La crisi del Crotone: la sottile differenza tra prendere tanti gol e pararsi il culo (di Vito Barresi)

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di Vito Barresi

E’ ancora presto per sapere quale sarà la sottile differenza tra una squadra di calcio che prende tanti gol e i soliti furbi che alla fine intendono pararsi il proprio culo?

Difficile distinguere. Ma mentre il campionato tira dritto come un pelo al pendio, a Crotone sembrano rimasti fermi all’epoca dei Flintstone, con Fred e Barney Rubble, che aspettano gratuitamente il passaggio epocale dall’età della pietra all’avvento della ruota.

In realtà non ci volevano maghi e indovini per pronosticare il crollo verticale di una non squadra frutto di una non società di calcio, un pezzo di un organigramma più grande come è il Gruppo Vrenna.

Una squadra che è un pezzo, un ingranaggio di un considerevole apparato industriale la cui mission non è lo spettacolo del football, la gioia dei tifosi, bensì il profitto e gli utili provenienti dal core business dei rifiuti e dell’energia sia in sede regionale che nazionale e internazionale. Il calcio per i Vrenna è una parte, forse la più brillante, ma non il tutto.

Incontro amichevole di calcio tra Atletico Madrid e CrotoneDa qui deriva una mancanza di gestionalità impressionante se messa a confronto con le altre concorrenti di sistema, la costruzione di una vera e propria non squadra priva di una minima strategia di resistenza, messa in fila soltanto con l’intento di tirare, si fa per dire, a campare alla giornata, figurativamente, aspettando che gli altri facciano quello che non si può direttamente fare.

Il mal sottile del Crotone sta dunque nell’incertezza e nell’inaffidabilità di una situazione societaria che rischia di travolgere tutti, calciatori e tecnico compreso, se il gruppo Vrenna finirà sotto sequestro per mano della Magistratura. Un’ipotesi che tutti vorrebbero scongiurare, ma che purtroppo si è già verificata. Tutto ciò crea ansia, instabilità, demotivazione diffusa, una sorta di effetto Parma, l’ombra di un possibile crack, un fallimento che aprirebbe di più, non solo la porta di Cordaz, ma un autentico baratro sociale e sportivo.

Vi erano rimedi possibili prima di partire alla garibaldina senza uno stadio e una guida sociale sicura, senza rischio di cadere sotto i colpi dei giudici? Raffaele Vrenna avrebbe potuta fare diversamente?

La risposta è affermativa, anche se poi per svariate ragioni non si sono volute trovare le soluzioni alternative per mettere sia il calcio sia la città in stato di sicurezza e serenità. Troppi gli intrecci, tanti gli interessi che potrebbero portare al collasso della missione in Serie A.

C’è, infine, da evidenziare che le colpe comunque non sono univoche. Ci sono anche responsabilità di contesto, per dirla alla Leonardo Sciascia. E cioè il permanere costante di quell’andazzo istituzionale e politico, quell’atteggiamento di ‘irresponsabilità illimitata’ che stringe come un cerchio chiuso i polsi e le energie di questa Crotone.