La “cupola” Reggio-Cosenza: il summit tra Paolo Romeo e Franco Pino

Franco Pino

RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE

I pentiti storici della ‘ndrangheta lo definiscono «il Lima reggino». Il bandolo di questa storia porta il nome di Paolo Romeo. Sessantanove anni, avvocato anche lui, come il suo referente mafioso Giorgio De Stefano, Romeo è un ex ordinovista di Gallico, che dopo essere stato tra i protagonisti dei moti di Reggio, nel 1979 ha regalato la latitanza a Franco Freda (pesantemente coinvolto per la strage di piazza Fontana), con un passaporto omaggio delle cosche reggine, con cui Romeo ha precoce dimestichezza e mutua convenienza.

L’asse politico-massonico-mafioso tra Reggio Calabria e Cosenza è ormai una realtà consolidata, sotto gli occhi di tutti. Non solo perché gli imprenditori Barbieri e Morabito vincono le gare senza rivali con la complicità e la connivenza della politica.

In ballo c’è molto di più: il controllo del voto, degli affari, delle assunzioni, il riciclaggio del denaro sporco, le tangenti, il rapporto con lo stato deviato che consente ancora il dilagare della corruzione. Il sistema Reggio-Cosenza è quello più solido per un motivo semplicissimo: a Reggio c’è la ‘ndrangheta ma a Cosenza si lava tutto il denaro sporco perché lo stato è deviato e consente di tutto grazie ai legami massonici.

Secondo Filippo Barreca e Giacomo Lauro è Paolo Romeo a muovere le fila della politica a Reggio Calabria, grazie ai contatti organici con le cosche e la massoneria.

Paolo Romeo

Ma l’influenza di Romeo è giunta fino a Cosenza.

All’alba degli anni Novanta, Romeo ha conosciuto Pino Tursi Prato, che già due anni prima è finito in una brutta storia di concussione. Arrestato nell’ambito della “guerra tra bande” del PSI che evidentemente condiziona e non poco la procura di Cosenza, guidata dal procuratore Nicastro. Sono in molti a dire che il vero mandante è Antonio Gentile e uno dei più convinti è Giacomo Mancini, che con Tursi Prato ha quasi sempre avuto un rapporto privilegiato. 

SECONDA PUNTATA: GENTILE E TURSI PRATO

Quella vicenda, come vedremo, costerà parecchio a Tursi Prato. Che, tuttavia, appena esce dal carcere, si rimette in moto per studiare il “piano B”. Lasciare il PSI dove ormai lo guardano come un appestato e abbracciare la causa di Paolo Romeo nel PSDI, che nel 1990 punta forte alle elezioni regionali. Al vertice del partito c’è Antonio Cariglia, un vecchio filibustiere che raccoglie quanto di peggio c’è in tutta Italia.

Il rapporto con il PSI e con i fratelli Gentile è ormai compromesso e logorato. Eppure, Tursi Prato e i Gentile sono stati molto legati.

In una prima fase Tursi Prato si presta addirittura a fare da “prestanome”: è a lui che Pino e Tonino Gentile intestano i terreni sui quali, in seguito, Piero Citrigno costruirà le ville cosentine dei due fratelli.

«Mi chiesero questo favore in quanto lui all’epoca (Pino Gentile, ndr), all’inizio degli anni Ottanta, era sindaco della città. Nell’85 diventai consigliere comunale e i terreni furono intestati a mio cognato. Alla fine fu lui che gli passò le ville», ha dichiarato ai microfoni di “Servizio pubblico” l’ex enfant prodige del socialismo cosentino.

Citrigno

E in un’altra intervista, rilasciata a Calabria Ora, il giornale di Citrigno, che in questo caso lo usava come una clava nei confronti dei Gentile, Tursi Prato dichiarava testualmente: «Senza il mio apporto non sarebbe stata possibile l’elezione, prima a sindaco di Cosenza e poi a consigliere regionale di Pino Gentile. Né tantomeno la nomina a membro del Comitato di gestione dell’allora Cassa di Risparmio, del fratello senatore Antonio Gentile. A riprova della nostra amicizia sono stato fiduciario di alcune operazioni immobiliari per tutti e due, sia Pino che Tonino».

Tursi Prato

Ma perché Gentile e Tursi Prato entrano in rotta di collisione? Ufficialmente per lo “strappo” della presidenza dell’USL ma sostanzialmente perché Pino ha altri progetti per il futuro e smania per scappare via dal regno dei Cinghiali. Troppo riduttivo fare il “prestanome” e per portarlo via dai Gentile, oltre a Paolo Romeo, si impegna anche Giacomo Mancini, che all’interno del PSI ormai da tempo ha rotto con Craxi e non sta certo dalla parte di Pino e Tonino.

Poi, una bella mattina, l’arresto di Tursi Prato e l’inevitabile addio al PSI. Ma, data la caratura dei personaggi, non era possibile che, prima del passaggio al PSDI di Paolo Romeo, non si arrivasse ad un chiarimento con tanto di interventi “pesanti”.

IL SUMMIT ROMEO-PINO NELLO STUDIO CARUSO 

Ed è qui che entra in scena in prima persona Paolo Romeo con una preziosa opera di intermediazione con i clan cosentini. Che si sposa alla perfezione con l’estorsione messa in atto per appropriarsi del servizio di ristorazione ospedaliera, visto che Tursi Prato era ancora saldamente a capo dell’USL della discordia di Cosenza.

Fu Romeo, si legge negli atti del processo “Olimpia”, a organizzare «l’estorsione Sar per ottenere un miliardo e cento milioni di lire dall’imprenditore Montesano che si era aggiudicato in Cosenza una licitazione privata per il servizio di ristorazione ospedaliera». E lo fece «accompagnando Magliari Pietro, mafioso della zona di Altomonte, presso il Montesano a Reggio Calabria per ottenere “l’adempimento” degli impegni assunti».

Franz Caruso

Tra le frequentazioni cosentine di Romeo anche il boss Franco Pino, poi pentito storico della ‘ndrangheta. Nell’ordinanza si parla della partecipazione alla fine degli anni ‘80 «ad una riunione in Cosenza presso l’avvocato Franz Caruso, nel corso del quale, alla presenza del capo cosca cittadino Franco Pino, si compose un contrasto tra i politici Giuseppe Tursi Prato e Antonio Gentile».

L’intervento di Paolo Romeo aveva placato gli animi, “apparato” la situazione e addirittura creato i presupposti (come vedremo) per accogliere la candidatura al Senato del Cinghiale nel 1992. Intanto, Tursi Prato vola nel PSDI e nel 1990 il risultato delle Regionali è strepitoso: il partito del sole nascente totalizza il 5,64% dei voti in una tornata elettorale che vede la DC al 38%, il PSI al 22,3% e il PCI al 19,4%. Un trionfo acclarato dai due seggi conquistati, che vanno proprio a Paolo Romeo e Pino Tursi Prato.

Una gioia che durerà lo spazio di un mattino.

2 – (continua)