanza ad alcuni clan della ‘ndrangheta: lo sanno anche le pietre…

Dunque, il contesto storico, manco a farlo apposta, calza a pennello per un bell’accordo di potere con tanto di benedizione e “longa manus” di Ninuzzu De Gaetano.

La diretta conseguenza di questo parere falso di Pignanelli si è tradotta in un grandissimo guadagno per quei privati che gestiscono la casa di cura, gli imprenditori Antonio Atteritano e Domenico Ferrarelli, entrambi di San Giovanni in Fiore ed entrambi indicati molto vicini al governatore Oliverio.

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Tanto per essere più chiari, un accreditamento significa ricevere dalla Regione un contributo di 41 euro al giorno, per ogni ospite della casa di cura, sul totale della retta. Insomma, un banco di soldi. Come ben sanno tutti i “marpioni” della politica e tutti i faccendieri a loro collegati, che, non a caso, sono titolari de decine di cliniche private, direttamente o attraverso prestanome.

Un annetto dopo, Pignanelli non era più un anonimo dipendente comunale di un paese di frontiera ma era passato all’ufficio legale della Provincia di Cosenza. Dove si era già insediato il “barone Palla Palla”. Una sorta di “promozione” per quanto aveva fatto con quel parere, determinante per far “svoltare” i signori proprietari della clinica e magari anche qualcun altro?

Tutto lascia pensare a questa ipotesi. Anche perché la situazione di Pignanelli al Comune di San Giovanni in Fiore era diventata parecchio imbarazzante e l’intervento di Oliverio era valso a togliergli, provvidenzialmente, le castagne dal fuoco. “Promoveatur ut amoveatur” è una locuzione in lingua latina. La traduzione letterale è “sia promosso affinché sia rimosso”. Viene usata spesso nel linguaggio burocratico per esprimere la necessità di liberare una posizione chiave dell’organigramma dalla persona che la occupa, promuovendo la stessa persona a un qualunque altro ruolo di rango superiore, essendo questo l’unico mezzo per poterlo “legalmente” allontanare dalla posizione occupata.

Pignanelli, con una faccia tosta insuperabile, continua ad arrampicarsi sugli specchi e, nel frattempo, vengono scoperti altri suoi intrallazzi. Oliverio, prendendo esempio dai suoi amici cinghiali, resta in silenzio.

Ma per fortuna, almeno, parlano eccome i grillini. Nella loro lettera al vescovo e al Papa, i parlamentari M5S hanno riassunto la vicenda della casa di cura privata all’interno dell’edificio religioso, tra i piu’ importanti d’Italia, e le speculazioni che hanno danneggiato l’Abbazia Florense: dal furto di quadri antichi a incomprensibili lungaggini giudiziarie, fino all’immobilismo del comune di San Giovanni in Fiore, che non ha mai agito rispetto all’indebita variazione della categoria catastale di una parte del monumento.

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“L’Abbazia Florense – hanno scritto i 5 Stelle – e’ sede giubilare ma versa in condizioni di abbandono e degrado cagionate da ripetuti abusi, silenzi, lentezza della giustizia e disinteresse diffuso. Eppure, la figura e l’opera di Gioacchino da Fiore sono oggi ancora piu’ attuali, in un tempo di mancanza di riferimenti, di sovversione, violenza, corruzione e perdita della speranza, cui la Chiesa di papa Francesco reagisce guardando all’umanita’ sofferente, alle ragioni dell’ambiente e al rispetto delle regole”.

“Paradossalmente – hanno concluso i parlamentari M5S – a fronte dell’immobilismo delle istituzioni civili si registra l’utilizzo dell’immagine di Gioacchino da Fiore come simbolo nella nuova tessera del settore giovanile del Pd di San Giovanni in Fiore; il che e’, con immediata evidenza, del tutto improprio e finanche pericoloso, in quanto Gioacchino da Fiore non apparteneva a partiti ne’, data l’universalita’ del suo messaggio, puo’ essere identificativo di una fazione politica”.

Della serie: oltre al danno, anche la beffa!