La Cassazione annulla il TDL: per Trematerra il problema si fa serio

Michele Trematerra
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La DDA di Catanzaro continua il suo certosino lavoro nella provincia di Cosenza contro politici corrotti e malandrini e trasmette agli otto indagati nell’inchiesta sugli affari tra malavita e politica in quel di Acri, la chiusura delle indagini nei loro confronti.

Gli indagati nel procedimento che ora passerà al vaglio del Gup distrettuale di Catanzaro, condotto dal PM antimafia Pierpaolo Bruni, sono imputati per estorsione elettorale, concussione e associazione mafiosa e concorso esterno, a vario titolo.

Si tratta dell’ex consigliere comunale di Acri Angelo Gencarelli, Giuseppe Perri, Gianpaolo Ferraro, Rinaldo Gentile, Salvatore Gencarelli, Massimo Greco, Adolfo D’Ambrosio e dell’ex assessore regionale Michele Trematerra.

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Una storia che parla chiaro di commistioni tra politica e malandrini. L’accusa descrive uno scenario inquietante: in cambio di voti, il comune di Acri “rappresentato” dalle persone sopracitate beneficiari degli stessi, elargivano, attraverso la mediazione dell’ex assessore all’agricoltura Trematerra, al clan facente capo alla cosca Lanzino, generosamente e contro ogni regola e legge, appalti e appaltini di ogni genere; per lo più relativi al taglio di alberi su terreni demaniali.

Ed è per questo che il PM Bruni aveva chiesto l’arresto anche di Michele Trematerra, figlio del noto Gino, che con i malandrini intrallazzava. Arresto che era stato rigettato sia dal Gip che dal Tdl.

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Ma la novità, per gli indagati, oltre all’avviso di chiusura indagini, arriva, in particolare, per Michele Trematerra, dalla Cassazione. La suprema corte accoglie il ricorso della procura generale di Catanzaro contro la decisione del Tdl che aveva respinto la richiesta di misura cautelare dei giudici antimafia di Catanzaro della Dda nei confronti di quel marpione di Michele Trematerra.

La Cassazione ha annullato la sentenza del TDL rinviando ad altra sezione per la decisione sulla custodia cautelare in carcere dell’ex assessore regionale calabrese all’agricoltura. Ora, dopo questa decisione, si può tranquillamente dire che per Trematerra il problema si fa serio.

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Perché i giudici che dovranno riprendere in “esame” la richiesta fatta dai PM della DDA per l’arresto di Trematerra, dovranno tenere conto della sentenza emessa dai giudici di Cassazione. Che dicono chiaro e senza possibilità altra di interpretazione che verso l’ex assessore amico dei mafiosi, va applicata una misura cautelare. Le prove ci sono e sono tante. Dicono i giudici. E dunque, la sentenza che dovranno emettere i nuovi giudici, non potrà prescindere dalle “indicazioni” che gli ermellini hanno sentenziato.

Di che natura, saranno i nuovi giudici a valutare: arresti domiciliari, o in carcere, oppure obbligo di firma. Insomma, Trematerra, per la Cassazione va controllato. Non può restare libero. Potrebbe inquinare le prove, o scappare. A questo punto, anche a Trematerra, come per tanti altri politici cosentini, non resta altro da fare che preparare la valigia, sempre quella di un lungo viaggio…